COMUNISMO IN SALSA AGRODOLCE - L’INCREDIBILE SPY STORY DI BO XILAI CAMBIERÀ PER SEMPRE LA POLITICA CINESE - PRENDI UNA POTENTE FAMIGLIA, UN UOMO D’AFFARI INGLESE MORTO AMMAZZATO, UN’AMANTE INSODDISFATTA E UN RAMPOLLO FARFALLONE, AGGIUNGI UN PIZZICO DI SPIONAGGIO INTERNAZIONALE E LO SCANDALO È SERVITO: TOLTO DI MEZZO IL LEADER CONSERVATORE BO XILAI, IL PARTITO COMUNISTA PUÒ PREPARARE LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE STRIZZANDO L’OCCHIO ALL’OCCIDENTE…

Timothy Garton Ash per "la Repubblica"

Ma che succede in Cina? La domanda è tra le più interessanti al momento e rispondere è davvero difficile. Considerati i fatti ufficialmente accertati e le ipotesi plausibili il caso Bo Xilai ha i connotati di un thriller politico, ma affonda le sue radici nel bizzarro sistema di capitalismo leninista emerso in Cina negli ultimi trent'anni, che non ha precedenti nella storia. I possibili cambiamenti che questo scandalo indurrà in quel sistema influiranno sul futuro mondiale ben più della realtà di Washington, Mosca, New Delhi o Bruxelles.

Nella residenza blindata dei vertici del partito comunista, accanto all'antica città proibita, il fantasma di Hegel si è fuso con quello di Robert Ludlum. Nessuno sa cosa stia realmente succedendo entro quelle mura, ma al di fuori lo schema è chiaro. A Pechino non si parla altro che di Bo. Prima o poi il suo nome salta fuori, con una scossa elettrica, qualunque sia l'argomento di conversazione. Come ha fatto suo figlio, Bo Guagua a entrare a Oxford? Studiava o faceva il playboy? Neil Heywood, il misterioso uomo d'affari britannico, era in realtà una spia? La moglie di Bo, Gu Kailai, aveva una relazione con lui? Cosa c'è dietro? Poi si passa alle confidenze a mezza voce.

Più fonti attendibili hanno confermato, ad esempio, la vicenda romanzesca che ha avuto come protagonista Wang Lijun, l'ex capo della polizia di Chongqing, rifugiatosi nel consolato Usa di Chengdu temendo per la propria vita, pronto a svelare gli scheletri nell'armadio del suo capo. Bo ha inviato da Chongqing un manipolo paramilitare per ricondurlo al suo triste destino, ma si è trovato davanti le truppe di Pechino, chiamate dagli americani.

Se però un cinese qualsiasi cerca in rete anche solo il cognome "Bo" su Sina Weibo, popolarissimo sito di microblogging, troverà questo messaggio: «Nel rispetto delle disposizioni di legge i risultati di ricerca per Bo non sono disponibili». I media ufficiali esortano alla stabilità nazionale, sociale e ideologica sotto la guida saggia e coesa del partito. I Bo non erano altro che mele marce in un frutteto sano. Ora affronteranno tutto il rigore e l'imparzialità dello stato di diritto cinese.

Il quotidiano in lingua inglese China Daily ha dato grande risalto a un rassicurante comunicato dell'agenzia di stampa governativa Xinhua secondo cui «la polizia municipale di Chongqing si è impegnata ad assicurare maggiore protezione agli stranieri» dopo la morte di Heywood - probabile omicidio, di cui sono sospettati la signora Bo e un certo Zhang Xiaojun, «un attendente in servizio a casa Bo». Ma non c'è da preoccuparsi, perché nel 2010 solo 1,5 visitatori su 10mila hanno denunciato furti e violenze nella metropoli. E le forze dell'ordine sono intervenute prontamente. «In ottobre ad esempio la polizia ha recuperato in giornata una Nikon rubata a uno studente dello Zimbabwe».

