cacciari letta conte salvini meloni

"I SINDACI NON CONTANO PIU' NULLA E IL VOTO NON HA UN SIGNIFICATO POLITICO NAZIONALE" - MASSIMO CACCIARI: "NEL 2023 O QUANDO SI VOTERÀ PER LE POLITICHE LA MUSICA CAMBIERÀ. E IL CENTROSINISTRA DOVRÀ TROVARE UN ACCORDO CON CHI, ANCORA OGGI, RACCOGLIE I VOTI DEI GRILLINI - IL CENTRODESTRA HA PERSO PERCHÉ È DIVISO E HA SBAGLIATO I CANDIDATI. MA POI, SE VINCE IL CENTRODESTRA, CHI MANDIAMO A TRATTARE IN EUROPA PER CONTO DELL'ITALIA? SALVINI? MELONI? DOBBIAMO AVERE A RAPPRESENTARCI PERSONALITÀ AMMANIGLIATE CON TUTTI I POTERI DEL MONDO. BASTA VEDERE COME È CAMBIATO IL CLIMA INTORNO AL NOSTRO PAESE DA QUANDO C'È DRAGHI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO…"

cacciari 29

Paolo Griseri per "la Stampa"

 

Professor Cacciari, meno della metà degli elettori al voto nelle grandi città. Sorpreso?

«È un record ma non è sorprendente. Chiediamocelo: perché gli italiani avrebbero dovuto correre in massa a votare per i sindaci? Vuole la verità? I sindaci non contano nulla"

 

virginia raggi 8

Ma come? Proprio lei che negli anni '90 fu il fondatore del partito dei sindaci? Ha cambiato idea?

«Oggi i sindaci non contano nulla perché le decisioni fondamentali si prendono a livello nazionale. Gli italiani hanno in mente il virus, l'inflazione che riparte, le tasse. Tutte questioni che si decidono a Roma. Che cosa vuole che importi scegliere il sindaco? La gente ha altro per la testa. Pensa alle dosi, al green pass, al rischio di perdere il lavoro. E sa che il sindaco non può mettere becco su questi argomenti».

 

Una bella sconfitta per chi ha predicato la centralità del territorio, l'importanza delle autonomie. Non crede?

MATTEO SALVINI E GIORGIA MELONI

«Tutta quella teoria lì è fallita, perduta. I comuni contano come il due di picche. La battaglia culturale per le autonomie è miseramente finita con le riforme costituzionali abborracciate di qualche anno fa. Le città non hanno più la centralità degli anni Novanta fa quando l'elezione diretta dei primi cittadini aveva fatto credere in un progetto di autonomia dei territori e di federalismo. Non c'era solo il sindaco eletto direttamente dai cittadini ma anche il parlamentare eletto nei collegi uninominali. In questi modo si evitavano i candidati paracadutati dal centro, come i cavalli di Caligola nominati senatori. Quella stagione è finita da tempo. Sul clima di quegli anni sono passati i carri armati. Per questo dico che è una battaglia perduta».

 

luca bernardo con matteo salvini 2

Roma, l'apparato statale, ha vinto?

«Ha vinto la centralizzazione. Non solo di Roma ma anche di quelle istituzioni catafalco che sono le Regioni: le definirei esempi di centralizzazione locale».

 

E in queste elezioni amministrative chi ha vinto? Il centrosinistra festeggia. Fa bene?

«Fa bene a festeggiare nelle città in cui ha vinto. Ma sarebbe pura follia immaginare di trarre da questo voto un significato politico nazionale. Sono dati non riproducibili in una consultazione politica nazionale. Prendiamo il caso di Roma. Lì alle politiche Meloni prende da sola quanto tutte le liste di centrodestra che si sono candidate a queste amministrative. Poi, certo, il centrodestra ha preso una bastonatura. E quella resta».

 

Perché il centrodestra ha perso?

Matteo Salvini e Giorgia Meloni

«Perché ha sbagliato i candidati. A Milano l'elettore di centrodestra è moderato. Se devi battere Sala nelle urne devi trovare un altro Sala. Che so, un Albertini. Non quell'inventato lì».

 

Che cosa ha spinto Salvini, Meloni e Tajani a sbagliare le candidature?

