CHE DIFFERENZA PASSA TRA SANTITÀ E SANITÀ? - IL BERTONE-DREAM DEL “POLICLINICO DI DIO” CONTRO CEI E OPUS DEI

Carlo Bonini e Carlo Picozza per "la Repubblica"

Quali segreti custodiscono l´Istituto Dermopatico dell´Immacolata e Franco Decaminada, il presule classe 1945 che ne è stato per tre lustri la guida e dalla vigilia di Pasqua confinato agli arresti domiciliari per appropriazione indebita e frode fiscale? E chi ne ha paura? Perché il dissesto (600 milioni di euro di debiti) e la spoliazione (14 milioni distratti) del polo sanitario romano "Monti di Creta", "San Carlo" e "Villa Paola" di proprietà della Congregazione dei Figli dell´Immacolata Concezione ha ossessionato il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, orientandone le mosse frenetiche proprio al ridosso del Conclave?

Nell´agonia dell´Idi è un altro capitolo della lotta dentro la Curia intorno a interessi assai terreni, debolezze della carne e rapporti di mutuo soccorso tra le due sponde del Tevere. Ed è una storia che conviene prendere dalla coda. Il 15 febbraio scorso.

LA PRESA DELL´IDI
A meno di un mese dal Conclave, con Papa Benedetto dimissionario, Bertone muove sull´Idi con decisione. Quella mattina di febbraio, il Segretario di Stato firma il decreto con cui nomina il cardinale Giuseppe Versaldi delegato Pontificio con poteri di commissario straordinario sulla Congregazione dei Figli dell´Immacolata Concezione.

E quella stessa mattina - riferiscono due diverse fonti qualificate - a un´influente figura vaticana che prova a farlo desistere dall´idea di commissariare la Congregazione, lo stesso Segretario di Stato ribadisce la sua intenzione di "espropriare" i concezionisti delle loro "eccellenze".

L´idea è di creare le condizioni perché in tempi brevi i "Monti di Creta" e il "San Carlo" vengano venduti a privati "vicini" alla Santa Sede con l´impegno tacito a conferirli poi a una nuova struttura - il Policlinico Vaticano - che, con il Bambin Gesù, dovrebbe diventare il nuovo polo sanitario vaticano. È un´ipotesi vista come fumo negli occhi dalla Cei (che possiede il Policlinico "Gemelli") e dall´Opus Dei (proprietaria del Campus biomedico). Ma è un´ipotesi che Bertone insegue da tempo. Da quando ha tentato, nel gennaio 2011 di rilevare per 200 milioni di euro il San Raffaele di don Verzé (l´offerta verrà "doppiata" da Rotelli).

GLI UOMINI DEL CARDINALE
Con il mondo che ha lo sguardo rivolto alla Sistina, le mosse del Segretario di Stato si fanno fulminee. Il 19 febbraio, Versaldi nomina suo delegato vicario per l´Idi Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù che, a sua volta, il 22 febbraio, nomina quale suo sub-delegato Massimo Spina, direttore dell´ospedale pediatrico (in quel momento, Profiti è infatti "macchiato" da una doppia condanna per turbativa d´asta che la Cassazione trasformerà in assoluzione soltanto tre giorni fa). Profiti e Versaldi sono Bertone.

Il primo ha diretto il "Galliera" di Genova quando il Segretario di Stato era arcivescovo della città. Il secondo ha un vincolo con Bertone che risale agli anni in cui era vescovo di Vercelli e che nel tempo è diventato indissolubile (Bertone lo ha chiamato in Curia a presiedere la Prefettura per gli affari economici). Per altro, Versaldi, in materia di malversazione e corruzione, è un teorico della "correzione fraterna", la dottrina con cui la Curia, per decenni, ha coperto la piaga della pedofilia.

«Nei casi di fondata cattiva amministrazione dei beni ecclesiali - spiega il 19 ottobre 2012 nel Sinodo dei Vescovi - deve valere la medicina evangelica della correzione fraterna. E solo in caso di mancato ravvedimento e conversione è necessaria la denuncia alle autorità competenti».

