nino di matteo alfonso bonafede

CONTE METTE A CUCCIA I RENZIANI E BLINDA IL SUO SPONSOR BONAFEDE - ALDO GRASSO: ''LO SCONTRO CON NINO DI MATTEO NON È UNA QUESTIONE DI POCO CONTO, È UNA NOTIZIA DI REATO. NON È IMPORTANTE CHE I DUE CONTENDENTI SIMPATIZZINO PER IL M5S; POCO CI INTERESSANO I SOLITI RETROSCENA (DI MATTEO MANOVRATO DA DAVIGO?); RISIBILI SONO LE DIFESE D'UFFICIO DEGLI AEDI DEI PENTASTELLATI («SOLO UN EQUIVOCO»). L'EQUIVOCO È CHE L' ACCUSA FINIRÀ, COME SEMPRE, NELL' APOTEOSI DEL VAGO. PERCHÉ UNO DEI DUE HA MENTITO…''

 

 

1. I DUELLANTI E L'OSCURA APOTEOSI DEL VAGO

Aldo Grasso per il ''Corriere della Sera''

 

aldo grasso

Com' è finita la questione tra l' ex pm Nino Di Matteo, membro del Csm, e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede? Vorremmo sapere com' è finita perché non è una questione di poco conto, è una notizia di reato. Nel corso della trasmissione «Non è l' Arena» condotta da Massimo Giletti, Di Matteo ha accusato pubblicamente Bonafede di avergli negato nel 2018 un prestigioso incarico al ministero della Giustizia per via di alcune pressioni ricevute da boss mafiosi, che si sarebbero lamentati dell' eventuale nomina. Rispondendo alle accuse di Di Matteo, in un question time alla Camera, il ministro ha dichiarato: «Nel giugno 2018 non vi fu alcuna interferenza, diretta o indiretta, nella nomina del capo del Dap».

 

Non è importante che i due contendenti simpatizzino per il M5S; poco ci interessano i soliti retroscena (Di Matteo manovrato da Piercamillo Davigo?); risibili sono le difese d' ufficio degli aedi dei pentastellati («si tratta solo di un equivoco»).

 

L' equivoco è che l' accusa finirà, come sempre, nell' apoteosi del vago. Perché c' è una sola cosa su cui varrebbe la pena soffermarsi: uno dei due ha mentito. Se è stato Di Matteo il disdoro ricade anche su tutto il Csm; se ha mentito il Guardasigilli è il governo a essere seriamente nei guai.

Di fronte alla verità, un' angoscia oscura ci pervade. Preferiamo fingere indifferenza.

 

 

2. CONTE ACCELERA E BLINDA BONAFEDE LA PAURA DI NUOVE SCARCERAZIONI

Fabio Martini per ''La Stampa''

 

A metà giornata il messaggio è arrivato a tutti quelli che contano, ai ministri e ai big della maggioranza: a palazzo Chigi il premier aveva fretta, molta fretta. Voleva chiudere il prima possibile sul "decreto-scarcerazioni". Certo, nel Palazzo ormai da settimane si susseguono e affastellano decisioni strategiche sui temi più diversi, ma sabato 9 maggio passerà alla "storia" per la fretta di Giuseppe Conte. Mosso da una preoccupazione non confessabile: che i giudici di sorveglianza potessero nelle prossime ore concedere i domiciliari ad altri pezzi da "novanta": boss della criminalità ma anche l' ex terrorista rosso Cesare Battisti.

di matteo bonafede

 

Trasformando così le legittime ordinanze dei giudici in una Caporetto del governo, di fatto incapace di arginare un fenomeno giuridicamente legittimo ma politicamente destabilizzante per la maggioranza. Una gran fretta che, secondo uno dei partecipanti al summit-videoconferenza della maggioranza, potrebbe essere legato anche a un altro motivo: «Domenica sera è prevista una puntata di "Non è l' Arena" di Massimo Giletti, dedicato a questi temi e vista l' audience e la "grinta" del programma, la fretta potrebbe spiegarsi anche così».

 

giuseppe conte alfonso bonafede

Dietrologie? È un fatto che il passaparola trasmesso da palazzo Chigi ai plenipotenziari della maggioranza, in serata si è trasformato in una convocazione formale del Consiglio dei ministri per le 21 del sabato, anche se la domenica non sono previste udienze dei magistrati di sorveglianza. Ma non è stato semplice chiudere: il decreto ("osservato" a debita distanza dal Quirinale), presentava delicati profili di costituzionalità, perché è impossibile intervenire sulle ordinanze di scarcerazione, o più in generale su sentenze emesse dai giudici, per il fondamentale principio della divisione dei poteri. Ma la difficoltà più seria, emersa nella videoconferenza di maggioranza che si era svolta due giorni fa, è sull' efficacia del decreto nel suo obiettivo di bloccare le scarcerazioni "facili".

 

nino di matteo marco travaglio

Anche i giuristi di fiducia di palazzo Chigi hanno avanzato informalmente un dubbio sugli effetti cogenti del decreto: l' estrema difficoltà, in alcuni casi l' impossibilità, degli istituti di pena di garantire cure e salute ai detenuti non troveranno soluzione col decreto e dunque differimenti di pena e carcerazioni domiciliari sono destinati a proseguire, sia pure in quantità più ridotte. Ma Conte aveva fretta anche perché gli stava a cuore blindare il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede alla vigilia di settimane difficili: lo attendono passaggi delicati. In particolare la mozione di sfiducia presentata da tutto il centrodestra. Mozione che il M5s, al quale Bonafede appartiene, vorrebbe discutere presto, mentre il Pd preferirebbe farla slittare e accostarla a un' altra analoga mozione: quella nei confronti del ministro dell' Economia Roberto Gualtieri.

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME BUGO E MORGAN

 

Ma al di là delle differenti tattiche di "contenimento" tra Pd e 5S, l' unica incognita è rappresentata da Italia Viva, che non ha sciolto la riserva sul voto dei renziani, che al Senato saranno decisivi, in un senso o nell' altro. Maria Elena Boschi si è espressa in modo enigmatico («Vedremo...»), ma i messaggi di Matteo Renzi rivolti a Conte sono stati più espliciti: «Ci aspettiamo una decisione risolutiva per il Paese: che il governo faccia proprio il nostro piano choc su grandi opere e investimenti». Anche se Renzi si attende che, sia pure con 9 mesi di ritardo, Conte gli riconosca il ruolo di "socio fondatore" e co-regista del governo.

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...