paolo mieli marco travaglio

CAZZARI CATODICI - PAOLINO “OTELMA” MIELI GIOVEDÌ SCORSO ERA SICURO: “L’ESITO È SCONTATO: SARÀ MARIO DRAGHI IL PROSSIMO CAPO DELLO STATO” - MEGLIO DI LUI FECE SOLO TRAVAGLIO, CHE A DICEMBRE DEL 2020 DICEVA: “DRAGHI PREMIER? NON MI RISULTA VOGLIA FARLO. E POI NON ESISTE UNA MAGGIORANZA PRONTA A SOSTENERLO”. E INFATTI, DUE MESI DOPO, “MARIOPIO” GIURAVA AL COLLE - VIDEO

 

 

Antonello Piroso per "La Verità"

 

PAOLO MIELI

«Sono due o tre sere che ti avrei dato la stessa risposta, l'esito a mio avviso è scontato». Apperò. E in virtù di quale riflessione? «Guardo queste cose dall'alto, come se vivessi in un altro Paese, senza seguire nevroticamente il minuto per minuto, e mi sembra che è la cosa che ha più senso, e più passa il tempo e più me ne convinco».

 

PAOLO MIELI

Sì, vabbè, ma cioè? Quale «cosa»? Per caso il nome del prossimo capo dello Stato? «Esatto. Che quindi sarà... Mario Draghi». E difatti. Esibirsi in una granitica previsione a 48 ore dal fischio finale dimostra una fiducia nelle proprie facoltà divinatorie che in pochi possono permettersi. Paolo Mieli può.

 

paolo mieli versione mago otelma

È lui il Branko(lo) di cui sopra, ospite in tv su La 7 giovedì sera.Uno svarione su cui ha maramaldeggiato Augusto Minzolini, direttore del Giornale: «Giorni fa ho sentito Mario Calabresi (ex direttore di Repubblica, nda) e Paolo Mieli dire in coro: il prossimo presidente è Draghi, sicuro. A quanto pare il mago Otelma ci azzecca di più. Succede quando si scambiano desideri per dati della realtà».

 

AUGUSTO MINZOLINI SU INSTAGRAM

Che è ciò succede a Minzo quando legge i dati di vendita del quotidiano che dirige, ma non satireggiamo troppo, ché il tema è altro, e ben più «alto». Ovvero, la tendenza di alcune vacche sacre - absit iniuria verbis - del giornalismo italico, cui io «non sono degno neppure di slegare i lacci dei sandali» (la citazione è dai Vangeli), a emettere sentenze con il timbro della inappellabilità.Intendiamoci: alzi la mano chi non ha mai preso una topica. Ci caschiamo tutti, prima o poi, e i politici in questo fanno scuola.

 

augusto minzolini

Ma si sa: loro, sbilanciandosi tra promesse e profezie, sono abituati a pensare una cosa, dirne una seconda, farne una terza, per poi giurare di essere stati fraintesi. Noi iene dattilografe non potremmo però evitare? Mieli è pure recidivo.

 

L'8 gennaio 2018, a due mesi dalle elezioni politiche, ospite su La 7 con Matteo Renzi, a precisa domanda su come sarebbe andata per il Pd, di cui il Toscano del Grillo («Io so' io, e voi eccetera...») era allora segretario, replicò: «Non sono catastrofista, è messo meglio di quanto lo danno i sondaggi, dovessi scommettere direi che i risultati saranno migliori».

 

ENRICO MENTANA

Va bene, però dimmi la morale, pardon: la percentuale, lo incalzò maligna Lilli Gruber, e lui: «Il 25% sarebbe un voto clamoroso» (la regia, perfida, staccò sulla faccia di Renzi tra il perplesso e lo spiazzato). E difatti.

 

Così clamoroso che, per la cronaca, il Pd andò peggio del peggior sondaggio di quei mesi, la rilevazione di Tecnè che all'inizio dell'anno lo dava al 20,7%, inchiodando nelle urne al 18.8%.Anche a Enrico Mentana è toccato inciampare in un errore di valutazione.

 

Mentre si occupava del romanzo Quirinale, in un fuori onda durante un servizio su Giuseppe Conte si è lasciato andare: «È quello che se la sta giocando meglio di tutti».

 

MARCO TRAVAGLIO

Per completezza va aggiunto che aveva premesso: «Non l'avrei mai detto». Che è stata la mia reazione quando ho sentito quel giudizio: 'a Enrì, ma che stai a dì? Mai avrei pensato che tu potessi anche solo lontanamente immaginarlo, un Conte che contasse.

 

MARCO TRAVAGLIO

Tant' è che quando Giuseppi si è esposto su un possibile voto del M5s a favore di Draghi al Quirinale, la nemesi ha voluto che la telefonata di smentita di Beppe Grillo, «ipotesi che non esiste», sia arrivata proprio a Mentana mentre era in onda. Da Grillo all'aedo dei grillonzi - e «vedova di Conte» - Marco Travaglio è un attimo.

 

Ecco come, su La 7 (e dove sennò?, dicembre 2020), pontificava con la consueta aria di umile superiorità: «Il governo Draghi? Una simpatica barzelletta. A me non risulta lui voglia fare il premier. E poi non esiste una maggioranza pronta a sostenerlo. Il M5s non lo voterebbe, la Lega non lo voterebbe. Lo chiamino, così scopriranno la sua indisponibilità e la pianteranno con 'sta storia».

 

carlo de benedetti 1

E difatti (messo peggio di lui, sul tema, ci fu solo Carlo De Benedetti - non è un giornalista, ok, ma è pur sempre un editore, prima di Repubblica ed Espresso, oggi di Domani - che ancora su La 7, settembre 2020, pronosticava: «Escludo nel modo più categorico, conoscendolo bene, che Mario Draghi possa fare il presidente del Consiglio»).

 

carlo de benedetti 2

Quando non giochiamo al «gràttati e, magari, vinci» a casa nostra, ci avventuriamo a commentare il voto degli altri: «La campagna elettorale di Donald Trump è ufficialmente finita stanotte, al terzo dibattito con la rivale Hillary Clinton», era il fulminante incipit di un post su Facebook a due settimane dal voto del 2016 (se non lo trovate, il sito Dagospia lo ha in archivio) firmato da Gianni Riotta - già direttore del Tg1 e del Sole 24 Ore, uno dei 39 esperti selezionati per il «Gruppo di alto livello contro la disinformazione», promosso dalla Commissione europea per combattere le fake news - che condiva il de profundis con un verdetto apodittico: «Hillary vincerà». E difatti. Per questo, fossi in Giorgia Meloni, davanti al tweet di Vittorio Feltri, a rielezione di Sergio Mattarella ufficializzata: «Il centrodestra si è sfasciato. Un suicidio.

 

GIANNI RIOTTA

L'unica che si salva è Giorgia Meloni, grande donna che non si piega e non si spezza. Alle prossime elezioni il suo sarà il primo partito», ringrazierei per la stima (reciproca: lei lo ha candidato nel 2021 a Milano con un'esternazione tracimante entusiasmo: «Sono estremamente fiera di annunciare che il direttore Vittorio Feltri ha deciso di iscriversi a Fratelli d'Italia e che lo abbiamo convinto a guidare la lista di Fdi alle prossime elezioni amministrative»). Ma terrei a portata di mano un corno napoletano.

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...