CANCELLIERI E LIGRESTO’S, UNA STORIA DI FAMIGLIE E DI FAMIGLI - QUANDO “NUCCIO” PELUSO, MARITO DELLA CANCELLIERI DIVENTÒ AMICO DI ANTONINO LIGRESTI

Giovanni Pons per "La Repubblica"

Galeotta fu una farmacia. Il rapporto di amicizia tra la famiglia Peluso-Cancellieri e i Ligresti nacque nella zona sud di Milano, quartiere Vigentino. Lì si trasferì, ai primi anni 70, Sebastiano "Nuccio" Peluso, siciliano di Palazzolo Acreide.

Per aprire una farmacia. E poco dopo apprese che al piano superiore si trovava lo studio medico di un suo conterraneo, un certo Antonino Ligresti. Non ci volle molto e cominciarono le frequentazioni, le partite a tennis, le cene. Anche se le carriere professionali hanno seguito strade diverse. Antonino, medico cardiologo, in pochi anni riuscì a costruire uno dei poli più importanti della sanità privata in Lombardia, che comprende l' Istituto Galeazzi, i policlinici San Pietro (Bg) e San Marco (Zingonia) e le case di cura Città di Milano e Madonnina.

Un piccolo impero parallelo a quello ben più grande che il fratello Salvatore, giunto a Milano alla fine degli anni'50, fa crescere intorno all'attività immobiliare e all'edilizia a cui poi si aggiungono le assicurazioni. Nuccio Peluso, invece, ha seguito la moglie Anna Maria Cancellieri, oggi ministro della Giustizia, tutta la vita. «Sono orgoglioso di lei e dei suoi successi. Se li merita tutti, perché è splendida», disse quando nel 2010 lei viene nominata commissario prefettizio a Bologna dopo essere stata prefetto a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova.

Schivo e riservato, Nuccio Peluso pesa le parole perché non vuole correre il rischio di «interferire con il suo lavoro», ma si lascia andare quando parla di lei. «Io ho fatto il farmacista tutta la vita. Avevo una farmacia in Sicilia, e poi ne ho aperto una a Milano. Da qualche anno sono in pensione e vivo la vita che mi è sempre piaciuta. All'aria aperta, in campagna, stando a contatto con la natura e facendo sport, soprattutto».

E' facile capire che l'incontro degli anni '70 tra i Peluso e Antonino è di quelli che pesano, anche perché nel corso del tempo porta con sè l'avvicinamento a Don Salvatore, notoriamente più spregiudicato e con modi di fare da famiglia d'altri tempi. Il grande costruttore della Milano da bere ama invitare amici, politici e personaggi delle istituzioni nelle sue tenute durante i week end.

La Cascina alle porte di Milano, la tenuta Cesarina appena fuori Roma, il villaggio Tanka Village in Sardegna. I Peluso frequentano le cene, Anna Maria Cancellieri diventa amica di Lella Fragni, compagna di Salvatore, anche se la frequentazione non arriva alle vacanze insieme.

Assistono con distacco quando Salvatore, entrato nelle grazie di Cuccia, viene arrestato con l'accusa di corruzione nei difficili anni di Tangentopoli. La sua potenza si misura quando riesce a farsi mandare in ospedale per motivi di salute, finendo proprio alla Madonnina del fratello Antonino. L'impero del costruttore fu salvato da Mediobanca tanto che una decina d'anni più tardi alla Sai venne offerta la possibilità di prendere la Fondiaria, sfilata alla scalata degli Agnelli.

Intanto la sciagura del Galeazzi, con la morte di undici persone nella camera iperbarica, segnano la vita e la carriera di Antonino, che nel 2003 decide di cedere le sue cliniche. E segnano anche il raffreddamento dei rapporti con il fratello Salvatore, anche se le motivazioni dei dissidi non sono chiare. Nel prendersi la Fondiaria, che è molto più grande della sua Sai, Salvatore agisce con le armi che conosce bene, in primo luogo quelle della vicinanza alla politica.

Negli anni '80 la sua sponda era Craxi, nei primi anni Duemila è Berlusconi l'uomo a cui si affida per nominare al vertice dell'Isvap Giancarlo Giannini al posto di Gianni Manghetti che non vuole dare il via libera alla fusione tra le due compagnie. Un intervento a gamba tesa di Gianni Letta permette di scalzare il candidato prescelto fino a quel momento, Lorenzo Pallesi, ex presidente dell'Ina.

Un altro tassello si incastra con l'arrivo alla Consob di Lamberto Cardia, altro caposaldo del potere ligrestiano di quegli anni, con il figlio Marco che presta pregiate consulenze alle società del gruppo. Ma anche Pier Giorgio Peluso, classe 1968, il figlio del farmacista Nuccio, in quegli anni si fa le ossa nelle stanze di Mediobanca, poi passerà in Capitalia e quindi in Unicredit.

E' bravo e ci sa fare ma dovunque vada si imbatte nelle società dei Ligresti: Fondiaria, la holding Premafin e le immobiliari Sinergia e Imco, tutte piene di debiti e di problemi da risolvere. Quando nel maggio 2011 si decide il suo passaggio in Fonsai, Salvatore è contentissimo, pensa di essersi messo in casa uno di famiglia. Ma dopo qualche mese capisce che non è così e il suo giudizio sul figlio del ministro diventa improvvisamente tagliente.

 

cancellieri saccomanni letta NAPOLITANO E CANCELLIERI ligresti salvatoreANTONINO LIGRESTIfoto famiglia pelusotanka village a villasimiustanka village a villasimiusLamberto Cardia

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…