BANANA? NO, GRAZIA – IL CAV SPARA ALZO ZERO SU RE GIORGIO (“NON MI COSTRINGERÀ AL SILENZIO” ) E PUNTA SUL DOSSIER AMERICANO: “AGRAMA HA FRODATO MEDIASET E GLI USA”

Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

«Ora vuole pure impedirci di manifestare contro l'omicidio politico di cui sono vittima, come se fossimo noi i delinquenti». Berlusconi-Napolitano, atto finale. La guerra fredda diventa guerra dichiarata. Dal primo al secondo, s'intende, dopo il comizio alla nitroglicerina di sabato.

La risposta del Colle sorprende il Cavaliere mentre è chiuso a Palazzo Grazioli con avvocati e collaboratori per mettere a punto la conferenza stampa di oggi sulle carte americane relative al «socio » Agrama e alla condanna Mediaset. Non se l'aspetta, raccontano, ha messo nel conto la reazione di Epifani, del Pd, non quella: l'ex premier dava ormai per acquisito il silenzio pur gelido del capo dello Stato sulla clemenza invocata.

Ma in quelle 24 ore di ponderata riflessione sta tutta la personalità, la filosofia e il modo di operare di Napolitano. Nessuna reazione a caldo, quelle vengono lasciate ad altri. Il clima ad ogni modo si infiamma nelle 48 ore che porteranno Forza Italia fuori dalla maggioranza, il leader a lanciare un altro feroce attacco ai magistrati, il Senato a sancire la sua espulsione.

Berlusconi abbandona per un po' il dossier "americano" per dettare la linea in decine di telefonate coi dirigenti forzisti. I toni usati sono i più ruvidi mai sentiti, contro la più alta carica dello Stato. «Ci vorrebbe costringere al silenzio. Era chiaro da tempo che fosse d'accordo con tutti gli altri per farmi fuori - è lo sfogo del Cavaliere in un crescendo privato ormai senza freni - Sono stato decisivo nella sua rielezione, ma si conferma un presidente della sinistra, un uomo di parte».

Conclude con un vago e indefinito «ne terremo conto», che risente parecchio dello stato d'animo di un leader che si ritrova isolato, costretto in un angolo dal quale vorrebbe rabbiosamente uscire. L'unico aspetto che realmente lo preoccupa in questa faccenda è la conseguenza di quanto accaduto, illustrata senza mezzi termini dai legali Ghedini e Longo al loro assistito: «È chiaro che a questo punto una grazia futura, per esempio sull'eventuale condanna Ruby, è da escludere». Un macigno non da poco, se si tiene conto della portata della condanna già maturata in primo grado.

E sempre più isolato l'ex premier si ritrova anche rispetto ad Alfano e agli ex pdl, ultimo gancio col governo: diserteranno la manifestazione in suo favore di mercoledì. "Angelino" preannuncia di persona a Berlusconi la sua scelta, prima di sbandierarlo ai quattro venti. Ma gli amari commenti del Cavaliere prendono spunto piuttosto dai cinque punti proposti dal vicepremier al Pd: «Siede a quella poltrona con gli altri ministri solo grazie a me, e guardalo lì, fa già i patti con la sinistra, è una continua delusione».

Su Schifani si lascia andare a commenti meno politici, meno riferibili. Ai suoi il leader appare un treno in corsa ormai impossibile da fermare. Questo pomeriggio convocherà la stampa per presentare le famose «carte americane» sul socio occulto nella storia dei diritti tv, Frank Agrama, processo in cui è stato condannato in via definitiva a quattro anni e all'interdizione per due.

Stando a quanto trapela, l'obiettivo è dimostrare che il fisco americano starebbe indagando proprio sul mediatore italo-egiziano: avrebbe frodato Mediaset e l'amministrazione Usa, è la tesi. Altro che socio in frode fiscale, dunque, Berlusconi si proclamerà «vittima » di quel sistema: «Prove inconfutabili e gravi» della sua innocenza, che dovrebbero portare alla revisione del processo.

Saranno l'occasione per l'ennesimo affondo contro le toghe, l'Anm, Magistratura democratica. Ma è vano, gli hanno fatto notare anche i fedelissimi, sperare in un congelamento del voto sulla decadenza già in calendario mercoledì al Senato, sebbene la speranza ultima del Cavaliere sia proprio quella di un colpo di scena finale.

Sa anche lui è che la caduta è segnata. Non a caso questo pomeriggio taglierà anche i residui ponti con la maggioranza e col governo Letta. L'assemblea dei gruppi parlamentari è convocata per le 19, poco prima della cena della cena che offrirà all'amico Putin a Roma. Con deputati e senatori ratificherà il passaggio all'opposizione, che già ieri trapelava dalle dichiarazioni dei dirigenti più vicini, da Fitto a Brunetta, da Bondi a Capezzone.

La decisione, illustrata domani in una nuova conferenza stampa, porterà al voto contrario alla fiducia che il governo porrà sulla legge di stabilità. Berlusconi stesso dovrebbe partecipare alle 17 alla riunione dei senatori per l'elezione del capogruppo, per mettere fine alla faida interna che va avanti da giorni.

Tutti gli indizi delle ultime ore portano alla scelta di Annamaria Bernini. L'ennesima filippica di ieri sera al Tg5 contro i «giudici di sinistra» è solo la prima di una serie, il Cavaliere si lancia in una campagna tv che andrà ben oltre il 27, ha ordinato ai suoi di fare altrettanto: difenderlo in ogni sede. «Per noi da giovedì si porrà il problema di tornare a essere una forza moderata, rassicurare i nostri elettori» è la preoccupazione di un dirigente di prima fila. Ma sembra non essere più quella di Berlusconi.

 

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