ATENE IN CATENE - L’ACCORDO NON SI TROVA, GRECIA ALLA DERIVA: PER LE STRADE CI SONO SEMPRE PIÙ MENDICANTI, FRA CUI ANCHE PROFESSIONISTI CHE VENGONO SOCCORSI DAI PENSIONATI - CHIUDONO I NEGOZI, SEMPRE PIÙ PERSONE RESTANO SENZA LAVORO - SI TENTA LA LOTTA AGLI EVASORI MA I FUNZIONARI DEL FISCO, AFFAMATI ANCHE LORO, SI LASCIANO CORROMPERE - SPOPOLA UN GIALLO IN CUI UN KILLER UCCIDE CHI NON PAGA LE TASSE...

Antonio Ferrari per il "Corriere della Sera"

Quasi non ci fai più caso. È come se le scene di ordinaria disperazione fossero diventate parte integrante del consueto contesto che la mente ha ormai automaticamente registrato. Rischia di mimetizzarsi nell'ovvietà quella saracinesca abbassata, in un quartiere bene, sulla quale è appiccicato da giorni un foglio martoriato dalla pioggia e dal vento con una scritta che è un grido di dolore: «Kleinoume», «Stiamo per chiudere».

Ti accorgi che è cresciuto il numero dei mendicanti infreddoliti, appoggiati al muro della solita via, soltanto perché il numero di monetine destinate all'elemosina quotidiana non basta più. Può farti impressione, probabilmente perché sei un giornalista, il numero ridotto di quotidiani che s'affacciano mestamente sulla vetrina delle edicole, e ti spinge a condividere, almeno col pensiero, le sofferenze di decine di colleghi.

O magari ti colpisce l'anziana pensionata che fa la sua carità portando una ciotola di minestra o una fetta di tiropita all'affamato che incontra ogni giorno. Su un blog c'era una vignetta così beffarda e amara da stringere il cuore: i piccioni intirizziti di piazza Syntagma, la piazza centrale di Atene, offrono ai passanti affamati il cibo che hanno raccolto.

Non è così dappertutto, naturalmente, ma ormai da mesi l'unico prodotto che non conosce crisi è la batteria del transistor per ascoltare dalla voce della vecchia e mai aggressiva radio la notizia di un nuovo doloroso taglio ai bilanci familiari, oppure quella di un soffio di speranza. Ieri doveva essere la giornata decisiva, perché il governo del premier tecnico Lucas Papademos, e i leader dei tre partiti che lo sostengono, avrebbe dovuto firmare le condizioni per il nuovo megaprestito della Bce, della Ue e del Fondo monetario internazionale.

Tutto rinviato di altre 24 ore, perché i politici non se la sentono di obbligare un malato deperito a una nuova drastica terapia dimagrante: taglio del 20-22 per cento dello stipendio minimo ed eliminazione della tredicesima anche nel settore privato. Da 750 euro lordi al mese si scenderebbe a 580. Con l'aggiunta di altre decurtazioni mostruose del numero di dipendenti pubblici.

In realtà, ed è questo il paradosso, molti sono ottimisti, e quindi convinti che alla fine l'accordo-capestro verrà firmato, rinviando la decisione formale di una bancarotta che, nella sostanza, c'è già. In numerose aziende private, soprattutto le più piccole, sono infatti decine di migliaia i dipendenti che già non ricevono lo stipendio da mesi. Tuttavia continuano a lavorare quasi gratuitamente per salvare almeno l'illusoria certezza di non perdere il posto.

Un po' di sollievo poteva venire dalla caccia agli evasori, che sono un'enormità, proprio come in Italia. Ma il problema è che non ci sono le strutture, le forze, e soprattutto la volontà di andarli a scovare. La musica è la solita: gente che dichiara 20.000 euro all'anno, con villa o appartamento da 300 metri quadrati in un quartiere nobile, SUV, barca, abiti firmati, figli che studiano all'estero, vacanze in luoghi esotici.

C'è chi ha denunciato casi incredibili: con qualche responsabile del Fisco che, scovato l'evasore, avrebbe trattato la «chiusura del contenzioso» sulla base di una robusta mancia. Il problema è così grave che lo scrittore Petros Markaris gli ha dedicato un romanzo, «Peraiosi» (Conclusione), nel quale c'è un killer che va ad ammazzare gli evasori. Inutile aggiungere che il giallo, dalla sua uscita, è in testa alle vendite.

Se l'italiano accetta i sacrifici con pazienza e rassegnazione, il greco moltiplica la rassegnazione per l'orgoglio nazionale. Molti dichiarano d'essere pronti a emigrare soprattutto in Australia, dove già vivono centinaia di migliaia di greci. Però il consolato australiano, che si riteneva subissato di domande, ha detto che le richieste sono limitatissime. Chi fa un lavoro qualificato punta sulla Germania, che la stragrande maggioranza dei greci non amano, anzi disprezzano.

C'è chi pensa di trasferirsi nelle isole, dove la crisi morde molto meno. E chi non ha alcuna intenzione di muoversi da Atene: costi quel che costi. I più poveri sanno bene dove si trovano le mense del Comune, ormai frequentate da una folla di bisognosi. E tra di loro, anche molti professionisti che hanno vergogna di mostrare la propria condizione. Il sindaco di un villaggio ha deciso di far consegnare piatti caldi nelle case degli alunni più sfortunati, evitando ai genitori di esporsi. A Salonicco, dieci anni fa, un gruppo di ragazzi generosi aveva creato un blog per aiutare famiglie in difficoltà. Ora le richieste d'aiuto sono quintuplicate. Questa è la Grecia, nell'abisso della crisi.

 

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