PANTALONE NON PAGA - LA CARTELLA EQUITALIA ARRIVA SEMPRE PUNTUALE, MA QUANDO SI TRATTA DI PAGARE LE IMPRESE, STATO E ENTI LOCALI DORMONO - IL DEBITO COMPLESSIVO È DI 90 MLD (40 SOLO DALLA SANITÀ) - PAGAMENTI IN MEDIA A 186 GIORNI, MA IN CALABRIA SI ARRIVA A 925 GIORNI (UNA DIRETTIVA EUROPEA PREVEDE UN MASSIMO DI 60 GIORNI) - E INTANTO I PRIVATI DEVONO PAGARE STIPENDI, FORNITORI, DEBITI CON LE BANCHE (E LO FANNO PUNTUALMENTE)…

Andrea Bianchini e Roberto Bonizzi per "il Giornale"

Pantalone non paga. E le imprese vanno in crisi. È il caso dell'Italia dove la Pubblica amministrazione, sempre pronta a battere cassa (e in fretta) nei confronti delle aziende insolventi, fa aspettare tempi biblici prima di saldare i conti con i suoi creditori. L'importo del debito totale ammonta a 90 miliardi di euro, gli stessi che il neo ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, voleva restituire in BoT e titoli di Stato (ottima idea, approvata da tutte le associazioni di categoria, ma rimasta solo sulla carta).

E il tempo medio per il rimborso di quanto spetta alle Pmi per i servizi forniti ammonta a 186 giorni lavorativi, oltre quattro mesi. Una bella differenza con gli altri Stati europei se si pensa che, in media, Francia, Germania e Regno Unito impiegano 53 giorni a saldare le fatture. Un dato che vede l'Italia come fanalino di coda dell'Europa a 27, dove la media totale dei pagamenti è di 63 giorni e dove una recente direttiva, votata quasi all'unanimità dal Parlamento di Strasburgo, ha fissato in 60 giorni il tetto limite.

La maglia nera, secondo una recente ricerca della Cgia di Mestre, spetta a ospedali e Asl: il debito dello Stato in camice bianco ha raggiunto, e probabilmente superato, quota 40 miliardi di euro, il 70% dei quali concentrati nelle regioni del Centro-Sud. Emblematico il caso della Calabria, dove i privati sono costretti a un'attesa media di 925 giorni prima che vengano onorate le pendenze. E la macchina burocratica mette in evidenza pericolosi segnali di un ulteriore rallentamento: dal 2009 il tempo medio è aumentato di 234 giorni, oltre sette mesi.

Non se la passano meglio gli imprenditori che vantano crediti in Molise (829 giorni), Campania (771), Lazio (387), Sardegna (312) e Puglia (309). Tutte al di sopra di una media nazionale che negli ultimi due anni è passata dalle 277 giornate del 2009 alle 299 del 2011 (anche se il dato non è ancora definitivo, visto che si riferisce soltanto ai primi 11 mesi). Le «eccellenze», se così si possono definire tempi di pagamento comunque superiori di quasi il doppio alla media Ue, si trovano tutte al Nord. In Trentino Alto Adige si attende 92 giorni, 94 in Friuli Venezia Giulia, 112 in Lombardia, 113 in Valle d'Aosta.

Ma quando tocca al privato pagare, in Italia la media scende drasticamente. Secondo una statistica di Fondazione Impresa il tempo si ferma a soli 47 giorni. Il privato di norma fa in fretta e salda il suo debito, quando invece tocca a Pantalone il portafoglio stenta ad aprirsi e per avere il proprio compenso si aspetta, si aspetta e si aspetta ancora. E così le aziende, specialmente le piccole e le medie, il famoso «tessuto connettivo» dell'economia del Paese, finiscono per dover sopravvivere quotidianamente con l'acqua alla gola.