LE OFFERTE RIFIUTATE
Versaldi e Profiti sono insomma gli uomini giusti per sigillare il pozzo nero dell´Idi e impedirne la tracimazione. Ma soprattutto hanno l´incarico di cancellare con un tratto di penna il concordato preventivo concesso dal Tribunale di Roma alla Congregazione. Una procedura con cui i "concezionisti" hanno ottenuto un margine di manovra per cercare acquirenti delle strutture sanitarie utili a ripianare il buco di 600 milioni.

Di proposte ne arrivano due. Una a firma della "Inter. Im", una s. r. l con sede a Salerno che si dice pronta a rilevare "per sé o per Ente da nominare", gli ospedali della Congregazione per 355 milioni di euro. La seconda dal Gruppo Acqua Acetosa (veicolo di un fondo di investimento tedesco) per 360 milioni.

Profiti e Versaldi tirano dritto e tra il 28 e il 29 marzo, con un ricorso diretto al ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera chiedono e ottengono che la Congregazione, di cui dichiarano l´insolvenza, venga ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria con la cessione delle attività e dei beni ospedalieri. Un passo decisivo per "vendere" a privati vicini alla Segreteria di Stato.

LA LETTERA AL PONTEFICE
La Congregazione si sente defraudata e invia una lettera al nuovo Papa Francesco stigmatizzando come l´amministrazione straordinaria significhi, di fatto, lo spossessamento dei suoi beni e della sua storia centenaria. Quella di cui, ancora nel 2007, si faceva vanto proprio Bertone nell´omelia pronunciata l´8 dicembre all´Idi.

La Congregazione e il suo polo dermatologico, a quei tempi, infatti, facevano comodo. E l´asse tra il Segretario di Stato e Franco Decaminada era d´acciaio. Perché oggetto di un patto con l´allora governo Berlusconi sul polo lombardo di "Nerviano", centro di ricerca che, nel 2004, la multinazionale farmaceutica Pfizer aveva deciso di chiudere, lasciando a piedi 800 dipendenti.

IL PATTO DI PALAZZO CHIGI
Bertone, in quel dicembre del 2007 all´Idi, magnifica un´operazione di cui in realtà conosce il retroscena. Dice: «Con l´acquisizione del Nerviano Medical Science la Chiesa dispone del più grande polo privato di ricerca farmaceutica in Italia. Il fine, ambizioso, è quello di arrivare a produrre e vendere farmaci oncologici a prezzo di costo nel terzo mondo, rompendo il monopolio delle multinazionali».

La verità, per come la racconta Decaminada ai pm il 22 maggio scorso, è un´altra. Nel 2004, quando la Congregazione lo acquisisce alla cifra simbolica di 1 euro dalla Pfizer, Nerviano è infatti un ramo secco con scarse prospettive nella ricerca oncologica. E per giunta, l´Idi, di fatto, è già in stato di insolvenza, per quanto la circostanza sia ignorata fuori dalle mura Vaticane. E dunque le ragioni di assumersene il carico sono altre.

«Prima dell´acquisto - racconta Decaminada - a Palazzo Chigi, ci fu un incontro tra i componenti della Congregazione, tra cui io, Gianni Letta e Roberto Formigoni. Ci promisero un aiuto finanziario di 200 milioni di euro per acquistare Nerviano se avessimo mantenuto inalterati i livelli occupazionali per 5 anni. Un finanziamento mai erogato». Nerviano, nel 2011, sarà poi ceduto dall´Idi alla Regione Lombardia a titolo gratuito. Ma è proprio con Nerviano che la Congregazione entra in acque agitate.

CLIENTELE E SOSPETTI
Ci sono insomma ottimi motivi per la Segreteria di Stato per chiudere in fretta e senza strepiti la storia dell´Idi (è di 48 ore fa l´accordo sul congelamento degli annunciati 400 esuberi). E sono motivi che hanno a che fare con il business sanitario, certo. Ma non solo. Che nelle stanze della Congregazione avesse preso a fare il buono e il cattivo tempo il "laico" Antonio Nicolella, uomo con un passato nel Sismi, fa pensare. Così come la circostanza - secondo quanto riferiscono fonti qualificate vicine a padre Decaminada - che in questi anni, in almeno un caso l´Idi è stato il silenzioso teatro di "correzione fraterna" in episodi di accertata pedofilia, nonché rifugio discreto di giovani segnalati da influenti monsignori.

 

 

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