federico mollicone giulio base tiziana rocca pingitore

IL CINE-SISTEMA MOLLICONE! LA RETE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA FEDERICO MOLLICONE CHE HA MESSO IN PIEDI UN MECCANISMO DI PREBENDE E FONDI PUBBLICI AD AMICI E PROTEGÉ POLITICAMENTE AFFINI. PRIMI FRA TUTTI, LA COPPIA D'ORO DEL CINEMA TRICOLORE, GIULIO BASE E TIZIANA ROCCA – IL FIUME DI DANARO ALLA COMMEDIA DI PIER FRANCESCO PINGITORE (800MILA EURO), AL BIOPIC SU GIGI D'ALESSIO (UN MILIONE) E AL LEGAL THRILLER CON MANUELA ARCURI - I 140MILA EURO ALLA CINETECA KABUTO CHE SI OCCUPA DI VIDEOGAMES – LA RETROMARCIA (TARDIVA) DI GIULI SULLA BOCCIATURA DEL DOC SU REGENI E LA POLEMICA DELLA SOTTOSEGRETARIA BORGONZONI CHE CHIEDE LE DIMISSIONI DEI RESPONSABILI DELLA VALUTAZIONE...

 

1 - REGENI, RETROMARCIA DI GIULI IL MINISTERO: VIA I COMMISSARI E NUOVI CRITERI PER I FILM 

Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti

 

Contrordine Fratelli. A tempo scaduto, la destra fa retromarcia. Sconfessando gli esperti del ministero che hanno giudicato il docufilm su Giulio Regeni indegno di ricevere contributi pubblici. 

federico mollicone

 

Il primo a uscire allo scoperto, di buon mattino, è il meloniano Federico Mollicone:

 

«Figurarsi se non avrei ritenuto meritevole di finanziare un'opera che racconta la storia di un italiano torturato all'estero», si schermisce il presidente della commissione Cultura, principale indiziato dell'epurazione.

 

Nel pomeriggio spetta al ministro Alessandro Giuli, interpellato dal Pd, intervenire in aula dopo giorni di imbarazzato silenzio. Con un discorso che smentisce la commissione da lui stesso nominata: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale» il loro lavoro, che però «non è frutto di una scelta politica», si indigna.

 

La prova? Sta nel fatto che per Tutto il male del mondo «era stata presentata una prima domanda di contributo selettivo nel 2024 e non lo aveva ottenuto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando». Così come poi accaduto alla «nuova domanda presentata nel 2025».

 

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

Un doppio stop «significativo», per Giuli: «Conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico, reiterato nel tempo». Inutile dunque avanzare sospetti: «Il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà», alza i toni: «Attribuire una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Tanto più che non tutto è perduto: il film potrà sempre ricevere i fondi del tax credit «tuttora in fase di istruttoria». 

 

Un'arrampicata sugli specchi che è piaciuta poco alla sottosegretaria con delega al Cinema Lucia Borgonzoni, decisa ora a cambiare registro: nella prossima riunione con le associazioni del comparto «verrà condivisa una proposta di revisione del sistema delle commissioni, già concordata con il ministro». E non contenta minaccia: «Alla luce di quanto accaduto, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni».

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

 

Vuole la testa di chi ha negato i fondi alla pellicola su Regeni, la leghista. E non solo. «Profondamente colpita dalla bocciatura dell'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, uno dei più grandi maestri italiani», sembra invocare un reset totale: «Queste scelte», taglia corto, «non rispecchiano in alcun modo la linea del ministero». 

 

(...)

2 - POLTRONE AI SODALI E FONDI AGLI AMICI LE MANI DI MOLLICONE SUL CINEMA 

Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti

 

federico mollicone giulio base (2)

Gli addetti ai lavori lo chiamano "il sistema Mollicone". Dal nome del responsabile cultura di Fratelli d'Italia, presidente dell'omonima commissione alla Camera, che da tre anni ha messo in piedi un poderoso meccanismo per distribuire — attraverso un manipolo di fedeli — prebende e fondi pubblici ad amici e protegé politicamente affini. Primi fra tutti, la coppia d'oro del cinema tricolore: Giulio Base e Tiziana Rocca. 

