CHIAMPA CAVALLO: SARA’ L’EX SINDACO DI TORINO AD EVITARE L’IMPLOSIONE DEL PD?

Ant. Pit per "la Stampa"

Il contesto è assolutamente inedito. A presentarsi dimissionario dinanzi all'Assemblea del Pd di sabato prossimo sarà, d'altra parte, non solo l'intera segreteria del partito ma anche la presidente Rosi Bindi. E al nodo fondamentale della successione a Pier Luigi Bersani si sommerà pure quello del metodo da seguire per lo svolgimento della riunione. Anche perché, nel frattempo, anche uno dei due vice presidenti, Marina Sereni, ha assunto l'incarico di vice presidente della Camera.

Sebbene, come già accaduto nella passata legislatura, la circostanza non impedì proprio alla Bindi di assolvere anche al suo incarico nel partito. Senza contare che pure il vice segretario uscente Enrico Letta è stato chiamato dal presidente Napolitano a guidare il governo in carica. Insomma, l'assise dell'11 maggio si preannuncia come uno degli appuntamenti più delicati, ma anche più intricati, della breve e travagliata storia del Partito democratico.

Due, formalmente, le ipotesi in campo: comitato di gestione o segretario unico. Prevale, per il momento, la seconda che, tuttavia, ha scatenato il dibattito interno non solo intorno ai nomi ma anche sulla durata del mandato del segretario. A ottobre (salvo cambiamenti) è in programma il Congresso del partito mentre si sta discutendo (ma non sarà necessariamente un argomento sul tavolo sabato) l'ipotesi di modificare la norma dello statuto che individua nel segretario del partito anche il candidato alla premiership. Una scelta destinata a ripercuotersi inevitabilmente su uno degli elementi fondativi del partito come le primarie.

La «scissione» delle due figure, non dispiace affatto a Matteo Renzi, dichiaratamente interessato alla premiership e per nulla tentato dalla leadership del partito. Ma non è gradita ai veltroniani. «La coincidenza di leadership e premiership è il cuore di un grande partito che vuole candidarsi alla guida del Paese», spiegava Giorgio Tonini sulle colonne del Sole 24 Ore. In questo contesto, i candidati più accreditati per l'investitura da parte dell'Assemblea di sabato restano, in primis, il bersaniano Guglielmo Epifani (sgradito ai renziani) e il dalemiano Gianni Cuperlo.

Ai quali si sono aggiunti nelle ultime ore anche altri nomi. A cominciare dall'ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, lanciato dai veltroniani come candidato in grado di scongiurare i venti di scissione tra ex Ds ed ex Margherita che soffiano nel Pd. Un'ipotesi che non dispiacerebbe affatto neppure a Renzi: fu proprio il sindaco di Firenze, del resto, a fare il suo nome per la presidenza della Repubblica in alternativa a Franco Marini.

Mentre scendono le quotazioni di Pierluigi Castagnetti (c'è già un moderato come Letta alla guida del governo), resiste pure l'ipotesi Roberto Speranza, il capogruppo del Pd alla Camera, considerato da molti l'uomo in grado di mediare tra le diverse anime del partito. Quanto ai bersaniani (che non fanno salti di gioia né per Cuperlo né per Chiamparino), si fa largo l'opzione all'insegna della mediazione. Il nome è quello di Vasco Errani, che potrebbe incontrare il favore anche di Renzi.

Intanto, un tweet di Giuseppe Fioroni, la dice lunga sul clima che animerà l'Assemblea del Pd: «Nello sforzo di trovare il migliore si bruciano i segretari possibili -scrive -. Nell'essere contro ex Pci ed ex Dc rischiamo di essere ex Pd».

 

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