1. IL CAMPIONATO SI GIOCA STASERA. NOVANTA MINUTI. UNO STADIO. MILAN-ROMA. UTILE A PESARE LE VIRTÙ TAUMATURGICHE DI BERLUSCONI PLANATO A MILANELLO E ACCOLTO DA GALLIANI ALLA VIGILIA PER PARLARE CON ALLEGRI E BALOTELLI E VALUTARE COME SEMPRE LA PROPRIA DISTANZA DA DIO. ASPETTANO UN MIRACOLO, ANCHE A ROMA. TORNA TOTTI 2. DOPO L’AMORO FLOP IN CHAMPIONS, LA JUVE SI TOGLIE UN SASSUOLINO DALLO SCARPINO E RIPRENDE IL LARGO CON SEI PUNTI DI VANTAGGIO (COMODA TRIPLETTA DI TEVEZ) 3. IN ATTESA DI CAPIRE COSA ACCADRÀ DOMANI, L’INTER DI THOIR DI OGGI PERDE. A NAPOLI, NELLA GARA PIÙ EVOCATA DELLA SETTIMANA, TRA GLI OLÈ PER LA RIVINCITA DI DON RAFÈ 4. AL QUARTO POSTO C’È UNA BELLA FIORENTINA E IL SUPER BORJA VALERO. PEKTOVIC È SALVO

DAGOREPORT

Il campionato si gioca stasera. Novanta minuti. Uno stadio. Una partita. Milan-Roma. Utile a pesare le virtù taumaturgiche di Berlusconi planato a Milanello e accolto da Galliani alla vigilia per parlare con Allegri, Abbiati e Balotelli e valutare come sempre la propria distanza da dio. Aspettano un miracolo, l'ennesimo, anche a Roma. Torna Totti, ma la Juve riprende il largo con sei punti di vantaggio (comodo 4-0 al Sassuolo nel dopo Instanbul, tripletta di Tevez, la prima della sua avventura italiana) e nessun aiuto arriva dall'ex zemaniano di Trigoria, Eusebio Di Francesco. Il suo Sassuolo si scioglie dopo una mezza papera del portiere Pegolo (che ‘'Tuttosport'', in mattinata, nella sua rubrica zodiacale annunciava come migliore in campo) e cede all'Apache e alla voglia di rivalsa del gruppo Conte, confermato nel dopo gara da Marotta dopo un'imbarazzante settimana a discettare di campi impraticabili e lingua inglese ancora troppo poco praticata dal tecnico juventino.

Diplomazie e duelli napoletani

Diplomatico Beppe Marotta e diplomatico anche Erick Thohir con l'Adn Kronos: «Con Moratti non c'è nessun dissidio e rimane piena armonia». Sarà, ma il progetto di rinascita sognato dal tifoso si scontra con la spending review, con le tensioni tra vecchi e nuovi dirigenti in società e con la pretesa di un modello olandese (l'ideale di Thohir è l'Aiax di De Boer) con il quale, è bene saperlo, non si vince mai senza lunghe e pazienti programmazioni.

In attesa di capire cosa accadrà domani, l'Inter di Mazzarri di oggi perde. A Napoli, nella gara più evocata della settimana, di fronte al rivale Benitez (baci e abbracci un po' forzati a uso e consumo dei fotografi tra i tecnici) l'allenatore livornese incassa uno striscione di assoluzione dalla sua vecchia curva, qualche applauso, molti fischi, quattro gol e zero punti.

Subito Higuain per l'1-0 del Napoli con una perla. Poi Cambiasso pareggia e ancora uno splendido Mertens e un tap-in di Dzemaili (male Handanovic che però poi para un rigore a Pandev) restituiscono il doppio vantaggio agli azzurri e un 3-1 che per Palacio &Co. sembra un epitaffio. Sembra perché Nagatomo trova un po' casualmente il gol del 2-3 e il secondo tempo offre ancora bel calcio almeno per 25 minuti.

Poi l'Inter molla dopo l'espulsione di Alvarez e il Napoli con qualche iniziale tremore di troppo, un ottimo Insigne, un altro gol di Callejon (forse in fuorigioco millimetrico) e un rigore fallito nel recupero arriva fino in fondo per il conclusivo 4-2 tra gli olè per la rivincita di Don Rafè, lo spagnolo che a Milano non venne capito.

Certo i punti di distacco del giocattolo di De Laurentiis da una Juve mostruosa, capace di farne cinque in più dell'anno scorso, restano. Però vincere è la medicina migliore, l'eliminazione dalla Champions è stata mitigata dai 12 punti conquistati in un girone difficilissimo e il vantaggio sul quarto posto occupato dalla Viola rimane di cinque rassicuranti lunghezze.

L'Inter invece è al quinto posto a 16 punti dalla Juve. Ha il migliore attacco del torneo e a tratti, vedi Guarin, non gioca affatto male, ma prende troppi gol e per le ambizioni complessive, la miscela "carnevale" serve a poco e sembra insufficiente. Il Verona (0-0 nell'anticipo di ieri sul campo del Catania, ultimo) è a soli due punti di distanza e come si sa, ha speso molto meno e non corre per gli stessi obbiettivi.

Applausi al Torino, Pektovic è salvo

Al quarto posto come detto c'è invece una bella Fiorentina e il solito super Borja Valero: «È intelligentissimo, diventerà un grande allenatore» dice di lui nel dopo gara Montella. La conferma arriva nel derby appeninico, sparring partner un poverissimo Bologna. Il redivivo Ilicic, lo spagnolo e Pepito Rossi dopo due mesi di digiuno (pallonetto fantastico) firmano un 3-0 che avrebbe potuto comodamente assumere proporzioni tennistiche.

Salva la panca Pektovic e va con Lotito, come se niente fosse, alla festa di fine anno della società (in campo ci pensa Klose, due gol al Livorno per difendere il condottiero non solo a parole), pareggiano nella noia Parma e Cagliari per 0-0 e 1-1 fanno Genoa e Atalanta al Ferraris (bergamaschi riemersi da certa e immeritata sconfitta grazie a una scivolata di De Luca al minuto 95).

Dietro vince ancora San Mihailovic (l'1-0 della Samp con il Chievo a Verona è sofferto e porta il nome di Eder) e la copertina di retroguardia spetta di diritto al Torino di Ventura. Netto 2-0 a Udine (Farnerud e Immobile), settimo posto blindato e piccola grande medaglia per il più anziano stratega della serie A e per il furbissimo Urbano Cairo, il mago del prestito.

L'unico presidente che riesce a non spendere mai o quasi sul mercato (l'intuizione di riscattare Cerci a meno di 5 milioni però è illuminata) e da oggi, sarà legittimato a farlo tra gli applausi e con più qualche buona ragione. Contano le motivazioni. Conta sempre il manico.

 

 

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