andreotti

CENT'ANNI DI ANDREOTTI - PINO CORRIAS RICORDA BELZEBÙ: ''LA GOBBA INCISA SUL CUOIO DELLA SUA SEDIA AL SENATO CI RICORDA CHE IN UN TEMPO REMOTO DELLA REPUBBLICA SIAMO STATI TUTTI DEMOCRISTIANI. VOLENTI O NOLENTI, ERETTI O QUADRUMANI. I NEMICI LI HA SEPPELLITI QUASI TUTTI. I SEGRETI INVECE SONO DIVENTATI LA NOSTRA STORIA E IL SUO LEGGENDARIO ARCHIVIO -  NON SI LASCIÒ SFIORARE DALLA VOLGARITÀ DELLE TANGENTI, NÉ DALL' INCANTESIMO DELLE NOTTI ROMANE. UNA SOLA VOLTA UNA NOBILDONNA…''

 

Pino Corrias per ''il Fatto Quotidiano''

 

pino corrias

Come le mani disegnate in rosso sulle parete delle caverne ci dicono che l' uomo del Pleistocene passò da lì, così la gobba di Giulio Andreotti incisa sul cuoio della sua sedia al Senato ci ricorda che in un tempo remoto della Repubblica siamo stati tutti democristiani - volenti o nolenti, eretti o quadrumani - lungo un' era che gli archeologi del nostro tempo chiamano per l' appunto Andreottiana.

 

Il capostipite era più alto di quanto oggi si possa immaginare. Aveva un pallore da sagrestia su un volto senza labbra, le orecchie aguzze, il passo veloce e scivoloso. Dormiva poco. Usciva ogni mattina all' alba per la Messa. Faceva l' elemosina ai mendicanti raccolti sul sagrato. Mangiava in bianco.

Vestiva oscuri completi Caraceni col panciotto. Soffriva di emicrania e di persistente disincanto. Nel raro tempo libero giocava a gin-rummy e collezionava campanelli. Nell' ampio tempo del lavoro accumulava nemici e segreti.

 

I nemici li ha seppelliti quasi tutti. I segreti invece sono diventati la nostra storia e il suo leggendario archivio, nutrito per molto più di mezzo secolo, da quando la sua giovinezza fu rinvenuta tra le mura vaticane da Alcide De Gasperi, futuro plenipotenziario della Democrazia Cristiana, più o meno mentre le bombe degli angloamericani violavano il sacro suolo di Roma città aperta, estate 1943, impolverando la stola di papa Pio XII .

marcinkus andreotti ratzinger

A 24 anni Giulio stava già nel posto giusto, tra gli inchiostri dell' eterno potere e al cospetto della grande Storia, intraprendendone da allora i cospicui labirinti che lo condussero, tra maldicenze e applausi, a indossare 27 volte i panni di ministro, 7 volte la corona di presidente del Consiglio.

 

Per poi passare, a intermittenza, dalle luci dello statista alle ombre del grande vecchio, 27 volte inquisito dalla magistratura e 27 volte salvato dalle Camere che a maggioranza negavano l' autorizzazione a procedere.

Salvo soffriggere, udienza dopo udienza, sul banco degli imputati del tribunale di Palermo, anno 1995, per il celebre bacio a Totò Riina, e poi su quello di Perugia, dove era accusato di essere il mandante dei quattro colpi di pistola con cui venne cancellato il giornalista romano Mino Pecorelli, suo acerrimo nemico, le sue imminenti rivelazioni sul caso Moro e su certi assegni finiti tra i velluti e i sughi della sua corrente, detta anche lei andreottiana.

falcao andreotti viola

 

Inciampi giudiziari mai davvero prescritti e che hanno nutrito la sua leggenda nera - passata per Piazza Fontana, i Servizi deviati, lo scandalo petroli, il Banco Ambrosiano, Gladio, la morte solitaria del generale Dalla Chiesa sull' asfalto di Palermo - ma anche il suo fatalismo romanesco di eterno sopravvissuto al suo stesso danno: "Preferisco tirare a campare che tirare le cuoia" come recitava la sua massima preferita, che poi era anche il cuore della sua politica, talmente malleabile da rendersi disponibile a destra e a sinistra, purché immobile sotto l' ombrello angloamericano e in cambio di un costante incasso elettorale che gli garantivano, guarda caso, i collegi del Lazio e della Sicilia.

 

CLAUDIO AMENDOLA E VALERIA MARINI NELLO SPOT DI TRE CON ANDREOTTI 1

Oltre naturalmente alla benevolenza della Chiesa, i sette papi che conobbe in vita, lasciandosi ispirare da una fede mai troppo intransigente, disponibile all' umano peccato purché con l' Avemaria sempre incorporata.

"Quando andavano insieme in chiesa - scrisse Montanelli - De Gasperi parlava con Dio, Andreotti con il prete".

 

La zia, i libri, la chiesa e la proposta al cimitero

A dispetto del molto che avrebbe intrapreso, Giulio nasce fragile il 14 gennaio del 1919. Orfano di padre, cresce cagionevole aiutato da una vecchia zia e dalla piccola pensione della madre. Fa il chierichetto e lo studente modello. Si laurea in Giurisprudenza. Alla visita militare il medico lo scarta e gli pronostica sei mesi di vita. Racconterà: "Quando diventai la prima volta ministro gli telefonai per dirgli che ero ancora vivo, ma era morto lui".

GIULIO ANDREOTTI E ALBERTO SORDI NE 'IL TASSINARO'

Diventa sottosegretario con De Gasperi nel 1947, entra in Parlamento l' anno dopo. Ci rimarrà per sempre.

