DA FARSA ITALIA ALLA SEZIONE TAFAZZI - SUL CONGRESSO DEL PSE A ROMA, IL PD SI SPACCA: GLI EX POPOLARI DI FIORONI VERSO LA SCISSIONE

1. L'IMPAZZIMENTO DEL PD
Da "Il Foglio"

Ordine sparso tra i prodiani. Chi ha convinto Romano Prodi che anche Matteo Renzi con i suoi parlamentari ha fatto parte della congiura dei 101? E' questa la domanda che rimbomba da qualche giorno nei corridoi dei palazzi della politica. A Montecitorio, come al Senato o al Nazareno, ci si chiede come e perché l'ex presidente del Consiglio sia giunto a questa convinzione.

I sostenitori del sindaco di Firenze, ma non solo loro, non spiegano in altro modo, la decisione di Prodi di non andare a votare alle primarie facendo mancare platealmente il suo appoggio al primo cittadino di Palazzo Vecchio che, finora, aveva sempre pubblicamente elogiato il padre fondatore dell'Ulivo. E non sono serviti a far cambiare idea ai dietrologi nemmeno gli annunci di personaggi molto vicini all'ex presidente della Commissione Ue, come Arturo Parisi e il deputato Sandro Gozi, che entrambi non hanno nascosto la loro intenzione di andare a votare Renzi l'otto dicembre, alle primarie del Partito democratico. Infatti, sia Gozi sia, tanto più Parisi, oggi vengono considerati due politici autonomi, che non seguono necessariamente le mosse del professore.

Anzi, come è noto, spesso e volentieri, è accaduto che quelle mosse Parisi le abbia determinate o ne abbia preso platealmente le distanze. Chi, invece, pur non avendo più nessun incarico formale, continua ad agire come la portavoce di Prodi, è l'onorevole Sandra Zampa. Ebbene, la Zampa, ha dichiarato ufficialmente che il suo voto alle primarie andrà a Pippo Civati e non a Matteo Renzi. Ed è bastato questo per rinfocolare dei sospetti che già erano presenti in molti.

Comunque il sindaco preferisce fare finta di niente e minimizzare l'accaduto attribuendo il fastidio di Prodi a come è stato trattato da altri personaggi del Pd: "Lo comprendo, forse al suo posto avrei fatto anche io così". E da parte sua l'ex premier si è guardato bene dal dire ufficialmente una sola parola contro Renzi, anche perché sa bene che comunque non gli gioverebbe sparare contro il vincitore annunciato delle prossime primarie del Partito democratico.

Cambiare verso alla scissione.
Nell'impazzimento totale a cui si sta assistendo nel Pd ora è il turno del segretario di fare la sua parte. In molti, infatti, si domandano per quale ragione Guglielmo Epifani, che tra meno di un mese non sarà più alla guida del partito, abbia voluto annunciare pubblicamente e con tanto anticipo che si intende organizzare il congresso del Pse a Roma, scatenando le ire di una buona parte degli ex ppi e non solo di loro, perché anche un pezzo del Pd che non proviene dal mondo cattolico ritiene che sarebbe errato per il Partito democratico seguire una strada vecchia come quella del socialismo europeo.

Strana presa di posizione, tanto più che sembra complicare le cose non tanto a Matteo Renzi, che dell'argomento sembra infischiarsene allegramente (pur avendo detto che il suo Pd aderirà al Pse), quanto a Gianni Cuperlo che nel suo variopinto schieramento tiene dentro anche gli ex popolari di Beppe Fioroni. Non a caso Cuperlo ha preferito glissare sull'argomento e ha invitato tutti a parlare d'altro.

E sempre a proposito di ex popolari. Per quanto la corrente di Fioroni si sia fatta più esigua perché Matteo Renzi in periferia gli ha preso diversi esponenti (del resto, la stessa identica cosa l'ha fatta con Rosy Bindi e con la sua pur esigua componente), tutti danno ormai per scontato il passaggio di quell'area nel gruppo che si andrà formando dalla scissione del Pdl e di Scelta civica.

Contatti più che febbrili e giornalieri ci sono già stati: ora manca solo che Angelino Alfano si decida a tagliare il cordone ombelicale con Silvio Berlusconi e ad accettare il fatto di passare attraverso le forche caudine delle elezioni europee che certamente non daranno alla neonata formazione di centro dei risultati brillanti.


2. RENZI ROTTAMI IL PD SOCIALISTA VOLUTO DA EPIFANI. PARLA FIORONI
Francesco De Palo per www.formiche.net

Il congresso del Pse a Roma? Un onore, premette il popolare Beppe Fioroni, ex ministro dell'Istruzione e anima "margheritina" del Pd. Ma l'importante è che non venga meno il progetto dei democratici e che non vi sia una mutazione genetica, aggiunge Fioroni, in quel caso si avrebbe "un Pd peggioritario". E al candidato segretario in pectore, Matteo Renzi, manda a dire: visto che ha sempre sostenuto "che per fare il sindaco di Firenze bisognava amare Firenze, allora per fare il segretario del Pd inizi ad amare questo partito, ovvero militanti, dirigenti e circoli, perché sono carne della sua carne".

Torna la Margherita con il Pd socialista?

