giuseppe conte e mario draghi

“MARIO DRAGHI? L'IDEA CHE UN UOMO DA SOLO POSSA RISOLVERE LE COSE FALSA LA REALTÀ...” - GIUSEPPE CONTE INFILA IL CURARO NELLE SUE PAROLE FLAUTATE: “È DIFFICILE GESTIRE UNA MAGGIORANZA CON UN PERIMETRO MOLTO LARGO. FINCHÉ SI TRATTA DEL PIANO VACCINALE...MA QUANDO SI SCENDERÀ NELLE QUESTIONI ECONOMICHE E SOCIALI DIVENTERÀ COMPLESSO - LA FINE DEL MIO GOVERNO? È CHIARO CHE ALCUNI SETTORI ECONOMICI E POLITICI VOLESSERO VOLTAR PAGINA - PUÒ ESSERE CHE IN QUESTA OPERAZIONE RENZI SI SIA PRESTATO, VISTO CHE I SONDAGGI DI ITALIA VIVA NON DECOLLAVANO…”

M5S: CONTE, IL SIMBOLO È E RIMANE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

(ANSA) - "Il simbolo è e rimane del Movimento 5 Stelle". Ad assicurarlo, nel corso dell'incontro virtuale con i rappresentanti territoriali del M5s torinese, il presidente Giuseppe Conte. "Sicché le liste che rappresentano il Movimento 5 Stelle - ha aggiunto - possono continuare a utilizzare il simbolo per tutte le loro attività".

 

mario draghi giuseppe conte

COMUNALI:CONTE,CHIEDERÒ CONFRONTO AD ANIME MIO GOVERNO BIS

 (ANSA) - "Chiederò un confronto con tutte le anime che hanno dato il loro contributo nell'esperienza del Governo Conte 2, e dall'esito di tale confronto dipenderanno anche le scelte sui territori". Così l'ex premier Giuseppe Conte, che questa mattina ha partecipato a un incontro virtuale con rappresentanti del Movimento 5 Stelle di Torino, sembra riaprire a una possibile alleanza con il Pd in vista delle amministrative di ottobre. "Qualora emergessero chiusure di parte, in particolare da parte del Partito Democratico, che negassero questa prospettiva - aggiunge - il Movimento 5 Stelle metterà in campo le migliori risorse possibili".

renzi conte

 

CONTE E IL GOVERNO: SPERO CHE VADA AVANTI

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

Un'ora trascorsa a parlare non di Casaleggio ma di Draghi. E nel racconto di Conte, ovviamente, tutto inizia dalla fine, dalla crisi del suo governo, caduto «per una convergenza oggettiva di interessi». Che è un modo per evitare la parola «complotto» e al tempo stesso evocarla. «È chiaro che alcuni settori economici e politici volessero voltar pagina. Non ho elementi invece per dire se ci fossero anche degli incroci internazionali. Può essere che in questa operazione Renzi si sia prestato».

 

Additare Renzi come unico colpevole è stato finora un alibi dei giallorossi per coprire responsabilità ed errori che invece furono collettivi e che Conte non nasconde: «Per mesi ci fu un' opera di logoramento. Ogni giorno si parlava solo di rimpasto. Si arrivò al punto che la questione venne sollevata in Parlamento dall' allora capogruppo del Pd Marcucci. Il fatto è che i partiti di maggioranza avevano scaricato su di me il problema».

