catalogna al voto

L'ULTIMO CARNEVALE DI BARCELLONA – CAZZULLO: CATALOGNA AL VOTO, TESTA A TESTA TRA I CENTRISTI DI CIUDATANS CONTRARI ALLA SECESSIONE E LA SINISTRA INDIPENDENTISTA – LA LISTA DI PUIGDEMONT SOLO TERZA – RAJOY: “ABBIAMO MOSTRATO COSA SUCCEDE A CHI VIOLA LA COSTITUZIONE SPAGNOLA. SAPPIAMO COME FARE” – LA RIVELAZIONE E’ IL SOCIALISTA ICETA, GAY DICHIARATO...

puigdemont

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

 

C' erano tutti, chi con la voce, chi con l' immagine, chi di persona: il carcerato, l' esule-turista, la mora andalusa anti-indipendenza, il premier che promette altre manganellate, l' antisistema col codone da tanguero, l'orsacchiottone conciliatore, il marxista che sogna la rivoluzione quella vera, con i capitalisti spagnoli dai tratti porcini in fuga, come nell' apologo di Orwell; e tutti parlavano in contemporanea, nei teatri nei palazzetti nelle piazze.

 

È stata insomma una di quelle giornate in cui Barcellona pare il crogiolo di ogni pazzia del mondo, come quando era governata dagli anarchici che avevano dipinto i tram di rosso e di nero e nominato ministra Federica Montseny, che abolì la prostituzione per favorire il libero amore, mentre il suo compagno proponeva la tassa sulla verginità «crimine sociale». Quell' altro carnevale di libertà finì davanti ai plotoni d' esecuzione, prima stalinisti poi franchisti. Stavolta l' esito sarà domani un voto con partecipazione record - oltre l' 80% -, importante per la Spagna e per l' Europa, ma forse non decisivo.

 

INES ARRIMADAS

In testa ai sondaggi è la candidata di Ciudatans, Cittadini: Inés Arrimadas, 36 anni, la più amata e la più detestata sui social. «Mala puta» l' ha definita l' attore Toni Albà: in poche ore 27 mila follower si sono espressi in sua difesa. La sostengono i catalani di centrodestra contrari alla secessione, e anche molti immigrati della cintura rossa, andalusi come lei. «Perché non te ne torni a Cadice?» le ha scritto un altro odiatore: in realtà lei è nata ancora più lontano, a Jerez de la Frontera, quasi in Portogallo. Vive a Barcellona da soli dodici anni, e anche nel comizio di chiusura - nella plaza Mayor del quartiere operaio di Nou Barris - ha parlato spagnolo, non catalano, che peraltro padroneggia. È più bella che carismatica, l' altro giorno il Nobel Vargas Llosa e l' ex premier francese Valls l' hanno oscurata; inoltre il suo giovane partito tende a essere sovrastimato nei sondaggi, e la sua posizione molto dura le renderà difficile formare un governo.

CATALOGNA

 

Al secondo posto è Erc, Esquerra Republicana de Catalunya, che ieri si è riunita di fronte al carcere di Estremera dov' è rinchiuso il suo leader, il vicepresidente deposto Oriol Junqueras. Punito per aver rilasciato un' intervista senza autorizzazione, gli hanno tolto pure l' ora d' aria. Fuori dai cancelli c' erano la sua pupilla Marta Rovira e il vecchio arnese no global José Bové. In serata il prigioniero è riuscito ancora una volta a far sentire la sua voce ai militanti di Sant Vicenç dels Horts, il paese di cui era sindaco.

 

MIQUEL ICETA

Ha ormai rotto con il presidente Puigdemont. Non ha voluto una lista comune, come quella che nel 2015 conquistò la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento catalano: obiettivo che stavolta per i tre partiti separatisti appare lontano. Junqueras vuole le mani libere per trattare altre alleanze; ma la frattura è anche umana. «Io non sono fuggito, sono rimasto al mio posto, coerente con me stesso, pronto a sacrificare la mia libertà per la libertà di tutti i catalani» ripete con la dignità di chi è in carcere per le proprie idee, giuste o sbagliate che siano.

 

Al confronto, il collegamento Skype di Carles Puigdemont con 500 sparuti irriducibili riuniti in plaza de la Virreina, a un passo dai palazzi modernisti del Paseo de Gracia, è stato meno emozionante. Da un mese il presidente mangia cozze e patatine nella piovosa capitale belga e rimpiange il cielo cobalto di Barcellona, in questi giorni particolarmente luminoso. «Vincerò, tornerò, e ricomincerò a guidare il processo di indipendenza» ha promesso. In realtà la sua lista, per quanto in rimonta, è solo terza nei sondaggi: risultato deludente per il partito fondativo dell' autonomia catalana, che paga la corruzione della vecchia guardia e gli errori che hanno vanificato sia il sogno separatista, sia i privilegi del federalismo.

 

SPAGNA CATALOGNA

Ora Barcellona è governata da Madrid. I secessionisti contavano sulla debolezza di Rajoy, privo di maggioranza parlamentare; hanno finito per rafforzarlo; il primo ministro è visto nel resto del Paese come il garante dell' unità nazionale, sostenuto dal re e financo dai socialisti. Si pensava che sarebbe rimasto prudentemente lontano. Invece lunedì notte ha dormito in città in un hotel sul mare, è uscito prima dell' alba per un' ora di marcia veloce sulla spiaggia in calzoncini, scarpe da ginnastica e piumino, ha gridato col fiatone alle telecamere «Barcellona è Spagna», ha arringato catalani per tutto il giorno e ha chiuso in serata al padiglione italiano della Fiera: «Quello che è accaduto qui non si ripeterà. Abbiamo mostrato cosa succede a chi viola la Costituzione spagnola. Sappiamo come fare». Ma i manganelli e il sangue del primo ottobre resteranno come una macchia indelebile sulla sua storia politica.

 

CATALOGNA GUARDIA CIVIL

Esagerano i candidati anticapitalisti della Cup, il compagno Carles Riera e la rivoluzionaria Nuria Gilbert, a scagliarsi contro la «polizia fascista». Però il partito popolare di Rajoy pagherà cara la repressione, e anche la mancanza di carisma del leader locale Xavier Garcìa Albiol, che rischia di fermarsi al 5%, minimo storico.

 

Neppure Podemos, che qui si chiama CatComù-Podem, avrà un risultato brillante. Pablo Iglesias si è portato al teatro di Santa Colomba de Gramenet, sobborgo di Barcellona, con la sindaca Ada Colau e il candidato con orecchino Xavier Domènech, storico del socialismo. Rito consueto: pugno chiuso e canto del Pueblo Unido. Iglesias come d' abitudine ha giocato sull' ambiguità: è contro la secessione ma per il referendum; non supererà di molto il 10%, eppure potrebbe essere decisivo per far nascere il governo.

MANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA

 

Magari accanto alla rivelazione della campagna elettorale: Miquel Iceta, il candidato socialista. Disposto a giocare sul suo aspetto da orsacchiotto, autoironico, gay dichiarato, ha ricevuto molti insulti omofobi - «essere ripugnante» l' ha definito il direttore dell' istituto di Nanotecnologia dell' università di Barcellona, costretto a dimettersi - ma non ha polemizzato con nessuno. Avversa l' indipendenza, però vuole liberare gli indipendentisti. Un messaggio di riconciliazione, di cui nella notte catalana si sente una grande necessità.

MANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNAPompieri in protesta durante lo sciopero generale in Catalogna puigdemontSciopero Generale in Catalogna CARLES PUIGDEMONT A BRUXELLESCATALOGNA ESERCITO

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