LA DEMOCRAZIA DEI SOLDI - LA CINA È PRONTA A INVESTIRE FINO A 100 MLD $ NEL DEBITO EUROPEO - MA A CONDIZIONE CHE “I LEADER EUROPEI SI ASTENGANO DAL CRITICARE LA POLITICA CINESE”, E CHE SMETTANO DI ROMPERE SU COSUCCE COME COPYRIGHT, DIRITTI DEI LAVORATORI E CONCORRENZA SLEALE - SIAMO IL PRIMO MERCATO PER I CINESI, ANCHE A LORO CONVIENE EVITARE L’EUROCRAC…

1 - FONDO SALVA-STATI: RENGLING SMENTISCE FT, "NESSUN NEGOZIATO CON LA CINA" - IL DIRETTORE DEL FONDO È IN VISITA A PECHINO, MA SOLO "PER UNA CONSULTAZIONE IN FASE PRELIMINARE"

FirstOnline.info - "Non ci sono negoziati in corso con la Cina" per il rafforzamento del Fondo europeo salva-Stati (Efsf). Ad assicurarlo è lo stesso Klaus Regling, direttore del Fondo, che proprio oggi è in visita a Pechino. Regling ha giustificato la sua visita definendola "una normale consultazione in fase preliminare", eppure nel corso dell'ultimo vertice di Bruxelles è stato stabilito di potenziare la capacità dell'Efsf anche con il contributo di Paesi emergenti, tra cui naturalmente la Cina.

Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, inoltre, la Cina sarebbe già pronta a investire tra i 50 e 100 miliardi di dollari nel Fondo, ma a condizione che l'operazione abbia forti garanzie e che i leader europei si astengano dal criticare la politica cinese.

"E' nell'interesse della Cina aiutare l'Europa, perché è il nostro principale partner commerciale, ma la preoccupazione principale del governo cinese è come spiegare questa decisione al nostro popolo - ha spiegato al quotidiano britannico Li Daokui, membro del comitato di politica monetaria della banca centrale cinese - l'ultima cosa che la Cina vuole è gettare via la ricchezza del Paese ed essere vista solo come una fonte di denaro facile".


2 - PECHINO PREPARA 100 MILIARDI MA FISSA NUOVE CONDIZIONI...
Danilo Taino per il "Corriere della Sera"

Il destino della Cina è di fare sempre paura. Con una decisione che in sé ha qualcosa di storico, l'Europa la chiama, le chiede di aiutarla comprando titoli pubblici del Vecchio Continente. Il presidente francese Nicolas Sarkozy telefona, ieri, a Hu Jintao, numero uno a Pechino, sperando che al prossimo vertice del G20 questi si impegni nel fondo di aiuti ai Paesi europei in crisi. Ma il rovesciamento di duecento anni di storia - le potenze europee che tornano a inchinarsi all'imperatore celeste - manda brividi di nervosismo: dopo una lunga marcia passata dalle campagne - l'Africa, il Sudamerica, l'Est un tempo sovietico - gli ex maoisti si avvicinano ora alla città, al pezzo pregiato sulla scacchiera.

Il presidente Hu non ha preso impegni con Sarkozy, anche se il Financial Times parla di un possibile contributo pari a 100 miliardi di dollari: spera che la soluzione trovata ieri mattina dal vertice dell'Eurozona «promuova la ripresa economica e lo sviluppo». Per ora, niente di più. Pechino siede su 3.200 miliardi di dollari di riserve accumulate con surplus commerciali di anni, ma non ha intenzione di prendere rischi, prima vorrà vedere i dettagli del piano di salvataggio dei leader europei.

Poi deciderà, ma non è il caso di trattenere il fiato: difficilmente farà molto se avrà dubbi finanziari o politici. L'Europa, comunque, ci prova. Oggi Klaus Regling, il capo del Fondo salva Stati Efsf, sarà a Pechino, prima tappa di un road show mondiale tra gli investitori potenziali, per spiegare le decisioni prese ieri a Bruxelles. E a Parigi, in un momento di comicità, il ministro della Difesa francese Gerard Longuet si è lasciato andare: «I cinesi comprano dollari, ora vogliono comprare euro - ha detto - Questo significa che hanno più fiducia nel futuro dell'Europa e della sua valuta che nel futuro degli Stati Uniti». Gli entusiasmi si fermano però qui.