 

Due gli obiettivi prioritari: promuovere le proprie clientele in un mondo che l'ha sempre tenuto ai margini; sostituire alla presunta egemonia della sinistra quella della destra ora al potere. 

 

Federico Mollicone, classe 1970, figlio di un esponente missino adepto di Ordine nuovo, cresciuto fra i Gabbiani di Colle Oppio frequentati pure dalla futura premier, ha sin da ragazzo un chiodo fisso: occupare la cultura e tutto quel che gli gira attorno. 

 

Avendo mancato per ben due volte il bersaglio grosso — ovvero la poltrona del ministero, destinata prima a Gennaro Sangiuliano e poi ad Alessandro Giuli — ha pensato bene di organizzarsi. Infiltrando i suoi uomini là dove si selezionano film, serie tv, festival, rassegne e premi meritevoli di sovvenzioni statali. Alle cui cerimonie è spesso ospite fisso. Il mezzo prescelto per orientare la narrazione. E far vedere chi conta davvero nel settore, adesso che al governo ci sono loro: i Fratelli. 

 

federico mollicone

Sodali di Mollicone sono diversi "esperti" nominati nella commissione contributi selettivi che ha bocciato il finanziamento al documentario su Giulio Regeni, ma ha riconosciuto un fiume di danaro alla commedia di Pier Francesco Pingitore (800mila euro), al biopic su Gigi D'Alessio (un milione) e al legal thriller con Manuela Arcuri.

 

Lo stesso schema utilizzato nella commissione ministeriale chiamata a decidere quali attività e iniziative di promozione cinematografica devono essere foraggiate. Con metodi non sempre ortodossi. Come dimostra l'ultima graduatoria. Finita al centro di un piccolo giallo utile a svelare il modus operandi della Mollicone band. 

 

(...)

Basta dare una scorsa a chi ne ha beneficiato di più. Intanto Tiziana Rocca, la moglie di Giulio Base, il direttore del Torino Film Festival nonché regista dell'ultima pellicola cara alla destra: Albatross, presentata in pompa magna al cinema Adriano con tutto il gotha di FdI. Ebbene, la nota pr ha incassato dalla commissione promozione quasi mezzo milione. 

 

lucia borgonzoni giulio base

Alla sua Agnus Dei sono stati assegnati 120mila euro per il Filming Italy Los Angeles 2024 nella sezione dedicata all'internazionalizzazione; altri 100mila per il Filming Italy Sardegna 2025, la dotazione più alta delle rassegne; ulteriori 100mila euro per il Producer italian award 2025, nella sezione premi. Cui vanno aggiunti i 130mila euro dati al Taormina Film Festival di cui Rocca è direttrice artistica. 

 

Come non bastasse anche il marito ha ricevuto soldi pubblici: per la rassegna organizzata all'Istituto italiano di Cultura in Spagna, normalmente finanziato dal ministero degli Esteri e ora pure da quello guidato da Giuli, ma solo per pagare il curatore. Chi invece ha fatto un salto enorme è stata la cineteca Kabuto, passata nel giro di un anno da 50mila a 140mila euro, il record della sezione. 

 

Inutile sorprendersi però: i fondatori di questa srl romana che si occupa di videogames sono molto cari a Mollicone. Con la commissione Cultura della Camera hanno in corso un progetto per valorizzare il mondo dei giochi virtuali, applicati al cinema, ovviamente.

pierfrancesco pingitore

 

Per non parlare dei 35mila euro assegnati all'associazione sportiva dilettantistica Puntoevirgola per un festival ai Castelli romani. Della serie: cosa non si fa per gli amici (di Federico e della destra). Specie se i soldi non sono i tuoi, ma quelli dell'erario. 

 

ALESSANDRO GIULI E LUCIA BORGONZONI

federico mollicone giulio basefederico molliconefederico molliconefederico molliconefederico molliconefederico molliconefederico mollicone (2)

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…