IN CULO A MONTI! – ORA CHE I SONDAGGI LO SPEDISCONO ALL’INFERNO, IL SUPPONENTE PROF DI COLPO PROVA A RISALIRE SFIDANDO IN TV BERSANI E IL CAVALIERE - CULATELLO E IL BANANA SE NE FREGANO DI FAR UN PIACERE AL BOCCONIANO A BOCCONI CHE TEME DI NON SUPERARE LA SOGLIA AL SENATO (8%) – LA FINIANA PERINA PERISCE: “INVECE DI SCEGLIERE IL MODELLO OBAMA, BERLUSCONI E BERSANI SCELGONO QUELLO LUKASHENKO” (E’ LA POLITICA, BABY)…

Amedeo La Mattina per "la Stampa"

Grillo non va in tv, dando forfait a Sky Tg24, perché così lo si nota di più, mentre Monti sfida Bersani e Berlusconi a un confronto a tre davanti alle telecamere. Una sfida dettata dalla necessità di combattere insieme «l'anti-politica così diffusa, così furiosa». «Vogliamo alimentarla ancora?», è stata la domanda retorica del premier uscente, senza però ricevere una risposta.

Ed è proprio il nemico comune, l'anti-politico Grillo in sostanza, a suggerire al leader del Pd di tenersi alla larga dal confronto. Il comico genovese avrebbe gioco facile nel sottolineare e denunciare nelle sue piazze, gremite fino all'inverosimile, l'ammucchiata, l'union sacrée. Questo a sei giorni dal voto e per fare cosa, dare una mano a Monti in debito di ossigeno?

I sondaggi sono secretati ma continuano a girare numeri che segnalano una continua polarizzazione che favorisce i maggiori partiti (vecchi e nuovi), stritolando chi sta in mezzo. Ecco perché Bersani non ha alcuna intenzione di dare una chance televisiva a Monti. Berlusconi invece teoricamente sarebbe disponibile, non teme nessun, ma ha visto che l'appello del suo successore è caduto nel vuoto, che da parte dei Democratici il silenzio è pneumatico, per il momento. E allora, anche lui sta zitto, ufficialmente. In via riservata distilla veleno sul «professorino che non capisce un tubo di economia».

«Capisco il suo appello - spiega Paolo Bonaiuti - che nasce dalla grandi difficoltà della lista Scelta Civica. Monti è chiaramente alla ricerca disperata di voti e di visibilità». Il Cavaliere ha sempre detto che avrebbe accettato il duello televisivo solo con Bersani. Niente leader di piccoli partiti, niente fronzoli. Il Partito democratico è l'avversario principale da battere, tutti gli altri sono terzi incomodi. Da qui il suo continuo appello al voto utile.

Ma non aveva messo in conto Grillo, per certi versi lo aveva sottovalutato. Ora Berlusconi è alla rincorsa del Movimento 5 Stelle che pesca a piene mani in quel grande bacino elettorale che è sempre stato il centrodestra. Ogni giorno che passa di questo rush finale, secondo il leader del Pdl, l'attenzione per Monti è destinata a scemare e ieri a Torino si è addirittura permesso di ipotizzare il flop elettorale del Professore, di Casini e Fini: se questo succederà «prometto che mi ubriaco». Allora perché dare al «professorino» questa possibilità televisiva?

Bersani, per gli stessi motivi uguali e contrari, rifiuta lo scontro tv a tre. La motivazione è sempre la stessa: o tutti o nessuno. Perché dovrebbero essere esclusi Ingroia e Giannino? Ma che razza democrazia è questa, dicono a Largo del Nazareno, se sono solo i leader dei grandi partiti a duellare davanti alle telecamere?

Ma in questo caso la vera ragione del rifiuto è un'altra. Il premier uscente, spiegano gli uomini di Bersani che seguono la comunicazione, ha bisogno di rompere la polarizzazione in atto tra le principali forze politiche, Grillo e M5S compresi. E più si avvicina il momento del voto e più questa fenomeno si accentua. È logico quindi che il leader di Scelta Civica ha bisogno di fare notizia, di emergere per dimostrare di non avere paura, di avere anzi ancora molte cartucce da sparare, nel timore di non superare la soglia di sbarramento per il Senato.

Insomma, l'affanno di Monti non trova sponde e la sua sfida cade nel vuoto, tranne tra i suoi alleati come Flavia Perina che accusa Bersani e Berlusconi di sottrarsi al confronto televisivo («invece di scegliere il modello Obama scelgono quello Lukashenko»). Chi si lamenta è Oscar Giannino che non viene mai messo nel conto delle sfide mediatiche perché, sostiene lui, «i vecchi partiti, i "partitosauri" e l'innesto Montezemolo-Fini-Casini hanno paura e si sono messi d'accordo per evitarci».

 

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