erri de luca facci gramellini

ERRI HUMANUM EST – GRAMELLINI: “LA RICHIESTA DI CONDANNA DEL PM HA REGALATO A ERRI DE LUCA UNA PATENTE DI MARTIRE CHE NON MERITA” – FACCI: “MA QUALE REATO DI OPINIONE! ALLE SUE PAROLE SONO SEGUITI FATTI GRAVI”

1.SE NON ERRI

Massimo Gramellini per “La Stampa

 

Si possono non condividere le parole di uno scrittore che benedice il sabotaggio della Tav e l’uso di cesoie per tagliare le reti di un cantiere. Ma da qui a chiedere otto mesi di reclusione per chi le ha pronunciate, come ha appena fatto il pubblico ministero di Torino, passa un mondo.

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

 

Il mondo laico e liberale che abbiamo ereditato senza troppi meriti e di cui la libertà di opinione costituisce un caposaldo. Il mondo tollerante ed evoluto che fece dire a Voltaire: non la penso come te, però sono pronto a morire per difendere il tuo diritto di esprimerti. Se Erri De Luca si chiamasse Enrico De Lucia, nessuno si sarebbe sognato di portarlo in tribunale. Applicando lo stesso metodo a tutte le istigazioni a delinquere più o meno anonime che si leggono sul web (ogni giorno c’è chi si augura la morte di Renzi, Grillo, Salvini, Balotelli: una carneficina) bisognerebbe imbastire milioni di processi. Senza contare che De Luca ha additato come nemica un’opera pubblica, non una vita umana.  

 

Questa storia fatta di parole non doveva finire in un dibattimento, ma in un dibattito. Nell’aula di un convegno De Luca sarebbe stato un relatore come gli altri. In un’aula di giustizia diventa subito una vittima. E la condizione di vittima infonde paradossalmente più forza e visibilità proprio alle parole che qualcuno considera talmente pericolose da giustificare la galera. La richiesta del pubblico ministero ha regalato a Erri De Luca una patente di martire che francamente non merita. 

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

 

 

2. QUELLO DI DE LUCA NON E’ REATO DI OPINIONE

Filippo Facci per “Libero Quotidiano

 

Il cittadino Erri De Luca non finirà in galera e del resto non l' ha mai minimamente rischiato: lo sa chiunque sia informato sui fatti e soprattutto sul Codice - pochissimi, quindi - e però il nostro «intellettuale e scrittore» un record l' ha comunque già registrato: può vantare la più nauseante cappa di conformismo a suo favore che si potesse vedere da una ventina d' anni, cioè dai tempi di Mani pulite o addirittura dai tempi del commissario Calabresi.

 

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

 I più lo appoggiano in quanto «intellettuale e scrittore» che poverino «ha espresso un' opinione», si cita Voltaire anziché citare gli operai del cantiere Tav che hanno vissuto assalti con cesoie, sassi, molotov e bombe carta, non si cita - mai - neppure - quel militare che resterà invalido per tutta la vita.


Ma prima la cronaca. Ieri, a Torino, i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo hanno chiesto 8 mesi di reclusione per Erri De Luca, «intellettuale e scrittore» con la faccia da pubblicità del tonno Insuperabile. Notare - a proposito di conformismo - che uno dei pm, Andrea Padalino, era osannato ai tempi di Mani pulite (quando era gip nelle indagini contro Berlusconi) ma più di recente è divenuto accusatore di Beppe Grillo per violazione dei sigilli in Valsusa, e mal gliene incolse.

 

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

Il reato ipotizzato è istigazione a delinquere, anche se tutti preferiscono chiamarlo genericamente «reato di opinione»: infatti, il 1° settembre 2013, da membro dei No Tav, De Luca in un' intervista disse che «la Tav va sabotata... le cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti». Il dettaglio, omesso quasi sempre, è che in Valsusa nel mese successivo vi fu una recrudescenza di attentati, con incendi ed esplosioni in quattro imprese.