Alle fatture non saldate corrisponde una liquidità che si assottiglia e gli imprenditori sono costretti a indebitarsi per pagare dipendenti (che di solito vengono stipendiati regolarmente il 27 di ogni mese), fornitori (abbiamo visto che il tempo medio è di un mese e mezzo) e tasse (con Equitalia che va di fretta). Finendo in un vortice che vede aumentare l'esposizione verso il sistema bancario in un momento come questo in cui gli istituti di credito difficilmente prestano denaro con facilità.

È in atto un vero e proprio credit crunch, come evidenziato da Bankitalia nel suo rapporto sul secondo semestre 2011. Rubinetti chiusi per tutti, specialmente dalle banche piccole e medie sul territorio, generalmente quelle più vicine e inclini nei confronti delle Pmi.

Non a caso cresce a dismisura il numero dei contribuenti che ha chiesto al Fisco di poter rateizzare i propri debiti, nel 2011 il 10% in più rispetto al 2010: a marzo erano 1,1 milioni per un ammontare di 15 miliardi di euro.

E anche il governo Monti si è accorto dell'emergenza inserendo nella manovra di Natale il provvedimento che estende a 72 mesi i tempi di pagamento per le imprese delle cartelle di Equitalia e che consente ai privati la vendita diretta dei beni pignorati, invece di vederli svenduti sottocosto alle aste fallimentari. Un sasso nel mare per chi dallo Stato aspetta ancora 90 miliardi di euro.

 

Mario MontiMONTI E PASSERA e c b cace b d f Attilio Beferaritardo pagamentiritardo pagamenti

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…

corsini piervincenzi di pasquale malara monteleone ranucci

FLASH! - MAI DIRE RAI! FERMENTO NELLA REDAZIONE DI “REPORT”: CORSA A BLINDARE TUTTI I CONTRATTI DELLA SQUADRA, A PARTIRE DAI CONDUTTORI (DANIELE PIERVINCENZI E CLAUDIA DI PASQUALE): NEL CASO IN CUI VINCESSE IL RICORSO PER IL REINTEGRO, SIGFRIDO RANUCCI SI RITROVEREBBE A DOVER ACCETTARE IL FATTO COMPIUTO (ANCHE SE NON E’ DETTO CHE LA RAI, IN CASO DI CONDANNA, OTTEMPERI AL RICOLLOCAMENTO DI SIGFRIDO A “REPORT”) - INTANTO VOLANO GLI STRACCI INTORNO A “FILOROSSO”: IL RESPONSABILE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE DOPO L’ENNESIMO FLOP D’ASCOLTI - SULLA GRATICOLA FINISCE ANCHE ANTONINO MONTELEONE PER LA SCELTA DI AFFIDARE IL MONOLOGO ALL’EX “RAGAZZO DELLA TERZA C”, FABIO FERRARI…

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

tommaso calderone vannacci schifani tajani

DAGOREPORT - COME MAI IL FORZISTA TOMMASO CALDERONE TRASLOCA DA VANNACCI E DIVENTA IL NONO DEPUTATO DI FUTURO NAZIONALE? - AVVOCATO SICILIANO CAMPIONE DI PREFERENZE (NE HA RACCOLTE 11.200  NELL'ISOLA ALLE POLITICHE DEL 2022) E' ENTRATO IN CONFLITTO SIA CON IL GOVERNATORE RENATO SCHIFANI, SIA CON ANTONIO TAJANI, CHE NON GLI AVREBBERO GARANTITO IL POSTO DA CAPOLISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI - SI TRATTA DEL TERZO SCIPPO DELL’EX GENERALE AI DANNI DI FORZA ITALIA DOPO GLI “ACQUISTI” DI ATTILIO PIERRO E DAVIDE BERGAMINI (ENTRAMBI PASSATI PURE DALLA LEGA) - PROTAGONISTA DI MOLTE BATTAGLIE CONTRO I MAGISTRATI, CALDERONE E’ VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA (UN SALTO DI QUALITA' PER VANNACCI E LA SUA “SPORCA DOZZINA”)

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...