 

Sotto ai suoi governi è nata la Riforma sanitaria, è stato legalizzato l' aborto, firmato il Trattato di Maastricht. E dentro alla sua ombra l' Italia è diventata un Paese industriale, alfabetizzato, un po' più europeo, un po' meno cialtrone, al netto del clamoroso debito pubblico e delle quattro mafie. A trent' anni si sposa, dichiarandosi a Donna Livia "mentre passeggiavamo in un cimitero".

ratzinger andreotti

 

 Avrà quattro figli. Una sola segretaria, la mitica Enea. Una sola vocazione: "Non ama le vacanze - dirà la figlia Serena - non ama il mare, non ama le passeggiate. La verità è che se non fa politica si annoia". Amici scomodi e nemiciuccisi sempre col sorriso Diventandone il prototipo incorpora tutti i pregi e i difetti dei democristiani. Conosce la pazienza e la prudenza. Uccide gli avversari con estrema gentilezza e sorride per buona educazione. È in confidenza con Kissinger e ammira Arafat.

 

andreotti de gasperi

 Si commuove alla morte di Paolo VI e a quella di Alberto Sordi, che poi sarebbero il sacro e il profano della sua esistenza. Maneggia il potere in silenzio, come un gioco di prestigio. E i cattivi come fossero i buoni. Tra i banchieri d' avventura predilige il piduista Michele Sindona, quello del crack della Banca Privata, a cui aveva appena conferito il titolo di "salvatore della lira", per poi guardarne imperturbabile il naufragio dentro a un caffè avvelenato, nella cella singola di San Vittore, detenuto per l' omicidio di Giorgio Ambrosoli.

 

barillari gorbaciov andreotti

Non ha amici, ma soci momentanei di cordata, mai Fanfani e De Mita, qualche volta Forlani, più spesso Cossiga che lo nominerà senatore a vita. Educa Gianni Letta a fargli da scudiero per poi affidargli il giovane pupillo piduista Luigi Bisignani. Tutti i suoi sottocapi sono tipi da prendere con le molle: Vittorio Sbardella, detto "lo squalo" mastica per lui il Lazio. Ciarrapico è il re del saluto romano, delle acque minerali e degli impicci da sbrogliare. Franco Evangelisti è il faccendiere di "A Fra' chette serve?". Cirino Pomicino, detto "'O ministro" digerirà a suo nome 42 processi e 40 assoluzioni.

 

ANDREOTTI CON LA PISTOLA

E naturalmente Salvo Lima, il suo alter ego in Sicilia, morto sparato tra i cassonetti di Mondello per ordine dei corleonesi, la mattina del 12 marzo 1992, alba della stagione delle stragi.

 

Esecuzione che cancellò il suo unico sogno inconcluso, quello di salire al Quirinale, indossare finalmente i panni di presidente della Repubblica e (forse) sistemare gli scheletri del suo notevole armadio. Cominciando dallo scandalo fondante, anno 1963, il tentato golpe di un certo generale De Lorenzo, capo dei servizi segreti, e la scomparsa dei fascicoli che aveva accumulato sui protagonisti della vita pubblica italiana. Archivio quanto mai avvelenato e formidabile arma di ricatto che proprio Andreotti, all' epoca ministro della Difesa, era incaricato di distruggere. E che invece sarebbe riemerso nelle molte nebbie future e persino nei dossier di Licio Gelli, il finto o vero titolare della loggia massonica P2 , forse a fondamento di un suo potere sussidiario esercitato per conto (proprio) di chi li aveva maneggiati per primo.

andreotti de gasperi

 

Da Moro agli anni di B.:è lui il capo dei diavoli "Livido, assente, chiuso nel suo cupo sogno di gloria", gli avrebbe scritto Aldo Moro dalla prigione brigatista, colmo di rancore e di rassegnazione per il nulla che il governo di solidarietà nazionale riuscì a fabbricare nei 55 giorni impiegati da Mario Moretti a eseguire la sentenza.

 

Bettino Craxi lo battezzo Belzebù, il capo dei diavoli.

Lo temeva e forse lo ammirava, ma non imparò nulla dalla sua quieta imperturbabilità nelle aule di Giustizia e una volta inquisito da Mani pulite, strillò così tanto, da dichiararsi colpevole, pretendere l' impunità e finire latitante.

A differenza di quasi tutti, Andreotti non si lasciò sfiorare dalla volgarità delle tangenti, che lasciò volentieri alle mandibole dei suoi.

GIULIO ANDREOTTI CON IL COPRICAPO ARABO

Né dall' incantesimo delle notti romane. Una sola volta una nobildonna provò a trascinarlo sulla pista da ballo: "Non ho mai danzato con un presidente del Consiglio", gli disse lei leziosa. "Neanch' io" rispose lui secco, allontanandosi.

 

Non capì il bianco e nero di Berlinguer e non prese mai sul serio i troppi colori di Berlusconi. Sopravvisse alla morte della Dc e di due repubbliche. Scrisse migliaia di pagine senza mai rivelare un segreto. Sembrava eterno. Sembrava un destino. Invece anche lui, uscendo di scena a 94 anni, incollato alla sedia e in piena luce, è diventato un altro anniversario del nostro buio.

ANDREOTTI E GHEDDAFIANDREOTTI 1ANDREOTTI E GIULIA BONGIORNOcicciolina giulio andreotticossiga e andreottibettino craxi andreottiDE MICHELIS ANDREOTTIcossiga e andreotti 5THATCHER ANDREOTTIGIULIO ANDREOTTI ARAFAT E ANDREOTTI

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