SUL CASO SHALABAYEVA LETTA SVICOLA, ALFANO PROVA A METTERCI UNA PEZZA E BELLA NAPOLI SI TAPPA LA BOCCA PER SALVARE IL GOVERNO

Goffredo De Marchis per "La Repubblica"

Il silenzio del Quirinale sull'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia verrà rotto domani. Giorgio Napolitano risponderà alle domande dei giornalisti durante la cerimonia del Ventaglio che celebra ogni anno i saluti estivi tra le istituzioni e la stampa.

Ma non ci sono dubbi sulla sua posizione: il presidente della Repubblica proteggerà ancora una volta il governo Letta e i suoi ministri offrendo il credito della massima autorità dello Stato alla ricostruzione del capo della Polizia Alessandro Pansa e del ministro dell'Interno Angelino Alfano. «L'inchiesta amministrativa - dicono al Colle - rispetta i criteri della trasparenza. Il resto appartiene alla sfera della polemica contro le larghe intese».

Napolitano quindi distingue i due piani. La storia, o meglio la storiaccia, del rimpatrio coatto di due donne in un Paese dove i diritti umani non sono rispettati e l'offensiva contro l'esecutivo. Il "suo" esecutivo, quello per il quale ha accettato la conferma al Quirinale e per il quale ha speso tutta la sua autorevolezza.

L'appuntamento di domani diventa perciò particolarmente delicato. I suoi collaboratori giuravano addirittura che il capo dello Stato avrebbe letto solo stamattina il documento firmato da Pansa. Ieri pomeriggio era troppo impegnato a preparare il discorso per i giornalisti.

Un discorso non facile perché la Grande coalizione è sottoposta a molte prove, dentro la maggioranza e fuori. Ma Napolitano resta convinto che sia la strada giusta per l'Italia in questo momento. E che Letta deve guardare al futuro con un orizzonte vasto almeno 18 mesi. «Non va indebolito». Naturalmente, la mancata lettura della relazione di Pansa rappresenta la versione ufficiale del Quirinale.

In realtà, ieri mattina si è attivato il canale diretto tra il premier e il capo dello Stato per decidere come diffondere il documento e come Alfano avrebbe dovuto comportarsi in Parlamento. «Cerchiamo di essere trasparenti al massimo, rimettiamoci alla versione del capo della Polizia. È il modo più prudente di affrontare la questione. Senza aggiungere commenti», si è raccomandato Napolitano. Così è stato. Letta ha girato il messaggio del Colle al ministro dell'Interno. Che infatti alla Camera e al Senato ha letto quasi integralmente la relazione.

Semmai qualche dubbio è affiorato, nei contatti tra Palazzo Chigi e il Colle, per il "triplo incarico" di Alfano: segretario del Pdl, vicepremier e titolare del Viminale. A volte troppo impegnato a dirimere la battaglie tra "falchi" e "colombe", tra Santanchè e Cicchitto e a fare da scudo all'esecutivo per seguire di persona tutti i dossier dell'Interno.

Ma la linea l'ha dettata Napolitano: lavorare per sottrazione, non aggiungere aggettivi o battute, prudenza. Un consiglio che anche Letta ha voluto seguire alla lettera. Ha affidato la posizione di Palazzo Chigi a una nota scritta, è volato a Londra e lì ha evitato le domande sul caso Shalabayeva rilanciando invece la polemica sulle frasi di Calderoli contro il ministro Kyenge.

È una strategia che è servita nell'immediato, permettendo ad Alfano di uscire indenne almeno dalla giornata di ieri. Ma guarda a venerdì quando al Senato e alla Camera verrà discussa la mozione di sfiducia individuale per il ministro dell'Interno presentata da Sel e 5stelle. Il problema è il Partito democratico, la sua tenuta, le sue difficoltà di fronte a un intrigo che continua ad avere contorni oscuri.

L'attacco di Matteo Renzi («è Letta che deve chiarire, non Alfano») lascia presagire possibili strappi. I capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda sono impegnati a evitare che voti del Pd convergano sulla mozione delle opposizioni. Ma nessuno oggi può escludere altre iniziative contro Alfano da parte dei democratici. Ecco perché la "protezione" di Napolitano, con l'uscita pubblica di domani, è destinata incidere sulla vita del governo. Poi, il 30 luglio tocca alla Cassazione con la sentenza Mediaset. Ma quella è un'altra storia.

 

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