mario draghi recovery plan fund

COME RIFORMARE IL PAESE DEGLI IRRIFORMABILI? DRAGHI PENSA A MAGGIORANZE VARIABILI SU DIVERSI PROVVEDIMENTI ANCHE PER DISINNESCARE LA LITE CONTINUA SALVINI-LETTA - IL DECRETO SEMPLIFICAZIONI, CHE VERRÀ VARATO ENTRO METÀ MAGGIO, SARÀ LA PROVA DEL NOVE IN PARLAMENTO, POI LA CONCORRENZA E LA GIUSTIZIA. LA MINISTRO CARTABIA: “BISOGNERÀ RIDURRE IN MODO DRASTICO IL TEMPO DEI PROCESSI”. GIA’, MA COME?

Francesco Verderami per il Corriere della Sera

DRAGHI 8

 

«Le riforme le chiede l' Europa»: è l' alibi di cui Draghi si servirà per riformare il Paese degli irriformabili.

Chiusa festosamente la trattativa con l' Unione sui fondi del Pnrr, le forze politiche, gli apparati dello Stato, il mondo del lavoro, saranno chiamati a una sorta di crash test per superare interessi elettorali, logiche burocratiche, tic corporativi. Perché il governo si accinge a modificare ciò che finora è stato immodificabile, attraverso provvedimenti che - se approvati - segneranno una discontinuità storica con il passato. Le differenze con il precedente gabinetto sono già acquisite.

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI AL SENATO

 

A parte il piano vaccinale che ha superato la soglia delle cinquecentomila dosi giornaliere, il punto di svolta sta infatti nel Recovery plan, nelle quaranta pagine che hanno colmato il vuoto lasciato da Conte: quello delle riforme.

 

Ecco il passaggio delicato che il premier si appresta a intraprendere senza dar peso alle fibrillazioni politiche di questi giorni. In prospettiva viene messo nel conto che, su alcuni provvedimenti, i partiti potranno alternativamente schierarsi a favore o contro, prefigurando maggioranze a geometrie variabili dentro il perimetro della grande coalizione. D' altronde l' obiettivo di palazzo Chigi è realizzare il piano stabilito, senza l' ossessione di dover durare a prescindere. Che poi è il tratto distintivo di questo gabinetto.

 

meme su Mario Draghi e il recovery plan

Nei conversari riservati tra rappresentanti del governo affiorano preoccupazioni mescolate a picchi di ottimismo.

 

Le riforme saranno un tornante impegnativo. Un piccolo saggio delle difficoltà lo hanno vissuto per esempio i ministri senza portafoglio, che l' altra sera - dopo l' approvazione del Recovery plan - si sono congratulati tra loro per aver attraversato la selva oscura dei funzionari di altri dicasteri. «Tra direttori generali, consiglieri di Stato, magistrati distaccati... Solo chi c' è passato può capire», ha raccontato il pd Delrio, che a fianco a Renzi ha provato l' esperienza di palazzo Chigi.

 

Ma stavolta i provvedimenti del governo incideranno sull' assetto complessivo del sistema nazionale. Il decreto semplificazioni, che verrà varato entro metà maggio, sarà - così viene definito da un autorevole ministro - la «prova del nove in Parlamento», perché rappresenterà «la prima pietra del progetto di modernizzazione del Paese, la base di revisione per la Pubblica amministrazione, le autorizzazioni ambientali, le infrastrutture, la digitalizzazione...». E appresso arriverà il provvedimento sulla concorrenza, che l' Europa ha indicato come priorità e che inciderà sulle categorie, quindi sui serbatoi elettorali delle forze politiche. «Un tema delicato», ammette chi rappresenta un partito nell' esecutivo.

ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SU MARIO DRAGHI

 

Draghi è consapevole del rischio che si produca nel Paese l'«effetto Nimby», perché in Italia tutti sono propensi ad appoggiare le riforme, a patto che non si facciano nel loro giardino. Ma i miliardi del Pnrr, nella logica del dare e avere, saranno lo strumento che potrà agevolarlo nel portare a termine la svolta, con un cambio di paradigma necessario a rilanciare l' economia e afferrare la crescita. Peraltro non esiste un «piano B» e i primi a saperlo sono i partiti che dovranno abbandonare i giochi quotidiani di posizionamento per assumersi la loro responsabilità in Parlamento.

 

Lì dove arriverà ai primi dell' estate il disegno di legge delega con il quale si dovrà riformare la giustizia, l' altra innovazione chiesta dall' Europa. «Bisognerà ridurre in modo drastico il tempo dei processi», ha spiegato in Consiglio dei ministri il Guardasigilli Cartabia. E fin qui tutti d' accordo. Il punto è come si tradurrà l' enunciazione di principio in testo, quali reazioni susciterà in un mondo che ha fatto della conservazione la propria religione, e quale sarà l' atteggiamento delle forze di governo.

ENRICO LETTA E MATTEO SALVINI

 

L' ex presidente della Consulta, che ha messo al lavoro sei commissioni al dicastero della Giustizia, ha spiegato il suo metodo di lavoro prima di lanciare un appello alla consapevolezza e alla corresponsabilità strategica, che presuppone - ha sottolineato - un preciso impegno politico.

 

Le riforme non saranno una passeggiata, ma siccome non ci sono alternative, sarà (forse) questa la strada per riformare finalmente il Paese degli irriformabili.

MARIO DRAGHI RECOVERY PLAN

 

ENRICO LETTA E MATTEO SALVINI

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