bergoglio sinodo vescovi papa francesco

BERGOGLIO SALVATO DA MARX! - LA COMUNIONE AI DIVORZIATI È PASSATA GRAZIE AL FRONTE TEDESCO. MA UN VESCOVO SU TRE RESTA CONTRO IL PAPA - LA LINEA DEL VESCOVO MARX VINCE SUI FEDELI DI RATZINGER. MA LA STRADA DI FRANCESCO SARÀ ANCORA MOLTO ACCIDENTATA

Marco Ansaldo per “la Repubblica

 

SINODO DEI VESCOVISINODO DEI VESCOVI

Al Sinodo passa il compromesso tedesco. Il circolo “Germanicus” è stato l’unico, all’inizio dell’ultima settimana di Sinodo, a trovare l’unanimità fra le diverse componenti, quella dei falchi e quella delle colombe, e a pilotare l’aula verso il quorum richiesto. Ma il successo non genera una Chiesa pacificata sotto Francesco. Un terzo dei vescovi del mondo gli rema contro, come la conta dei voti dimostra. E questo è dunque solo un armistizio fra le due anime diverse.

 

«La strada è ancora molto lunga», dice il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, grande tessitore dell’intesa, uno degli artefici della vittoria germanica al Sinodo. Per essere soddisfatto, il capo dei vescovi tedeschi, uomo a capo della riforma economica in Vaticano, è molto soddisfatto. «Ma questo è solo il primo passo», avverte, frenando opportunamente.

 

SINODO DEI VESCOVISINODO DEI VESCOVI

E infatti, leggere il risultato uscito dalle tre settimane di Sinodo come la garanzia che la Chiesa di Jorge Mario Bergoglio rimanga senza scossoni fino alla fine del Pontificato, sarebbe una pia illusione. Francesco guarda alle lunghe discussioni sul tema della famiglia, e al buon risultato uscito dal voto assembleare, e ne esce sicuramente rafforzato. Anche rassicurato. Ma le bombe mediatiche scoppiate in maniera apparentemente scientifica per ogni settimana di lavoro, lo avvertono che il percorso, “la strada” come direbbe Marx, potrebbe essere irta di trappole.

 

Il coming out omosessuale del monsignore polacco Charamsa, la lettera di dissenso dei 13 porporati conservatori, e il falso sul tumore al cervello di Papa Francesco non sollevano Bergoglio da un futuro privo di colpi. L’ultimo caso, eclatante per la sua evidente costruzione (un male alla testa del Papa, con l’intenzione di mostrare che le facoltà mentali del Pontefice non funzionano), è comunque servito in ultimo a mostrare che i tentativi maldestri di chi all’interno e all’esterno della Chiesa gli è contro, non potevano avere successo in questa tornata.

Christoph SchoenbornChristoph Schoenborn

 

Ad avere buon gioco sono stati così i pontieri. Primo fra tutti Marx, il vero kingmaker del compromesso al Sinodo. Tessitore paziente e sorridente, roccia solida per i ve- scovi tedeschi, il corposo porporato di Monaco è riuscito nell’intento di far accorciare le distanze fra le due parti ottenendo quel voto in piu che tranquillizza Francesco. A cominciare dal proprio circolo minore, quello “Gemanicus”, dove stazionavano i grossi calibri delle potenti, solide e danarose Chiese tedesca, austriaca e svizzera.

 

Marx si è trascinato dietro lo svizzero Kurt Koch, essendo già d’accordo con l’austriaco Christoph Schonborn. Ha trovato un pertugio nelle posizioni progressiste del connazionale Walter Kasper, con la scelta di dare la comunione “caso per caso”, e la confessione ascoltata dal sacerdote dopo il cammino penitenziale (“il foro interno”) del singolo divorziato risposato. Cioè usando il cosiddetto “discernimento”, parola chiave di questo Sinodo.

 

cardinal walter kasper cardinal walter kasper

Lì ha aspettato il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’arcigno Gerhard Ludwig Mueller, curatore dell’opera omnia di Joseph Ratzinger e capofila dei conservatori. Mueller, dando sei giorni fa una significativa intervista al settimanale tedesco Focus , si è infine mostrato disponibile a un’inedita apertura: «Sui divorziati risposati bisogna discernere i casi con responsabilita».

 

 Ecco la parola: discernimento. Nell’aula del Sinodo la trattativa, fra qualche inciampo, ha subito dopo proceduto verso la ricerca del quorum, e già nei giorni scorsi, in un briefing informale con alcuni media nella residenza dei vescovi tedeschi a Roma sopra le Mura Vaticane, Marx diceva che «il gruppo germanico aveva raggiunto l’unanimità ». Era il colpo di gong per gli altri gruppi. Il modello da seguire. Perché nel momento in cui Mueller, il leader dei falchi, accettava la mano tesa, i conservatori non potevano che seguire. Non tutti. Un terzo dei vescovi nell’urna si è comunque opposto.

CARDINALE REINHARD MARX CARDINALE REINHARD MARX

 

La strategia di Marx persegue più obiettivi. La Chiesa tedesca, in calo di numeri, teme l’emorragia non solo di fedeli, ma di soldi, visto che i credenti assolvono il loro impegno di fede anche immettendo cospicue percentuali nella personale dichiarazione dei redditi. Dirlo esplicitamente, però, sarebbe poco elegante. In modo abile Marx ha lasciato andare avanti come figura di spicco l’austriaco Schoenborn, porporato di sangue blu, già ben sperimentato sulle questioni diplomatiche, che ieri mattina si presentava nella Sala stampa vaticana con il sorriso dei vincitori.

 

Un’ipoteca sul futuro Conclave? Schonborn è giovane, mediatico, capace, progressista: un candidato perfetto. E il gruppo germanico, pur non pensando di tornare a mettere sul soglio di Pietro un tedesco, potrebbe però contare su un elemento di grandissima affidabilità, della stessa famiglia linguistica, in grado di raccogliere consensi pure fra polacchi e cechi, oggi conservatori fra i più critici con il Papa. Il lungo e complesso Sinodo dei vescovi in Vaticano ha incassato come prospettiva anche questo risultato

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…