Niente paura quindi, cari uomini d'affari britannici. Non solo non sarete ammazzati per ordine della moglie di un membro del Politburo, ma la polizia vi restituirà prontamente la macchina fotografica.

Accanto all'aspetto macabro e intrigante, ma anche tragico e doloroso, (pensiamo ai familiari di Heywood), la vicenda ha anche un risvolto più ampio e importante, comunque collegato. Può essere che un crimine così orribile, se di crimine si tratta, avrebbe comunque minato l'ascesa politica di Bo. Certo è che si va a collocare nel contesto della competizione ideologica e di schieramento in seno alle strutture di potere di partito, statali e militari cinesi nella corsa alla transizione politica in cui Bo era discusso candidato a uno dei nove seggi del comitato permanente. E certo è che le macabre, sensazionali e ormai ben note circostanze della sua fine politica influenzeranno l'esito della transizione, sia in termini di protagonisti che di programmi.

Finora la propaganda ufficiale si è curata di distinguere tra la persona di Bo e il cosiddetto modello Chongqing, con i suoi slogan criptomaoisti contro la criminalità e inneggianti alle masse e le rivendicazioni populiste di pensioni, casa e lavoro per tutti.

È comprensibile, dato che molti vertici del partito, tra cui il futuro presidente Xi Jinping, lo decantavano fino a poco tempo fa e il relativo programma previdenziale e di edilizia popolare resterà probabilmente in parte inserito nel quadro composito della politica del paese.

Secondo un'ipotesi ottimistica questo evento imprevisto finirà per rafforzare le tesi di chi - come l'attuale premier Wen Jiabao e il suo successore Li Keqiang - pensa che alla Cina non serva inneggiare alle masse ma continuare sulla via delle riforme economiche, giuridiche e politiche. Le riforme si rendono necessarie per tutta una serie di motivi, dal calo della crescita economica (dal 9% all'8%, e forse si arriverà al 7%), passando per le ineguaglianze, il divario rurale-urbano e l'invecchiamento della popolazione, fino alla proliferazione metastatica della corruzione ai massimi livelli (testimoniata dal lussuoso stile di vita champagne-maoista della famiglia Bo), la necessità di innovazione e le crescenti aspettative dei giovani istruiti che si connettono a Weibo.

A sorprendermi, nel corso di questa mia visita in Cina, è che questo stato d'animo è diffuso non solo nei soliti ambienti, quello accademico liberale e tra gli economisti che teorizzano il mercato libero, tra gli scrittori e gli studenti, ma anche in contesti inattesi, come la scuola centrale del partito comunista cinese e addirittura l'emittente nazionale cinese Cctv.

Non scommetterei su un esito del genere. La cautela, il consenso e gli interessi personali remano contro, per via degli intrecci tra potere politico e potere economico a livello familiare e di clan esemplificati dai Bo, e perché alcuni ex leader come Jiang Zemin (e presto Hu Jintao), manterranno la loro influenza dietro le quinte, o, come dice la meravigliosa antica espressione cinese, "dietro la tenda di bambù". Ma l'affare Bo avrà ripercussioni tali da incidere sui vertici del partito, spingendoli a passi decisivi sia per recuperare un'immagine appannata, che al fine di realizzare, nel più lungo periodo, iniziative che gran parte dei cinesi possano assimilare al progresso.

Se ciò dovesse accadere (e il condizionale è d'obbligo), se la misteriosa e tragica morte di un oscuro uomo d'affari britannico dovesse portare a una maggiore stabilità in Cina e di conseguenza a un mondo più sicuro, sarebbe proprio uno straordinario esempio della legge delle conseguenze involontarie. (Traduzione di Emilia Benghi)

 

BO XILAIBO XILAI Bo Xilai Gu Kailaibo xilaiGU KAILAI - BO XILAI - BO GUAGUA DURANTE UN'ESCURSIONEWEN JABAOhu jintao

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...