paolo zampolli donald trump

“ZELENSKY? DOVREBBE RICOSTRUIRE LUI GAZA CON TUTTI I SOLDI CHE SI È FREGATO…” – IL COLLOQUIO (IN TRENO) DI MICHELE MASNERI DEL “FOGLIO” CON PAOLO ZAMPOLLI, “INVIATO SPECIALE” DI TRUMP PER L’ITALIA: “TRUMP HA CACCIATO LE PERSONE TRANS DALL’ESERCITO? GIUSTO. I TRANS DEVONO STARE NELLA MODA, FARE QUELLE COSE DA FROCI. I FROCI DEVONO FARE LE SFILATE, MICA I MILITARI. AL PARCO SEMPIONE, ECCO. I TRANS DEVONO STARE LÌ. QUELLI PIGLIANO GLI ORMONI, NON LI VOGLIO A GUIDARE UN CARRARMATO, C’È UN LAVORO PER TUTTI, FACCIANO GLI STILISTI” – “MUSK? UN PO’ INVADENTE. GIORGIA MELONI? DEVE CAMBIARE POSIZIONE SULL’UCRAINA” – “IO SONO SINGLE E SONO SUL MERCATO. NON SONO MAI STATO SPOSATO PERCHE’ I MATRIMONI SONO I FUNERALI DELLE RELAZIONI”

michele masneri

Estratto dell’articolo di Michele Masneri Per “Il Foglio”

 

Una cosa divertente (a tratti) che non farò mai più: inseguire il nuovo inviato speciale di Trump in Italia tra Roma e Milano, sul Frecciarossa. Paolo Zampolli, cinquantaquattro anni, italoamericano di successo, fino a qualche anno fa […] noto soprattutto per essere “quello che presentò Trump a Melania”, uno di quegli italoamericani di complemento […] a New York, in cui si incappava nel mondo di prima, quello in cui nessuno poteva pensare che Trump diventasse per due volte un leader mondiale, e uno come Zampolli un potente globale o anche solo regionale.

 

lotito zampolli

Ma adesso […] è appena stato nominato “inviato speciale” da Trump per l’Italia e forse oltre. E’ a Roma per una serie di incontri, ha visto Salvini, è andato da Bruno Vespa e all’ambasciata americana, trovo il suo numero di telefono, mi dice “ah, sono in piscina, all’Hotel Bulgari, venga qua”, io corro […] ma lui non c’è, è andato “da Ignazio”, dice, intendendo il presidente del Senato, e poi “all’ambasciata”, intendendo americana, ma già sta partendo per Milano, io dunque mi butto sul treno a inseguirlo, ovviamente carrozza executive […] il nuovo ambasciatore di Trump viaggia solo, trascinando a fatica un valigione gigantesco […]

 

Ha anche il collarone per dormire, il tipico cuscino per il collo. Però il suo valigione ha le insegne delle Nazioni Unite perché Zampolli è anche ambasciatore presso l’Onu della […] Dominica (guardo su Wikipedia, isola nei caraibi con 71 mila abitanti). Il doppio ambasciatore americano-dominicano alla stazione Termini è trafelato, abbronzatissimo, ha un completo scuro, e sopra un giaccone di pelle nera. Mocassini Gucci, cintura Hermès, Rolex al polso, una camicia bizzarra con uno squalo ricamato sul colletto e una sfilza di iniziali sulla panza, A.M.B.P.Z., per la gioia di ricamatori newyorchesi (chissà che costi).

PAOLO ZAMPOLLI

 

Ha anche una spilletta con la bandiera americana e la scritta 47, come la quarantasettesima presidenza del suo amico Donald. Ha un faccione simpatico, un leggero tremore alle mani […] c’è anche Laura Ravetto che ci guarda perplessa, e Zampolli è entusiasta […] “Ma questo treno è amazing, è pazzesco, sono sedili Frau questi?” chiede. “Ah, che comodo, Matteo mi ha detto che lo porteranno in America e pure in Egitto il Frecciarossa” […] “Aspetta, c’è il New York Times! Hold on, c’è il Washington Post”.

 

[…] Vuole fare un’esperienza culinaria. “Ma c’è aglio nell’ossobuco? Sono allergico all’aglio” chiede alla hostess (sono le 16.24, ma il doppio ambasciatore ha ancora il jet lag, è appena arrivato in Italia, è distrutto oltre che affamato ed entusiasta). “C’è champagne? Solo Prosecco? Mmm, proviamo. E’ proprio bello questo treno, ah! Mica come quello per andare a Mar-a-Lago! da Orlando a Palm Beach ci hanno deviato, ci abbiamo messo tre ore. E da New York a Washington? Ti spari in testa. E i sedili non si possono neanche regolare”.

