CALCI DI RI-GORI - IL BANANA AVEVA UN NEMICO IN CASA (GIGIONE GORI) E NESSUNO SE N’È ACCORTO! - “IL PD L’HO SEMPRE VOTATO E NON HO MAI VOTATO A DESTRA - HO DIRETTO LE RETI DI B. MA MI OPPOSI ALLA SUA DISCESA IN CAMPO - CON ME HANNO TROVATO SPAZIO SANTORO, DANDINI, RICCI E LA GIALAPPA'S. INVENTATO ‘’LE IENE’’ E MENTANA FACEVA UN TG ABBASTANZA LIBERO” - ABBASTANZA? “POSSO IMMAGINARE CHE ABBIA DOVUTO TALORA DIFENDERE LA SUA LIBERTÀ” (AH ECCO)...

Aldo Cazzullo per il "Corriere della Sera"

Giorgio Gori, perché in politica?
«Perché ogni tanto è sano fare punto e a capo. Nel 2001 ho lasciato la guida di Canale 5 per fondare Magnolia. Oggi lascio Magnolia per cercare di fare qualcosa di utile per il mio Paese. La decisione è di qualche mese fa, quando avvertii Pellicioli che preparavo l'addio».

Già pensava a Renzi?
«Non lo conoscevo e non ci pensavo. Me ne aveva parlato Luca Sofri, ma conservavo qualche diffidenza. Poi l'ho incontrato e mi è piaciuto. Mi ha chiesto di dargli una mano, e l'ho fatto. Sul mio ruolo alla Leopolda si è comunque molto esagerato».

L'ha organizzata lei, no?
«Il Big Bang è stato il frutto del lavoro di decine di persone. Fausto Brizzi, il regista, ha curato gli aspetti di messa in scena. Io sono stato uno dei tanti portatori d'acqua. E di idee».

In Renzi rivede qualcosa del Berlusconi imprenditore, con cui lei ha lavorato a lungo?
«Vedo più le differenze. Berlusconi è rimasto sino alla fine un uomo d'impresa, non particolarmente predisposto per i meccanismi della democrazia, abituato a comandare. Renzi non è così. Non è un populista. Mi ricorda semmai Mentana: stessa rapidità, stesso istinto, stessa capacità di sintesi».

Dicono di Renzi che sia furbo, veloce.
«Furbo, anche. Veloce, di certo. Svelto nell'imparare, nell'apprendere. È un uomo aperto, molto generoso con le persone con cui lavora».

Avrà qualche difetto.
«Ha 36 anni. L'esperienza aggiungerà profondità alle qualità di oggi».

A lei, Gori, viene rimproverata da sinistra la sua storia, a cominciare dai dodici anni passati al vertice delle reti di Berlusconi.
«La mia storia la rivendico per intero. Anche se ora non abbiamo più rapporti, non posso che essere grato a Berlusconi per la fiducia che mi diede, quando a 29 anni mi affidò i palinsesti di tre reti. Il Berlusconi imprenditore tv è stato un elemento di modernizzazione per il Paese. Linguaggio, energia, rottura del monopolio».

E discesa in campo. Lei c'era, nel '94. Non diede segni di dissenso.
«È vero il contrario, come sanno tutti quelli che c'erano. Alla discesa in campo ero contrario, e concretamente mi opposi, con altri, alla militarizzazione di Canale 5. Negli anni successivi, quando il Cavaliere era all'opposizione, hanno trovato spazio personaggi come Santoro e la Dandini, Ricci e la Gialappa's. Abbiamo inventato un programma come Le Iene, mentre Mentana faceva un tg abbastanza libero».

Solo abbastanza?
«Posso immaginare che abbia dovuto talora difendere la sua libertà. Poi nel 2001, prima che Berlusconi tornasse al potere, mentre Piersilvio prendeva in mano l'azienda, ho salutato e me ne sono andato».

A fare «L'Isola dei famosi».
«A fare cento trasmissioni. Tra cui Exit, Markette, X Factor, L'Eredità, Camera Cafè, Piazzapulita. Vogliono parlare solo dei reality? Facciano pure».

È vero che Vittorio Feltri la licenziò in quanto «fighetto di sinistra»?
«Ero idealista, forse ingenuo. Vivevo il giornalismo come proseguimento dell'impegno politico al liceo. Un giorno, quando ancora lavoravo in radio, a Bergamo, Feltri mi disse di piantarla con gli editoriali sulle guerre asiatiche e di occuparmi semmai dell'elenco delle farmacie aperte. Aveva ragione lui».

Era di sinistra?
«Quanto lo era il partito repubblicano, visto che facevamo le riunioni del nostro gruppo studentesco nella loro sede. Comunque sì, non ho mai votato a destra».

Impegnarsi al fianco di Renzi significa, almeno per il momento, impegnarsi nel Pd. È pronto?
«Certo. Non ho tessere in tasca, ma ho guardato con interesse al Lingotto di Veltroni, e l'ho sempre votato. Purtroppo il Pd di oggi fatica ad aprirsi al contributo della società civile. Spero ci saranno le condizioni per avviare questo confronto».

Altrimenti uscirete dal partito?
«Renzi non ha mai evocato questa possibilità, neppure in privato».

Si candiderà alle primarie, allora?
«Io sono convinto che debba farlo, ma la cosa più importante è che si facciano le primarie».

Renzi è amato, ma anche molto criticato.
«Lo bollano di neoliberismo, di reaganismo. Gli dicono che è di destra. Sono critiche sbagliate e settarie. Le idee che della Leopolda sono incentrate su una maggiore equità sociale: attenzione ai deboli, contrasto delle rendite e opportunità per i meritevoli. Sono valori e obiettivi di sinistra».

Montezemolo come lo trova?
«Leggo quel che scrivono su Italiafutura Nicola Rossi, Andrea Romano, Irene Tinagli, e sono d'accordo su molte cose. Montezemolo è molto popolare per il suo passato. Sono interessato a vedere se avrà il coraggio di un passo avanti, anche a costo di mettere a rischio una fetta consistente di questo consenso, nell'interesse del Paese».

 

MATTEO RENZI E GIORGIO GORIGiorgio Gori SANTORO-DANDINIMENTANA Silvio Berlusconi Gialappas BandLUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

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