CARI ESTINTI MAI ESTINTI - IL FUNERALE DEI DS COSTA CARO: IL PARTITO MORTO E SEPOLTO CONTA ANCORA 156 MLN € DI DEBITI CON LE BANCHE (UNICREDIT, INTESA, BPM) - L’IMMENSO PATRIMONIO (2399 IMMOBILI) NON È PIGNORABILE PERCHÉ INTESTATO A DELLE FONDAZIONI (CHE NON PAGANO NEMMENO L’AFFITTO) - I BUCHI LI COPRE LO STATO: FINO AD OGGI LE BANCHE SI SONO INTASCATE I RIMBORSI ELETTORALI PER RIENTRARE DEL CREDITO…

Vittorio Malagutti per il "Fatto quotidiano"

Per l'Italia s'aggira uno zombie con 150 milioni di debiti. Lo zombie si chiama Ds, la sigla di un partito che non c'è più ma presenta bilanci come se fosse vivo e vegeto. Basta dare un'occhiata ai conti del 2011, resi noti proprio ieri, e si scopre che i Democratici di sinistra nuotano ancora in un mare di debiti. In totale fanno 156,6 milioni di euro e in cima alla lista dei creditori troviamo alcune delle più grandi banche nazionali. C'è Unicredit con oltre 26 milioni di prestiti, il gruppo Intesa sfiora i 36 milioni, l'Efibanca del Banco Popolare è esposta per 24 milioni, mentre la Popolare di Milano reclama circa 12 milioni.

L'elenco delle banche finanziatrici compare nel rendiconto dei Democratici di sinistra pubblicato in quattro pagine di inserzione su l'Unità di ieri. Il buco dei Ds è l'altra faccia della medaglia nel-l'incredibile storia di Luigi Lusi, l'ex tesoriere della margherita finito in carcere la settimana scorsa con l'accusa di aver dilapidato i soldi del partito. Si parte nel 2007, quando le due formazioni politiche hanno dato vita al Pd.

Niente comunione dei beni, però. La cassa è rimasta al vecchio indirizzo. Con una differenza sostanziale tra i due sposi (si fa per dire). Il partito di Francesco Rutelli, un partito con pochi anni di vita, si è trovato in cassa rimborsi elettorali per milioni. Tutto legale, questo prevede la legge. I Democratici di sinistra hanno invece ereditato i debiti del Pci-Pds. Una montagna di soldi. Peggio, una frana sospesa sul destino del partito.

Problema vecchio, a dire il vero. Più volte nel corso degli anni le banche hanno accettato di cancellare una parte dei debiti targati Ds. L'ultimo salvagente è stato lanciato nel 2003, con la Capitalia allora guidata da Cesare Geronzi, pronta a fornire nuovo ossigeno al partito sull'orlo del crac.

Tutto risolto? Macché. I debiti restano, eccome. Il bilancio firmato dal tesoriere Ugo Sposetti parla chiaro. A fine 2011 i conti dei Democratici di sinistra si sono chiusi con un disavanzo patrimoniale, cioè un buco, di 145 milioni. Già perché, come detto, l'esposizione verso le banche supera i 156 milioni mentre il valore delle attività non raggiunge i 12 milioni. Il passivo ha un origine precisa.

Il partito, infatti, si è fatto carico dei debiti accumulati negli anni dall'Unità fino a quando la storica testata fondata da Antonio Gramsci nonè stata ceduta, a partire dal 2001, a cordate di imprenditori privati, ultimo della serie l'ex governatore della Sardegna, Renato Soru. E così nel bilancio 2011 si legge che circa 101 milioni di debiti derivano "dall'accollo liberatorio" dei debiti della "cessata partecipata L'Unità spa in liquidazione".

In sostanza il giornale ha cambiato padrone, ma il partito non ha ancora trovato il modo di rimborsare i finanziamenti di cui si è fatto carico a suo tempo per facilitare la vendita della testata. Di questo passo non si vede come la situazione possa essere riequilibrata. I Ds sono formalmente una scatola vuota. Non hanno attività di rilievo. L'enorme patrimonio immobiliare del partito, in buona parte intestato alle organizzazioni territoriali, cioè le varie federazioni locali, sono stati trasferiti a una cinquantina di fondazioni.

Si tratta, leggiamo nei conti del 2011, di ben 2.399 immobili, in gran parte (1.819) "utilizzati dalle organizzazioni territoriali del Partito democratico (....) nella maggior parte dei casi con comodato d'uso gratuito". Traduzione: i palazzi dei Ds adesso ospitano le sedi locali del Pd, che però non pagano un euro d'affitto. Quindi un patrimonio che ammonta a svariate centinaia di milioni non fa parte dell'attivo patrimoniale del partito zombie, ma viene gestito da fondazioni che formalmente non sono coperte dall'ombrello contabile dei Ds. La precisazione è importante, perché se così non fosse gli istituti di credito potrebbero pignorare gli immobili per rientrare dei loro crediti. E invece niente. Le banche si trovano ad avere a che fare con un creditore in pratica nullatenente.

Risultato: i banchieri prendono quello che possono, cioè il denaro dei rimborsi elettorali che ancora lo Stato concede ai democratici di sinistra. A settembre dell'anno scorso, una sentenza del tribunale civile di Roma ha assegnato agli istituti di credito 30 milioni di euro. Di questo passo però sarà difficile venir-ne fuori in qualche modo. I Ds infatti ormai non hanno più diritto a rimborsi elettorali. I debiti invece restano. E poi ci sono gli stipendi da pagare ai dipendenti. Perchè il partito che non esiste più conta ancora 49 persone a libro paga.

 

Cinzia Leone e Ugo Sposetti lusi e sposetti ie04 ugo sposettiUgo Sposettiie25 ugo sposetti filippo penatiPIER LUIGI BERSANI MASSIMO DALEMA

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