DONALD TRUMP PAOLO ZAMPOLLI

 

A proposito, ma il treno a levitazione di Elon Musk di cui si parlava tanto un tempo? “Mah, non se n’è saputo più niente”, fa lui, completamente preso da mille attività, mentre si toglie le scarpe, tira fuori una cravatta dalla borsa e me la regala, così come una spilletta come la sua, risponde a una email della “White House”, assapora il momento di gloria.

Dall’America è tutta una richiesta di interviste anche perché è uno dei boss del Kennedy Center, la Santa Cecilia di Washington, luogo di seriosi concerti di musica classica, e invece adesso lui vuole costruirci un porto turistico e pure un palco per sfilate. “Sì, di Valentino, siamo in contatto, era il sarto di mia madre, le ha fatto anche il vestito di nozze”.

 

PAOLO ZAMPOLLI

[…]  “Casa in centro, via Borgonuovo, figlio unico, liceo scientifico. Mia mamma era parente di papa Montini. Mio padre muore quando ho 18 anni. Vendiamo tutto alla Giochi Preziosi. Io vado a New York e non sono mai tornato. Milano e l’Italia mi stavano strette”. Il padre possedeva l’azienda di giocattoli Harbert, ricordo ancora lo slogan, “Harbert giochi per giocare”, e produceva tra gli altri il Dolce Forno, quel fornetto arancione con una lampadina dentro che cuoceva dolci in miniatura, versione italiana dell’americano Easy-Bake Oven. Lei ci giocava? “No, mai saputo cucinare, ma mangiavo delle ottime tortine che i nostri espositori facevano alla Rinascente”.

 

Quindi eravate ricchi. “Ricchi”, ride lui. “Per l’epoca sì, ma niente al confronto ai ricchi americani”. […]  “All’epoca bastava essere milionari, oggi gli zeri sono molti di più”. Però Bezos, Musk, non sono troppo ricchi? Non c’è troppa concentrazione di soldi? Mi guarda con un ghigno. “No, anzi serve da motivazione per gli altri!”. E Musk? “E’ il più intelligente del mondo! Guardi cosa ha fatto coi satelliti.”

AMANDA UNGARO E PAOLO ZAMPOLLI

 

Poi però al terzo giro di prosecco: off the record, è un po’ invadente, sì. E Meloni? A Roma son tutti un po’ preoccupati che lei sia stato spedito a farle un po’ da tutore, che sia venuto a controllare che non sgarri. “Macché, anzi, è stata gentilissima, e la relazione con l’America è buona. E’ l’unico capo di governo che ha già incontrato il presidente Trump tre volte. Anche se questa relazione può sempre migliorare, o peggiorare”, fa con uno sguardo molto Soprano. Sembra un po’ minacciosa messa così.

 

DONALD TRUMP PAOLO ZAMPOLLI

“No, nessuna minaccia, però si può sempre migliorare”, dice lui affrontando un enorme sandwich di Cracco (“c’è troppo pane, niente a che vedere con quelli di Cipriani, signora, please, porti via”). Dicevamo la Meloni. Che potrebbe fare per migliorare? Sempre off the record, fa lui, la questione Ucraina. “La posizione sull’Ucraina della Meloni deve cambiare, non piace al presidente”. E del povero Zelensky che ne facciamo? “Dovrebbe ricostruire lui Gaza con tutti i soldi che si è fregato”. Ammazza.

 

A proposito di Gaza, ha visto il famigerato video con Trump che si fa re della Striscia turistizzata? “No, non ho avuto tempo”. E in generale che ne pensa? “Be’, Gaza ora è distrutta, rasa al suolo, ci vorranno dieci anni per ricostruirla, ma 50 se ci sta la gente in mezzo”. Eh, ma i poveri palestinesi scusi dove li mette? “Il presidente ha un accordo con gli stati vicini per spostarne cinquecentomila. Oggi ho visto l’ambasciatore degli Emirati Arabi ed è d’accordo”.

INCONTRO TRA MATTEO SALVINI E PAOLO ZAMPOLLI

 

Lei si occuperà anche di Gaza? “No, lì ci sono altre persone di fiducia del presidente”. Quindi lei è incaricato solo per l’Italia? “No, anche per altro, tutto ciò che mi chiederà il presidente. Che poi io gli avevo chiesto un altro incarico, ma va bene lo stesso”. Cioè cosa voleva? Cia? Fbi?”. Ride. Non risponde. Chissà. E il vero ambasciatore americano in Italia appena nominato, Tilman Fertitta, dev’essere un altro che non è molto contento. Come da tradizione l’ambasciatore a Roma non è un diplomatico di carriera bensì uno dei grandi donatori del presidente, e in questo caso Fertitta è un riccone (10 miliardi di patrimonio) con catene di ristoranti tra le altre cose, “il ristoratore più ricco del mondo”. Lo conosce? “No”.

