ORGOGLIO E PRE-GIUDIZIO – IL CAV: “HO PAGATO MILIARDI IN TASSE E MI ACCUSANO DI FRODE FISCALE! MA NON VOGLIO AZIONI SCOMPOSTE” – SANTO COPPI E LA SCELTA SCEMA DI GHEDINI

Amedeo La Mattina per "La Stampa"

Vent'anni, vent'anni di persecuzione giudiziaria e ora eccomi qui ad attendere un verdetto definitivo come un criminale. Vi rendete conto? E' accusato di frode fiscale uno come me che nella vita ha pagato miliardi in tasse. Ma mi raccomando, niente comportamenti scomposti». Ci sono stati diversi momenti difficili e amari nella vita di Berlusconi, ma quelli che sta vivendo in queste ore lui li considera i peggiori. Tensione alle stelle, dita incrociate, umore altalenante, cupo pessimismo tra sprazzi di moderato ottimismo. C'è un lato umano e tutto personale che sta vivendo con tristezza il capo settantasettenne del centrodestra. Il quale non tiene conto solo delle ricadute politiche. Anzi.

C'è una dimensione tutta umana e personale che oggi, forse il giorno della sentenza, vuole vivere con i suoi figli (è previsto l'arrivo di Marina). Già, «un fatto centrale della sua vita», dice Marcello Dell'Utri. Un fatto molto personale che ha voluto vivere quasi blindato a Palazzo Grazioli. Niente telefonate, tutto filtrato da Maria Rosaria Rossi che lo segue come un'ombra.

Solo la fidanzata Francesca Pascale con lui. Un cordone sanitario per evitare che qualunque sua parola fuori posto possa essere riportata ai giornalisti. Non è un caso forse che a varcare le porte della sua abitazione privata a Roma siano state nel pomeriggio solo alcune colombe, il ministro della Difesa Lupi e il presidente dei senatori Pdl Schifani. Prima di loro sono andati a trovarlo il portavoce Paolo Bonaiuti e il gran visir Gianni Letta, custode stanco del moderatismo berlusconiano.

Falchi e rapaci invece tenuti alla larga per evitare qualunque scivolone, come quel colloquio di venerdì sera con il direttore di «Libero» Belpietro che l'indomani in prima pagina sparò le parole di sfida del Cavaliere ai giudici della Suprema Corte: non fuggo all'estero come fece Craxi, non accetterò di farmi affidare ai servizi sociali, se condannato vado in carcere...

Coppi voleva sbranarlo, il colloquio fu smentito, ma la frittata era fatta. Ecco, un'altra gaffe alla vigilia dell'arringa della difesa sarebbe imperdonabile. Insomma, comunicazioni ridotte perché anche una parola fuori posto potrebbe inficiare la strategia di Coppi. Sono andate solo le colombe Schifani e Lupi, per l'appunto. E non è un caso che sia stato mandato il ministro Lupi a Porta a Porta, un rappresentante di quel governo Letta che il Cavaliere non intende buttare giù.

Lo ha detto e lo ha ripetuto innumerevoli volte in questi giorni Berlusconi. «Ho trovato il presidente Berlusconi ha raccontato Schifani - pacato. Grandissima compostezza, un uomo di Stato che sa quali sono le sue responsabilità nei confronti del Paese, al di là della sua vicenda personale». Certo l'arringa del Pg della Cassazione non fa ben sperare, ma non è considerata determinante per il giudizio della Corte. Questa la valutazione fatta da Berlusconi con Ghedini, che si è tenuto in costante collegamento telefonico con l'ex premier: dal Procuratore non ci poteva aspettare altro. Anche la richiesta di ridurre l'interdizione da 5 a 3 anni non ha sortito grandi entusiasmi.

Insomma, è ancora tutta da giocare la partita al Palazzaccio di Roma. E Berlusconi è diventato fatalista, descritto abbastanza sereno, in pace con se stesso. «Sono innocente e le carte lo dimostrano. Tutto quello che potevo e dovevo fare l'ho fatto». È chiaro che in queste ore nel suo ambiente si vuole dare un'immagine edulcorata dell'ex premier, quella di un uomo politico con la testa sulle spalle, che non spaccherà il mondo se condannato, checché ne dicano i descamisados del Pdl. Dimissioni di massa, palazzi del potere circondati, fiumi di berlusconiani inviperiti per le strade... La verità è che il grande capo non ha dato ancora alcuna indicazione su cosa fare dopo. «Affidiamoci a santo Coppi - dice Fabrizio Cicchitto - se ci avessero pensato prima...».

 

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