LE CHIACCHIERE DANNOSE DI RIGOR MONTIS - I CONTINUI ANNUNCI DI PREMIER E MINISTRI SULL'IMMINENTE ACCORDO ANTI-EVASIONE CON LA SVIZZERA HANNO IL SOLO RISULTATO DI FAVORIRE GLI EVASORI, CHE HANNO AVUTO TUTTO IL TEMPO DI SPOSTARE I CAPITALI DALLE BANCHE ELVETICHE VERSO SINGAPORE E DUBAI - MOLTO PIU’ EFFICACE LA “RICETTA USA”, A BASE DI ARRESTI DI BANCHIERI SVIZZERI SUL TERRITORIO DEGLI STATI UNITI…

I CONTINUI ANNUNCI SULL'ACCORDO CON LA SVIZZERA HANNO IL SOLO RISULTATO DI FAVORIRE GLI EVASORI
Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

Tedeschi e inglesi ce l'hanno fatta in sei mesi o poco più. Negoziati lampo e poi l'annuncio: Londra e Berlino hanno siglato un accordo con la Svizzera per recuperare i soldi degli evasori fiscali nascosti nelle banche della Confederazione. Correva l'anno 2011, mesi di settembre e ottobre. In Italia invece andiamo avanti a chiacchiere e promesse.

Passati i tempi del ministro Giulio Tremonti, inventore dei condoni quasi tombali per i furboni delle tasse ma ferocemente contrario a ogni accordo con la Confederazione, i cosiddetti tecnici guidati da Mario Monti hanno fin qui prodotto una montagna di parole. Inutili. Anzi, peggio, dannose per le casse dello Stato. Perché la strategia degli annunci a cui non seguono i fatti finisce per mettere sull'avviso gli evasori nostrani che hanno tutto il tempo, con la volonterosa collaborazione delle banche elvetiche, per trasferire i loro tesoretti in paradisi offshore al riparo del fisco nostrano. Posti fuori mano, ma molto efficienti, tipo Singapore o Dubai.

"Quasi ci siamo". "L'accordo è vicino". "Negoziato alla stretta finale". Titoli come questi accompagnano da mesi i faticosi negoziati tra l'Italia e la Svizzera, mentre gli evasori e i loro commercialisti studiano strategie alternative. Ultimo esempio di una lunga serie di parole a vanvera sono quelle pronunciate dal premier nella sua intervista al settimanale ciellino Tempi, un'intervista destinata a fare da apripista all'intervento di oggi dello stesso Monti all'apertura dell'annuale Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

"Stato di guerra contro l'evasione", ha scandito il capo del governo, che due giorni fa ha anche incontrato la presidente svizzera Eveline Widmer Schlumpf. Il rendez vous serviva a fare il punto sullo stato dei negoziato tra Roma e Berna.
La cornice dell'incontro, come si dice in questi casi, pare altamente simbolica. Le splendide vallate dell'Engadina, luoghi a tolleranza zero per chi butta un mozzicone per terra o lascia l'auto in divieto di sosta, sono costellate di ville e appartamenti frutto dell'evasione fiscale italiana.

Un'evasione a sei zeri, non quella del pizzicagnolo della porta accanto che magari si affida a spalloni di fortuna. A Sankt Moritz, Silvaplana, Sils approdano banchieri, finanzieri e grandi professionisti. Chissà se Monti, che da decenni ama villeggiare da quelle parti si è mai fatto qualche domanda in proposito.
Intanto il capo del governo di Roma e la collega svizzera sono stati costretti a prendere atto che la strada verso l'intesa in materia fiscale è molto lunga e ancora più ripida dei vicini tornanti del passo del Maloja.

L'esecutivo di Berna deve tenere a bada le proteste dei partiti nazionalisti (Udc e Lega dei Ticinesi) che gridano alla svendita del segreto bancario, alla resa di fronte allo straniero, perfino di fronte agli italiani. E per dare il colpo di grazia a ogni possibile intesa sono già sulla rampa di lancio almeno un paio di referendum popolari che in Svizzera, come noto, sono uno strumento di democrazia diretta usato con grande frequenza.

Per ingraziarsi gli oppositori la Widmer Schlumpf, descritta dalla lobby bancaria come una pericolosa estremista, si vedrà costretta a chiedere contropartite forti a Roma. Per esempio in tema di ristorni fiscali sulle tasse prelevate alla fonte in Svizzera dagli stipendi dei frontalieri italiani. Soldi che tengono in vita decine di comuni di confine. Altro tema caldo è quello della black list. La Confederazione è considerata "Stato non collaborativo" in materia fiscale e questo espone le aziende elvetiche che lavorano in Italia a una lunga serie di adempimenti burocratici.

L'ipotesi di intesa tra l'Italia dovrebbe ricalcare a grandi linee gli accordi già raggiunti con Regno Unito e Germania. In pratica, gli evasori nostrani verrebbero tassati con un prelievo una tantum sui loro depositi svizzeri. Un prelievo particolarmente elevato, che nel caso dell'accordo tedesco, per esempio, è stato fissato al 34 per cento. E per il futuro i redditi dei capitali così emersi sarebbero tassati con aliquote stabilite tra i due stati. Per la Germania è previsto il 26,3 per cento, mente nel caso inglese si arriva al 48 per cento.

Le critiche a questo schema si fondano in primo luogo sul fatto che gli evasori lascerebbero i loro soldi in Svizzera mantenendo comunque l'anonimato. Inoltre non ci sarebbero sufficienti garanzie che le banche elvetiche collaborino fino in fondo denunciando per intero i capitali nei loro forzieri.

Questi rilievi sembrano in parte fondati, ma nessuno tra i critici (tra cui non mancano ex collaboratori di Tremonti e sostenitori del suo condono agli evasori) ha fin qui segnalato come si possa far rientrare altrimenti una massa importante di capitali nascosti in Svizzera seguendo le regole dello stato di diritto. Soldi, si parla di una trentina di miliardi di possibile gettito, che farebbero gran comodo alle casse esauste del nostro Stato.

Certo, ci sarebbe il metodo americano. Nei mesi scorsi il governo di Washington è passato a vie di fatto per costringere Berna a siglare un accordo sul fisco. Ecco, in breve, la ricetta Usa: arresto di banchieri svizzeri sul territorio degli Stati Uniti, minaccia di boicottaggio commerciale e di blocco delle attività svizzere sul suolo statunitense. Sembra improbabile che Roma avrà il coraggio di imitare l'alleato americano.

Del resto anche il cancelliere Angela Merkel ha i suoi problemi per fare digerire l'intesa con Berna ai cittadini tedeschi. La sinistra (socialdemocratici e verdi) si oppone all'accordo perché lo considerano troppo blando nei confronti degli evasori e con il loro voto contrario sono in grandi di bloccare la ratifica delle nuove norme al Bundesrat, la cosiddetta camera delle regioni dove l'opposizione ha la maggioranza. Come se non bastasse, il land del Nord Reno Westfalia (dove si trovano città importanti come Dusseldorf e Colonia) si è procurato (forse a pagamento) un cd contenente un elenco di clienti tedeschi di alcune banche svizzere. Berna protesta per quello che considera furto di dati.

Il governo federale di Berlino è imbarazzato, ma non può far niente contro le autonome decisioni di un land. E così, alla fine, perfino la Merkel potrebbe essere costretta ad alzare bandiera bianca. E allora niente più intesa con la Svizzera. Con grande soddisfazione degli evasori tedeschi.

 

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