 

Negli ambienti diplomatici romani raccontano che abbia un enorme yacht e che voglia portarselo in Italia, tenerlo a Ostia e usarlo come sua abitazione […] e all’ambasciata e alla residenza diplomatica andarci solo per gli appuntamenti di lavoro. “Ah, che bello Ostia, dicono sia magnifica!” dice Zampolli. […]

novella 2000 - zampolli donald e melania trump

 

Senta, ma questa cosa di Trump che ha cacciato le persone trans dall’esercito? “Giusto”. Ma che male fanno, scusi? “Ma i trans devono stare… non so… nella moda, fare quelle cose da froci. I froci devono fare le sfilate, mica i militari. Al Parco Sempione, ecco. I trans devono stare lì. Quelli pigliano gli ormoni, non li voglio a guidare un carrarmato, c’è un lavoro per tutti, facciano gli stilisti”. […]

 

“Apro un’agenzia di modelle e divento subito uno dei primi 10”. E poi l’incontro con Melania Trump, incontrata proprio a Milano, e che lui porterà a New York. “Sì, una donna eccezionale, parla italiano e altre quattro lingue. La più grande first lady che ci sia mai stata”. Ma è vero che in realtà si odiano col presidente? “Macché, tutte balle”. Il presidente, come lo chiama lui, l’ha conosciuto da Cipriani, nome che ripete varie volte, poi entrano in affari insieme e anche adesso hanno un rapporto di lavoro.

novella 2000 - zampolli donald e melania trump

 

[…] “Ma io sono sempre stato in anticipo sui tempi” dice lui tutto contento. Ha mai pensato di fare dei programmi tv? “Mi avevano proposto, ma no”. Ha visto The Apprentice, il film su Trump? “No”. Cosa guarda in tv? I Soprano? “No. Mi piaceva molto Homeland”. E Roy Cohn, l’avvocato luciferino che fece da mentore a Trump, l’ha mai incontrato? “No, mai”.

 

Senta, e Roma la conosce? “Poco, pochissimo”. Prenderà casa? “No, ho già casa a Milano e starò lì. Farò avanti e indietro con questo treno stupendo”. Ogni quanto verrà in Italia? On demand? “On need, al bisogno”. Ma subito chiede: “Un altro prosecco, lei è così carina”, dice alla hostess del Frecciarossa che è felice perché non ha mai avuto un viaggiatore così gioviale. Porti anche il risotto.

 

AMANDA UNGARO - DONALD TRUMP - MELANIA - ZAMPOLLI E SUO FIGLIO

[…] A Roma ha visto Andrea Stroppa, l’inviato di Musk? (quanti inviati speciali, a Roma, di questi tempi). “No”. Il Papa non l’avrà incontrato immagino. “No, ma ho pregato molto per lui”. E’ credente? “Mah”, fa lui poco convinto. Lei vota in Italia o in America? “Non sono mai stato molto interessato alla politica. Comunque voto in tutte e due, ho la doppia nazionalità”. E cosa vota? “Sempre a destra”. “Repubblicano in America”, e in Italia cosa? Tipo Msi? An? “Boh, non so”, risponde, con la praticità di questo nuovo tipo antropologico d’americani. Secondo lei cosa dovrebbe fare l’Italia per essere più competitiva? “Essere amica dell’America. Ecco cosa fanno gli alleati”. E l’Europa? “America first”.

 

Paolo Zampolli

Che poi lei è ambasciatore della Dominica alle Nazioni Unite, ma non è manco residente là, come funziona? Vengono in mente certi ambasciatori tropicali alla Pupi d’Angeri. “Per meriti, ho costruito laggiù un hotel da 190 milioni di dollari”. Pure sua moglie è ambasciatrice, dello stato sempre caraibico di Grenada (questo, 117 mila abitanti). “Non è mia moglie, è la mia ex compagna, la madre di mio figlio Giovanni, che ha 15 anni”. […] Quindi lei ora è single. “Sono sul mercato!”, dice lui contento. Chissà che profferte. “Mai sposato. I matrimoni sono i funerali delle relazioni”. […]

CASA ZAMPOLLI - EDITH MOLNAR - ROBERTO CAVALLI - CAMILLA OLSSON - MELANIA E DONALD TRUMPPAOLO ZAMPOLLIPAOLO ZAMPOLLI TRA LE MODELLEPAOLO ZAMPOLLI PAOLO ZAMPOLLI E BILL CLINTONdonald trump paolo zampolli

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