luca zaia matteo salvini

SALVINI E ZAIA ALLA RESA DEI CONTI – IL "CAPITONE" ACCUSA IL GOVERNATORE DI AVER PORTATO POCHI VOTI ALLA LEGA ALLE EUROPEE DI GIUGNO (E QUESTO AVREBBE RIDOTTO LE POSSIBILITÀ DEL CARROCCIO DI RIVENDICARE UN SUO GOVERNATORE ALLE REGIONALI DEL 2025) - ZAIA MANDA UN 'PIZZINO': "SE PERDIAMO IL VENETO VA TUTTO A ROTOLI. L’AUTONOMIA NON VOGLIONO FARCELA FARE ED È PER QUELLO CHE NON SI PRENDONO I VOTI...” – SALVINI IN TRINCEA: IL DUELLO CON TAJANI SULL'AUTONOMIA (CHE FORZA ITALIA NON VUOLE) E LE RICHIESTE A GIORGIA MELONI SULLA MANOVRA - SE NON PASSA ALL'INCASSO IN QUALCHE MODO, LA LEGA GLI ESPLODE TRA LE MANI...

1 - SALVINI: A NOI IL CANDIDATO IN VENETO LE TENSIONI TRA IL LEADER E ZAIA

Marco Cremonesi per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

luca zaia salvini

La reprimenda di Matteo Salvini. E la rabbia dei leghisti che monta, ora neppure così silenziosa.

Il clima nel partito va facendosi pesante. Salvini ieri, al consiglio federale del partito, ha attribuito la responsabilità delle sconfitte in Emilia-Romagna e Umbria ai candidati, ma soprattutto ai parlamentari della zona: «Se abbiamo degli esponenti di governo che vengono da un territorio — avrebbe detto — e quel territorio va male, qualche responsabilità ci dovrà pur essere».

 

Di più: «Se alle Regionali qualcuno prende 30 voti, forse era meglio candidarlo in Comune». Salvini parla soprattutto dell’Emilia-Romagna, dove la débâcle è stata più fragorosa (5,27%). Lo ha rimarcato, per contrasto, una nota leghista che ha parlato di un applauso dei presenti «per l’impegno e il lavoro di Donatella Tesei», la ex presidente umbra. Il comunicato commenta il risultato: «Chiare le sconfitte, chiaro il segnale di chi non è andato a votare».

Matteo Salvini e Luca Zaia

 

Ma secondo parecchi dei presenti c’è stato anche un momento di tensione vera. Quando il segretario leghista ha accusato il Veneto di aver preso pochi voti alle Europee di giugno. Proprio quello, per Salvini, avrebbe ridotto la possibilità di rivendicare un governatore leghista per le Regionali venete del 2025.

 

Il che avrebbe fatto saltare il tappo al governatore Luca Zaia, collegato a distanza: «Dobbiamo tornare sui nostri temi — avrebbe detto rivolto a Salvini —. L’Autonomia non vogliono farcela fare ed è per quello che non si prendono i voti» (mentre poche ore prima il vicepremier di FI Antonio Tajani ribadiva le perplessità sulla riforma: «Va corretta. Da prima che ci fosse la sentenza noi condividiamo quello che ha detto la Corte costituzionale»). Un intervento appassionato, quello del governatore. Al punto che Salvini gli avrebbe chiesto «Perché sei così agitato?».

 

MATTEO SALVINI LUCA ZAIA

Non per nulla, dopo il federale Salvini è tornato sul terzo mandato: «Continuo a ritenere che negare la possibilità di riscegliere un bravo sindaco o governatore sia un errore. Non per Salvini o Zaia, per la democrazia». E se il terzo mandato non ci fosse? «Il centrodestra si metterebbe al tavolo e farebbe altri ragionamenti». Ma «la priorità è avere un candidato della Lega in Veneto».

 

(…)

2 - RESA DEI CONTI NELLA LEGA SALVINI PROMETTE A ZAIA “IL VENETO RESTERÀ A NOI”

Antonio Fraschilla per “la Repubblica” - Estratti

 

zaia salvini

Non è stato uno scontro campale, ma non sono mancati momenti di tensione. Il consiglio federale della Lega — all’indomani del flop elettorale in Emilia Romagna, ma soprattutto in Umbria dove la candidata era la leghista Donatella Tesei — non è stato il solito rito con il segretario Matteo Salvini che parla e gli altri che ascoltano.

 

Anzi, i big del partito hanno rilanciato con una serie di richieste che il leader del Carroccio ora dovrà portare al tavolo della premier Giorgia Meloni: terzo mandato per garantire la ricandidatura di Zaia in Veneto, o comunque una blindatura per un volto leghista alla guida della Regione; e modifiche alla legge di bilancio con tre norme manifesto per il partito su flat tax, pensioni e assunzioni tra le forze dell’ordine.

 

MAURIZIO LUPI - MATTEO SALVINI - GIORGIA MELONI - DONATELLA TESEI - ANTONIO TAJANI - STEFANO BANDECCHI

Il consiglio federale della Lega nelle stanze del gruppo alla Camera inizia con la relazione di Salvini che ammette subito la sconfitta: «È stata chiara e dobbiamo capirne le ragioni». Il vicepremier fa quindi un bilancio del voto citando l’andamento del partito nei territori e appena parla del Veneto, dove Fratelli d’Italia è avanti rispetto alla Lega, Luca Zaia interviene in collegamento. Con toni netti chiede chiarezza sulle prossime elezioni regionali in programma alla fine del 2025. Bisogna evitare che la scelta ricada sul candidato di un altro partito, è il monito di Zaia a Salvini: «E se perdiamo anche il Veneto qui va tutto a rotoli ».

 

LUCA ZAIA MATTEO SALVINI

Il Capitano ne prende atto e concluso il consiglio federale assicura che a breve vedrà «la presidente del Consiglio», con Antonio Tajani, e le chiederà garanzie. «La nostra priorità è quella di avere un candidato della Lega alla guida del Veneto alle prossime regionali », puntualizza il segretario del Carroccio. E così facendo apre alla richiesta, da sottoporre a Meloni, di una modifica immediata della legge che vieta il terzo mandato per i presidenti di regione: «Chi ha fatto bene andrebbe riconfermato sempre, lo dico non per Zaia ma per la democrazia», aggiunge.

 

meloni salvini tajani

Una mossa che il vicepremier si vede costretto a fare proprio a causa delle pressioni del doge del Carroccio. Salvini sa bene che sarà difficile per la Lega riconfermare un proprio uomo sia in Veneto, sia nella Lombardia di Attilio Fontana: e tra le due regioni il segretario darebbe priorità alla sua Lombardia.

 

Ma intanto oggi, nella posizione di debolezza in cui si trova per i deludenti risultati elettorali e in vista della sentenza di Palermo sul caso OpenArms in cui è imputato, deve intestarsi la battaglia su Veneto e sul terzo mandato, nel tentativo di non infastidire troppo Zaia. Il quale, insieme a Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, è l’unico in grado di contendergli la leadership del partito. Non è tutto. 

MATTEO SALVINI LUCA ZAIA LORENZO FONTANA

 

ZAIA - GIORGETTI - FONTANA - CALDEROLI - SALVINI - FEDRIGA

(...)

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....