Più seriamente, il commissario europeo all'Economia, Olli Rehn, ha messo la questione in termini rovesciati. Ha detto che un contributo di Paesi emergenti «avrebbe conseguenze politiche molto ampie» e «significherebbe che i cinesi, i russi e i brasiliani avrebbero indirettamente un posto al tavolo dell'Eurozona». Una decisione strategica «da non sottovalutare».

Anche da Berlino sono arrivati inviti a non strafare: i cinesi non fanno niente per niente e sono spesso arroganti. Qualche giorno fa, per dire, il presidente del fondo sovrano cinese, Jin Liqun, ha avuto parole chiare: «L'Eurozona è una di alcune entità politiche ed economiche che si aspettano la carità dalla Cina e dai mercati emergenti. Noi vi rispettiamo, per favore rispettate voi stessi». Di fronte alla crisi del debito, in effetti, l'autostima degli europei sta piuttosto vacillando.

Più in concreto, se l'aiuto cinese arriverà sarà condizionato a concessioni, alla possibilità di fare acquisizioni industriali e bancarie in Europa e a non essere disturbati. Ancora il mese scorso, il premier Wen Jiabao ha ribadito che la Cina si aspetta che l'Europa le riconosca lo status di economia di mercato. È qualcosa che i cinesi avranno automaticamente nel 2016, ma vorrebbero prima.

Non per prestigio, ma perché non essere considerati economia di mercato comporta una penalizzazione quando si devono stabilire i prezzi equi nei casi di dispute antidumping. In qualche modo, Pechino vuole che i membri della Ue la smettano di sollevare questioni di concorrenza sleale (e magari di copyright). Il fatto è che, davanti agli europei con il cappello in mano, il nuovo status la Cina lo ha già conquistato: è semplicemente al vertice della gerarchia finanziaria del mondo. Paura?


3 - DARE UNA MANO ALL'EUROPA È NELL'INTERESSE DELLA CINA
Wei Gu per "la Stampa"

La Cina ha buoni motivi per aiutare l'Europa senza condizioni. Il mese scorso, il premier Wen Jiabao aveva affermato che un impegno del fondo cinese potrebbe dipendere da certi benefici, ossia che l'Europa garantisca al Paese lo stato di «economia di mercato». Ma in quanto maggiore beneficiario del commercio globale, è nell'interesse della Cina fare il necessario per aiutare l'Eurozona a tornare alla stabilità.

Secondo l'ufficio di statistica dell'Ue, a luglio la Cina ha superato gli Stati Uniti ed è diventata il più grande partner commerciale dell'Unione europea. Con i legislatori statunitensi che stanno discutendo se imporre tariffe sulle esportazioni cinesi, la Cina è costretta a sostenere le sue esportazioni verso l'Ue. Gli europei in difficoltà compreranno meno dalla Cina e potrebbero essere più propensi a unirsi agli Stati Uniti nella ricerca di un capro espiatorio in Oriente.

Pechino ha già acquistato obbligazioni emesse dal Fondo europeo di stabilità finanziaria, con rating di tripla A. Ma questo non è abbastanza. Il presidente francese Nicolas Sarkozy dovrebbe parlare con la sua controparte cinese il 27 ottobre, mentre il responsabile dell'Efsf (Fondo europeo di stabilità finanziaria) dovrebbe andare in Cina il giorno dopo. Entrambi potrebbero chiedere alla Cina di investire una parte dei suoi 3,2 trilioni di dollari di riserve valutarie in uno speciale veicolo per il debito in sofferenza.

Con una posizione così debole dell'Ue, Pechino potrebbe insistere per ottenere maggiori benefici. La Cina potrebbe impossessarsi di porti e risorse direttamente, ma se la Cina fa troppa pressione, i Paesi dell'Eurozona potrebbero impuntarsi, svalutare l'euro e arrangiarsi da soli.

Inoltre, offrire aiuto senza condizioni avrà il vantaggio di far accettare prima o poi Pechino come economia di mercato: la Cina sta già diversificando la sua economia riducendo le esportazioni, il che ha diminuito la sua eccedenza della bilancia delle partite correnti dal 5,2% del Pil nel 2010 al 2,8% nel primo semestre del 2011.

 

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