Devo precisare che è un onore che il Pse abbia scelto Roma come sede per il prossimo congresso, non è questo il problema come non lo è far rinascere la Margherita. Più semplicemente il Pd è stato costruito per fare spazio in avanti, migliorando la potenzialità delle proposte del centrosinistra. Ovvero nasce per andare oltre il "centro-sinistra con il trattino", oltre l'esperienza politica del '96 e completarla. E avere l'ambizione di mettere in campo una grande prospettiva per proseguire sulla strada delle storie riformiste del Paese.

Quello slancio democratico di ieri come è vissuto oggi?

Era una straordinaria calamita per le diverse esperienze democratiche, guardando al di là delle vecchie famiglie europee. Se ci iscrive al Pse, non si cambia verso al Pd o all'Italia, ma semplicemente si torna indietro a una sinistra che può concorrere, con soggetti diversi ed alleati, a un percorso di cambiamento dell'Italia. Ma non sarebbe più un Partito democratico tendente a superare i limiti delle precedenti esperienze, bensì un Pd che acquisisce una vocazione peggioritaria.

Quindi un controsenso rispetto al suo scopo di nascita?

Nel senso che viene messa non solo in discussione, ma peggiorata, la costruzione di un soggetto politico che possa essere il vero rinnovamento per il Paese. La definirei una mutazione genetica rispetto al progetto originario del Pd. Mi stupisce il silenzio furbo del candidato in pectore alla segreteria, Matteo Renzi. Come furba è la sua richiesta di una maggiore integrazione con il Pse.

Si aspettava un altro atteggiamento?

Capisco che solo gli stupidi non cambiano idea, però uno che è sceso in campo contro una certa tipologia di sinistra e che affronta per vincere la competizione da segretario del piddì, mi auguro che non voglia svendere per un piatto di lenticchie un progetto che non merita di fare questa fine.

Interloquisce con il sindaco perché lo voterà?

Perché al momento è il maggiore candidato alla segreteria ed è lui che deve comprendere che abbiamo fondato il Pd proprio per fare un'altra cosa, non per tornare indietro. Altro che cambiare verso per guardare al futuro, qui c'è il rischio che si sposi il passato facendo anche un danno a se stesso.

Quale?

Uno che coltiva l'ambizione di governare il Paese, nel momento in cui Berlusconi "libera" praterie tra i moderati, non può poi perdersi su istanze che procedono al ritorno della sinistra. Se veramente in un colpo solo si vuole aderire al Pse e fondersi con Sel, mi viene spontaneo chiedere: ma serviva Renzi per far risorgere la sinistra? Lo dico provocatoriamente, ma è un nodo preciso. Renzi dica cosa ne pensa, non può restare in disparte.

Civati, ad esempio, ha preso posizione e ha annunciato chiaramente che oltre all'adesione al Pse intende fare anche il partito unico con ciò che è a sinistra del Pd. E Cuperlo a suo modo ha provato a dire che vorrebbe un campo più largo rispetto al Pse: in questo leggo più cautela, ma quantomeno avvia un ragionamento. Lo stesso fatto da Sassoli.

Come pesa le parole di Marco Follini secondo cui alcuni nodi identitari "dovranno essere sciolti e tra questi la collocazione europea è uno tra i più dirimenti"?

Se oggettivamente si dovesse procedere verso una mutazione genetica del Pd, allora vorrei evitare di dover dar ragione a Follini che ha sempre fatto analisi attente e ahinoi fino ad oggi inascoltate dai più.

É d'accordo con lo stop al tesseramento?

Le mele marce esistono in tutte le competizioni, ma sono di certo un numero irrisorio rispetto alla stragrande maggioranza dell'unico congresso che si celebra nello scenario politico italiano, dove le singole forze sono diventate monarchie assolute, dinastiche e imperiali. Anche qui registro però il tentativo tardivo di Renzi di rivolgere una lettera agli iscritti: forse ha capito qualcosa in più nella distinzione fra il guerriero eletto dalle primarie e il resto dei dirigenti.

Ha sempre detto che per fare il sindaco di Firenze bisognava amare Firenze, allora per fare il segretario del Pd inizi ad amare questo partito, ovvero militanti, dirigenti e circoli, perché sono carne della sua carne. Contrariamente non avrebbe le gambe per camminare, né la testa per condividere un pensiero.

Quale allora il suo candidato ideale alla segreteria?

I vari candidati non hanno ancora veramente iniziato la campagna, faccio fatica a comprendere bene cosa abbiano in mente. Voglio giocarmela fino all'ultimo giorno, ponendo domande e aspettando responsi. Per ora su un tema delicato come il Pse prendo atto che almeno Cuperlo ha provato a darmi una risposta, mentre Renzi fa come lo struzzo e mette la testa sotto la sabbia. Di furbizia, però, si muore.

Possibile una convergenza con i cattolici-popolari nel centrodestra che, per certi versi, vivono la vostra stessa situazione?

L'uscita di scena di Berlusconi sta cambiando la politica, togliendo l'asse portante della seconda repubblica. E quando viene meno l'architrave c'è la necessità non di avere meno politica, ma l'esatto contrario. Cittadini e cittadine torneranno a votare non perché credono in qualcuno ma perché confidano in qualcosa.

 

 

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