«Perché il centrodestra è diviso. La Lega è spaccata tra il partito del Nord e quello sovranista, Fratelli d'Italia non riesce più a drenare voti a Salvini. Il voto leghista del Nord è quello della borghesia imprenditoriale ma anche del ceto medio e operaio. Gente che vuole risposte su fisco, politica economica, previdenza. Non sa che cosa farsene del sovranismo. Non è quello che chiede alla Lega. E quando una coalizione è divisa si spartisce i candidati: questo a te, quello a me, il terzo a quell'altro. Non conta se è gente che ha possibilità di vincere nelle città. Basta che si rispettino le proporzioni tra i partiti».

 

letta conte

Non che il centrosinistra si comporti diversamente. Il manuale Cencelli delle candidature c'è sempre stato nelle coalizioni

«Il centrosinistra ha il vantaggio delle primarie».

 

Lei crede? Spesso le primarie sono un campo di battaglia tra correnti e signori delle tessere. Non un bell'esempio, non trova?

«Avranno anche dei difetti ma le primarie sono comunque un modo per verificare il consenso dei candidati, il loro radicamento. E questo mette il centrosinistrra più al riparo dal rischio di proporre ai cittadini candidature inadeguate».

GRILLO CASALEGGIO CONTE BY OSHO

 

Centrosinistra più compatto?

«Anche il centrosinistra ha le sue divisioni. Una su tutte, quella del rapporto con gli elettori dei 5 Stelle».

 

La performance dei 5 stelle nelle città non sembra renderli indispensabili

«Questo è l'errore, sovrapporre il voto amministrativo a quello politico. Nel 2023 o quando si voterà per le politiche la musica cambierà. E il centrosinistra dovrà comunque trovare un accordo con chi, ancora oggi, raccoglie i voti dei grillini. Poi anche quel movimento è diviso: Conte da una parte, Grillo e Casaleggio dall'altra. Al momento non mi sembra per niente facile ipotizzare un'intesa».

 

matteo lepore gaetano manfredi

A Napoli e Bologna l'alleanza ha funzionato. Come mai?

«A Napoli ha funzionato perché è stato proposto un candidato eccellente in grado di unire. Ma non è sempre così. A Roma pensare di convincere uno che al primo turno ha votato la Raggi a sostenere Gualtieri è praticamente impossibile: piuttosto il giorno del ballottaggio va al mare o vota direttamente Michetti. In quella città Pd e 5 Stelle se ne sono dette di tutti i colori per cinque anni. Come a Torino. Non è immaginabile pensare che da un momento all'altro i combattenti cambino idea».

 

Lei a Roma per chi avrebbe votato?

«Avrei votato Gualtieri. Ma devo subito aggiungere che a Roma il Pd ha sbagliato candidato: se avesse scelto Calenda, che ha avuto un risultato molto significativo, sarebbe andato ampiamente in testa già al primo turno».

gualtieri michetti

 

Partiti e coalizioni divise, candidati sbagliati. Che cosa succede alla politica italiana? Mancano figure di spicco in grado di tenere unite le alleanze?

«Mancano in generale. Ma mancano soprattutto al centrodestra. Perché il centrosinistra ha personalità in grado di fare da collante. E in ogni caso di presentarsi all'esterno a rappresentare tutti. Ma il centrodestra? Immaginiamo che vinca le elezioni politiche. Chi è in grado di rappresentare tutta quella coalizione? Fino a qualche tempo fa c'era Berlusconi. Era un federatore e aveva anche un riconoscimento internazionale. Ma se vince il centrodestra chi mandiamo a trattare in Europa per conto dell'Italia? Salvini? Meloni?».

CARLO CALENDA AL SEGGIO

 

È importante?

«È decisivo. Basta vedere come è cambiato il clima intorno al nostro Paese da quando c'è Draghi alla presidenza del Consiglio. Dobbiamo metterci in testa che non siamo isolati. Siamo una provincia di imperi infinitamente più grandi di noi. Dobbiamo avere a rappresentarci personalità ammanigliate con tutti i poteri del mondo. Il federatore del centrodestra deve saper tenere insieme quella coalizione (e oggi non è facile) e al tempo stesso saper trattare a livello internazionale. Auguri».

 

MARIO DRAGHI IN CONFERENZA STAMPA

Siamo una piccola provincia. Siamo una democrazia a responsabilità limitata?

«In un certo senso si».

 

Forse è un bene..

«Forse. Basta che ne discutiamo e ce lo diciamo chiaramente. E decidiamo tutti insieme che cosa intendiamo per democrazia. Ma questa discussione oggi non si fa».

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