DA GENNY A’ CAROGNA AD ANGY A’ MENZOGNA – LA RESA AGLI ULTRAS E' SOLO L'ENNESIMA PROVA DI COME IL MINISTRO DELL'INTERNO ALFANO STIA INFILANDO UNA CAZZATA DIETRO L'ALTRA. NON DOVREBBE ESSERE SOSTITUITO?

Stefano Filippi per "il Giornale"

Povero Angelino Alfano. Ci mancava soltanto Genny 'a Carogna per complicargli la già travagliata vita da ministro. Fra una crisi internazionale con il Kazakhstan e le imbarcate di clandestini disperati, il capo degli ultras del Napoli che detta le condizioni per disputare una partita è come il bambino della favola di Andersen che urla «Il re è nudo».

Lo sapevano già tutti, ed ecco una circostanza imprevista che fa crollare il palco delle ipocrisie e delle convenienze. Il ministro è nudo (metaforicamente parlando) ma continuerà a sfilare come se nulla fosse, e molti insisteranno imperterriti a fare finta di nulla.

Silvio Berlusconi, il primo a smascherare l'assenza del «quid»,stroncò come leader po­litico l'ex guardasigilli. Ma ora il giudizio si estende alla sua azione al Viminale, dove si è chiuso da un anno prima con Enrico Letta e poi con Matteo Renzi. E nemmeno da titolare dell'Inter­no Alfano riesce a esibire quel benedetto «quid».

Il primo campanello d'allarme suonò con lo scandalo del rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlioletta, un intrigo diplomatico culminato nel blitz dell'espulsione che costò la te­sta di due alti funzionari del Gabinetto del ministro.

Alfano invece l'ha scampata. Disse che non sapeva, non era stato informato dai sottoposti. Se conservò la poltrona al Viminale deve ringraziare una sola persona: il presidente Giorgio Napolitano. Il quale vegliava con tutti i suoi poteri sul fragile governo Letta e decise che il suo governo non poteva rischiare il naufragio dopo appena tre mesi dal varo. E Angelino conti­nuò a inanellare gaffe.

Una mattina dello scorso marzo si è presentato in tv con la solita faccia seria annuncian­do con enfasi che le forze dell'ordine stavano dando una caccia serrata al killer che aveva massacrato tre bambini a Lecco. Tutta Italia sapeva da un paio d'ore che l'omicida era la madre: tutti tranne Alfano. Cattureremo l'omicida, e intanto la donna era già sotto torchio in caserma.

Soltanto alle 17 il ministro cinguettò la notizia su Twitter. Come per la Shalabayeva, ecco un altro caso di mancata comunicazione tra ministro e inquirenti, uno squarcio di preoccupazione su come funziona la catena di comando e la trasmissione delle informazioni al ministero dell'Interno.

Episodi che rappresentano una metafora della lontananza di Alfano dal Paese reale. Ma quante cose si svolgono all'insaputa di Mister Quid? Egli non sapeva nemmeno, lo scorso febbraio, di aver copiato pari pari da Sinistra e libertà uno slogan elettorale. Il compagno Angelino aveva infatti chiesto la riduzione delle tasse su famiglie e imprese lanciando l'hashtag #lastradagiusta , slogan già utilizzato da Sel.

La gestione dell'emergenza immigrazione è un manuale di come non ci si deve comportare. Parola di Giovanni Pinto, direttore centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere, che una settimana fa ha ammesso:«L'operazione Mare Nostrum ha dato risultati eccellenti anche se ha incrementato le partenze dalla Libia».

Alfano non è riuscito a evitare l'emergenza: dall'inizio dell'anno gli sbarchi hanno raggiunto quota 25mila. L'anno scorso erano stati 43 mila e nel 2011, anno di massima crisi per lo scoppio della primavera araba e il colpo di stato in Libia, gli approdi furo­no 65mila. Un record che, di questo passo, potrebbe essere agevolmente battuto. Pare ad­dirittura che la presenza di navi italiane abbia consentito ai mercanti di carne umana di ridurre le pretese economiche, perché ci pensa la nostra Mari­na militare a completare le ope­razioni di traghettamento.

In compenso, in un'assem­blea del Ncd Alfano si è intestato il merito del fermo di Marcello Dell'Utri in Libano nelle ore in cui a Roma, messa sottosopra da scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, un agente (poi definito «un cretino» dal ca­po della polizia) ha calpestato un ragazzo scambiandolo per uno zainetto.

Ed eccoci a sabato, con la trattativa stato-ultras e il Viminale che, come il solito, non ha visto nulla. All'Interno serve un ministro. Che possibilmente non si chiami Alfano.

 

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