 

rocco casalino e giuseppe conte

È evidente il riferimento a Zingaretti, Di Maio e Renzi, sebbene Conte ripeta sempre «i partiti»: «I partiti volevano che fossi io a cambiare i ministri. Alcuni di loro venivano presi pubblicamente di mira. Tutto questo indebolì il mio governo». Fu allora che Renzi staccò la spina: «L'ho sempre considerato un problema. E visto che i sondaggi di Iv non decollavano, ruppe. Non so se puntasse davvero a questa soluzione della crisi: un politico non accetta facilmente di cedere il potere a un tecnico».

renzi mejo dello sciamano di washington

 

Il «tecnico» è Draghi, «e non mi sorprese che fosse lui il mio successore. Se ne parlava da tempo». Come da tempo si parlava di attriti verso l' ex presidente della Bce: «Un falso costruito ad arte. Non era vero che non corresse buon sangue». Eppure Draghi non fu invitato agli Stati generali indetti dal governo, nonostante partecipassero anche cantanti e artisti, come Elisa e Monica Guerritore: «Intanto c'erano Lagarde e von der Leyen. Se non c'è stato Draghi è perché in quel momento non aveva un ruolo. Ma ho sempre espresso attestati di stima per una grande personalità italiana, tanto che gli chiesi se potevo impegnarmi sul suo nome per un incarico in Europa. Lui però declinò». E uscì la storia che fosse «stanco». «In effetti quella frase mi venne un po' male, ma non era per tagliarlo fuori».

 

GIUSEPPE CONTE E MARIO DRAGHI

In effetti Draghi entrò poi a Palazzo Chigi, «e quando lo incontrai ci fu grande cordialità. In quei giorni - rammenta Conte - per il passaggio di consegne preparai una serie di dossier molto più corposi di quanto prevedesse la prassi. Pensavo che, dovendo intervenire in corsa, il premier andasse messo nelle condizioni di partire con la massima celerità. Gli dissi: "Chiamami quando vuoi, sono a tua disposizione"». Si disse anche che Conte lavorò perché il suo gabinetto non nascesse. «Solo pensare che mi fossi messo di traverso... Ci sono passaggi in cui deve prevalere il senso di responsabilità. Altrimenti si perde credibilità.

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

Ed è ovvio che si dovesse appoggiare il governo. Semmai, mi sono preoccupato perché l' entusiasmo eccessivo che ha accompagnato l' avvento di Draghi, all' inizio ha rischiato di provocargli un danno. L' idea che un uomo da solo possa risolvere le cose falsa la realtà. Lo so per esperienza diretta che per costruire un processo riformatore c' è bisogno di tempo: non è che, varata una legge, si risolva il problema».

 

Conte sembra così voler sospendere il giudizio sul lavoro dell' esecutivo Draghi. O forse vuole solo verificare se la sua tesi sia fondata o meno, «perché è difficile gestire una maggioranza con un perimetro molto largo. Finché si tratta del piano vaccinale...

Ma quando si scenderà nelle questioni economiche e sociali diventerà complesso».

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Il tema sembra intrigarlo quasi quanto la disputa che appassiona in questi mesi le opposte tifoserie in Parlamento: «Su alcune cose vedo continuità rispetto all' operato del mio governo. Su altre c' è una differenza, per inclinazioni diverse e perché la maggioranza è diversa».

 

Sul piano sanitario, però, ci sarà un motivo se Draghi ha sostituito Arcuri con Figliuolo. «Ma noi avevamo messo a punto misure di cui ora si stanno avvantaggiando». E nel Pnrr ci sono quaranta pagine di riforme che prima non c'erano. «Sono state apportate delle modifiche, certo. Ma sostanzialmente il Piano è quello. E il premier infatti ha dato atto del lavoro svolto in precedenza».

 

GIUSEPPE CONTE - MATTEO RENZI

A scarabocchiare questo idilliaco quadretto, sarebbero insomma solo quelli che nel Palazzo vengono indicati come «i vedovi di Conte», intenti quotidianamente a tifare contro Draghi. «C' è da augurarsi che il governo possa andare avanti. Perché - secondo l' ex premier - sarebbe l' Italia a rimetterci se questa esperienza si interrompesse». Ma auspicare lunga vita a Draghi a Palazzo Chigi, rischia di essere interpretato come un espediente per escludere Draghi dalla corsa al Quirinale. «Il Quirinale...per la politica sarà un passaggio molto duro».

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