 

Giustifica la galera, questo? Nemmeno per idea, ma giustifica il sospetto che le parole di De Luca abbiano sortito un effetto e che perciò siano state pronunciate, sospetto che è divenuto certezza nelle parole di vari testimoni. Tra questi un ex dirigente della Digos che, a processo, ha appunto spiegato che gli assalti al cantiere ebbero un sussulto proprio dopo la pubblicazione delle dichiarazioni sul sabotaggio.

 

ERRI DE LUCA PROCESSOERRI DE LUCA PROCESSO

In parole povere: se io invito a compiere un reato, io compio un reato; se invito a compiere un reato e poi il reato viene compiuto, beh, è un reato a cui si aggiunge un' aggravante. Il principio è questo, ed è pure banale, non c' entra la «libertà di parola»: libertà della quale l' intellettuale e scrittore ha sempre fatto un uso alquanto estensivo.

 

De Luca è stato responsabile del servizio d' ordine in Lotta Continua che lui stesso definì «paramilitare», in quanto «ammetteva per definizione l' uso delle armi»; in altre interviste negò che le Brigate Rosse fossero terroristi e che negli anni di piombo ci sia mai stato terrorismo; disse lo stesso sulla strage di Via Fani: non terrorismo bensì una guerra civile, tanto che gli uomini delle scorte uccisi, a suo dire, sarebbero dei «caduti, alla stessa stregua dei caduti della sinistra rivoluzionaria». Erri De Luca disse queste cose, però nessuno lo processò per questo: l' hanno fatto - ora - dopo che a un' istigazione alla violenza è seguita una violenza.

massimo gramellinimassimo gramellini


Ora, dopo l' udienza di ieri, manca solo la sentenza: dovrebbe giungere il 19 ottobre prossimo. «De Luca non ci venga a dire che non ha sentito parlare di molotov», ha detto il pm Rinaudo nella sua requisitoria. De Luca, secondo il pm, rispose a una domanda specifica sulle molotov e aggiunse che «sabotaggi e vandalismi sono necessari per comprendere che la Tav è nociva». Ecco perché «è implicito il contenuto di violenza del parallelismo tra sabotaggi e vandalismi».

 

L' avvocato di De Luca, invece, ha citato Voltaire per sostenere la libertà di manifestazione del pensiero: «Le chiedo, giudice, di decidere se le parole di De Luca, che inducono a una riflessione, possano essere pronunciate in un sistema democratico». I No Tav, in effetti, furono indotti a una riflessione: ma incendiaria.


Poi, in aula, è seguita l' ennesima disquisizione sul significato della parola «sabotare», che secondo il vocabolario Treccani significa (anche) «intralciare la realizzazione di qualcosa o fare in modo che un' iniziativa altrui non abbia successo». Erri De Luca ci aveva già provato, a spiegare che «sabotare» non significa solo sabotare: significa anche «intralciare, ostacolare, impedire». Ma i No Tav, col vocabolario, hanno sempre avuto poca dimestichezza.

filippo facci con pistolafilippo facci con pistola

 

Quanto alla libertà di parola, fuori del processo, è stato lo stesso De Luca - o chi per lui - ad aver mostrato di volerla delimitare: da wikipedia sono sparite alcune voci che lo riguardavano, inoltre la vicepresidente della Fondazione Erri De Luca ha preannunciato querele muovendo «non solo i miei legali italiani, ma anche quelli americani». È stato querelato (pare) persino Silvio Viale, ex compagno di Erri De Luca in Lotta Continua, colpevole d' aver detto che l' istigazione al sabotaggio in effetti c' era stata.

 

luigi de magistris fa visita a una scuola luigi de magistris fa visita a una scuola

Anzi no, perché «le parole di un intellettuale non possono costituire reato» hanno ripetuto più volte gli avvocati dell' imputato: questo mentre al processo gigioneggiavano drappelli di ammiratori con la maglietta "#iostoconerri" che era sfoggiata anche da cosiddetti vip come Gad Lerner, Concita De Gregorio e Sandro Veronesi. Solo ieri pomeriggio bastava digitare «De Luca» su twitter per vedere appelli di Feltrinelli Editore, Luigi Magistris, Roberto Saviano, Alessandro Robecchi, Antonello Caporale, Michela Murgia, Giuseppe Giulietti eccetera. Basta che parta uno e partono tutti.

 

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