COSÌ PARLÒ ZARATUSTRA MONTIS: ‘’ENTRO LA FINE DELL’ANNO TUTTE LE SCELTE SARANNO CHIARE” - LA COSA CHE ORA SEMBRA PREOCCUPARLO DI PIÙ SONO GLI EQUILIBRI INTERNI AL PD, E CIOÈ CHE PER SCONGIURARE LA VITTORIA DEI ROTTAMATORI, CULATELLO BERSANI SI PIEGHI DALLA PARTE DI VENDOLA, DICHIARATAMENTE ANTI-TECNICI - UN’EVENTUALE LISTA UNICA E MONTIANA FRA CASINI E LO SMONTEZEMOLATO QUANTI VOTI INCASSERA’?…

Francesco Bei per "la Repubblica"

«Capisco l'impazienza ma ogni cosa deve avvenire al momento opportuno: entro la fine dell'anno tutte le scelte saranno chiare». Nessun passo indietro, Monti ci sarà. Lo ha assicurato anche ai suoi sponsor del centro. Magari non sulla scheda elettorale, ma ci sarà.

Da palazzo Chigi ci tengono a spiegare, dopo l'intervista da Fazio, che quell'orgogliosa rivendicazione del premier - «saranno scelte mie» - non andrebbe letta come una ruvida risposta al capo dello Stato, il quale al contrario aveva ricordato come il brand Monti non fosse spendibile in campagna elettorale. Eppure, se da una parte si comprende la prudenza diplomatica dei montiani nei confronti del Quirinale, è altrettanto chiaro che il Professore stavolta è deciso a giocare la sua partita fino in fondo. Senza escludere un'esplicita presa di posizione a favore di una o più liste che facciano riferimento alla sua esperienza di governo.

Non casualmente il premier ha deciso di rispondere proprio il giorno delle primarie del centrosinistra. Come a voler ribadire che sul prossimo presidente del Consiglio «nulla è ancora deciso», nonostante i gazebo di Bersani e Renzi. Uno dei protagonisti della "Lista per Monti", quella di Montezemolo-Riccardi, rivela inoltre che nei giorni scorsi c'era nell'aria la sensazione che Monti volesse per fare un'uscita "pesante": «Avevamo avuto segnali precisi in questo senso. È vero che ancora non ha sciolto la sua riserva ma
non ci ha fatto mancare il suo incoraggiamento».

C'è tuttavia anche un'altra questione legata alle primarie che preoccupa il premier e che lo ha spinto anche ieri a insistere perché vengano superate le resistenze «corporative e conservatrici» che impediscono le riforme. È il timore che nel ballottaggio tra Bersani e Renzi il segretario del Pd sia costretto ad appoggiarsi troppo su Vendola. Cioè sull'unico tra i cinque candidati alle primarie ad avere una piattaforma politica dichiaratamente anti-Monti. «Il problema - ragiona a voce alta una fonte vicina al premier - è quanto Bersani dovrà spostarsi a sinistra per avere i voti di Vendola. Non sarà un appoggio gratis».

Ecco perché, in vista del ballottaggio, nei giorni scorsi è partita dal governo una affannosa rincorsa per portare a casa e chiudere in maniera definitiva tutte le partite più importanti - a partire dalla legge di stabilità - che ancora restavano aperte. Perché se il Pdl, visto da palazzo Chigi, è ormai una galassia esplosa, preoccupa anche l'atteggiamento sempre più critico del Pd.

Lo si è visto alla Camera giovedì scorso, quando un intervento del capogruppo Franceschini contro «i tecnici» è stato salutato da una standing ovation dell'intero emiciclo. Il ministro Giarda, più pallido del solito, alla fine della giornata si è rifugiato alla buvette di Montecitorio con i suoi collaboratori: «Venite, andiamo a berci un frizzantino per tirarci su il morale. Ci serve».

Il problema ora è la debolezza della creatura montiana. Le due gambe, quella di Montezemolo e quella di Casini-Fini, continuano a restare divaricate. Né si vede come potrebbero confluire in un'unica Cosa bianca. «Aspettiamo di vedere come sarà scritta la legge elettorale», osserva Italo Bocchino. Se cioè sarà conveniente o meno presentare due liste apparentate, quali saranno gli sbarramenti al Senato, se sarà ancora prevista (come lo è ora dal Porcellum e dal testo Malan) l'indicazione esplicita di un «capo politico» della coalizione.

«Se c'è Monti in campo - spiega il casiniano Roberto Rao - per noi è meglio, se non c'è vuol dire che partiremo dai suoi contenuti». Agitare l'agenda Monti in campagna elettorale per poi indicare Monti a palazzo Chigi durante le consultazioni. Questo è il piano. Mercoledì Montezemolo ne parlerà a Napoli, nel primo incontro pubblico di Italia Futura dopo l'altolà di Napolitano alla candidatura Monti.

 

MARIO MONTI E GIORGIO NAPOLITANOMARIO MONTI E IL CALICE DI VINO NAPOLITANO AGLI STATI GENERALI DELLA CULTURA renzi, vendola, bersani primarie pdCasini e Fini

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)