salvini conte

“CRISI DI GOVERNO? ABBIAMO UN PROGRAMMA PER TUTTA LA LEGISLATURA” - CONTE PROVA A SMORZARE LE TENSIONI NELL’ESECUTIVO SUL CASO SIRI: “NON ALIMENTARE POLEMICHE STERILI. NON RACCOGLIETE FALSE NOTIZIE E DICHIARAZIONI - IN CONSIGLIO DEI MINISTRI NON CI SARA’ NESSUNA CONTA…” - L’INDISCREZIONE DE “LA STAMPA”: “CONTE HA MINACCIATO LE DIMISSIONI SE SALVINI DISERTA IL CONSIGLIO DEI MINISTRI”

1 - CONTE, CRISI? PROGRAMMA LAVORO FINO A FINE LEGISLATURA

CONTE E SALVINI

 (ANSA) - "Noi siamo qui per lavorare per i cittadini, abbiamo un programma di lavoro che impegnerà per tutta la legislatura". Lo afferma il premier Giuseppe Conte, a margine della sua visita a San Marco in Lamis, rispondendo ai cronisti che gli chiedono della tenuta del governo.

 

2 - SIRI: CONTE, NON ALIMENTARE POLEMICHE STERILI

(ANSA) - "Non alimentare polemiche sterili. Stiamo lavorando, siamo tutti concentrati a lavorare. Tutti determinati a portare avanti questa esperienza di Governo. Non raccogliete false notizie, false dichiarazioni". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a San Marco in Lamis per la consegna dei diplomi all'istituto superiore Pietro Giannone, replicando a chi gli chiede delle voci che ipotizzano una mancanza di fiducia da parte del leader della Lega, Matteo Salvini.

 

3 - SIRI: CONTE, NON CI SARÀ NESSUNA CONTA IN CDM

matteo salvini giuseppe conte a pian de giullari firenze

(ANSA) - "Non ci sarà nessuna conta. Il caso Siri non è il caso all'ordine del giorno. Il caso Siri è stato all'ordine del giorno venerdì. Ci ritornerà al prossimo Consiglio dei Ministri". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a San Marco in Lamis per la consegna dei diplomi all'istituto superiore Pietro Giannone.

 

4 - IL PREMIER MINACCIA IL SUO VICE LEGHISTA "SE LA LEGA DISERTA IL CDM MI DIMETTO"

Francesca Schianchi per “la Stampa”

 

«Salvini suggerisce a Conte di sfidarlo sulle tasse? Possiamo anche azzerarle, se solo ci dice dove trova i soldi Ci stiamo un po' stancando di questo modo di fare». Ai piani alti di Palazzo Chigi l' aria resta pesante.

tria di maio salvini conte

 

Brucia ancora l' iniziativa di giovedì del sottosegretario Armando Siri, quella disponibilità considerata posticcia a dimettersi in una non ben precisata data, entro 15 giorni dal momento di un incontro coi magistrati non ancora fissato. Il premier Giuseppe Conte lo ha vissuto come una mancanza di rispetto, «a questo punto pure se sarà considerato innocente non ci sarà più posto per lui», promettono inviperiti dalle parti del capo del governo, indispettito e offeso perché, insiste chi gli ha parlato, quando chiede le dimissioni del sottosegretario indagato non lo fa nelle vesti di professore ma di presidente del consiglio, cioè una istituzione che va rispettata.

 

Fontana, Salvini, Tajani e Conte al Salone del Mobile

Così fuori di sé da essere arrivato a minacciare «un gesto eclatante»: persino le dimissioni, se dalla Lega e dal suo leader arrivassero frasi o gesti considerati offensivi o provocatori, come sarebbe disertare il Consiglio dei ministri clou dell' inizio della settimana prossima. In realtà nessuno dei protagonisti, premier incluso, vuole che la minaccia diventi realtà. Significherebbe una crisi di governo a meno di un mese dalle elezioni europee, «una follia» per usare le parole di Salvini.

 

ARMANDO SIRI

Eppure, averla sventolata è sintomo di una insofferenza crescente di Conte nei confronti del suo irruente vicepremier da cui, giurano a Palazzo Chigi, aveva avuto (vane) rassicurazioni su u n passo indietro di Siri. Una insofferenza sempre più difficile da tenere riservata, come dimostrano alcuni episodi: ad esempio quando, in occasione della turbolenta seduta del Consiglio dei ministri di dieci giorni fa dedicata al salva-Roma, Salvi ni anticipò l' esito ai giornalisti ancora prima che si sv olgesse. «Come ti viene in mente di farci fare la figura dei passacarte?», era sbottato un solitamente compassato Conte col suo vice, resosi conto che proprio quella era l' impressione, di una riunione finalizzata solo a ratificare le scelte del leader leghi sta.

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINI

 

Ora, il caso Siri ha arroventato ancora di più gli animi. Il punto, ha spiegato Conte al sottosegretario indagato come a Salvini e ai suoi più stretti collaboratori, non è la vicenda giudiziaria in sé, perché di quello dovran no occuparsi i magistrati.

 

È il sospetto che possa aver presentato un emendamento a favore di qualcuno, che non è accettabile: «La norma non avrebbe offerto una parità di chance per il futuro a tutti gli imprenditori - ha spiegato giovedì davanti ai cronisti - ma vantaggi retroattivi, una sorta di sanatoria solo per alcuni».

 

E a chi gli ha ribattuto che Siri già aveva patteggiato per bancarotta fraudolenta nel momento in cui è stato nominato sottosegretario, la risposta, per quanto opinabile, è stata che lui si sente particolarmente responsabile per tutto quello che è successo dall' avvio del governo: è da quel momento in poi che si sente in qualche modo coinvolto dagli atti di chi fa parte dell' esecutivo.

 

GIUSEPPE CONTE E MATTEO SALVINI A FIRENZE (DAL PROFILO INSTAGRAM DI MATTEO SALVINI)

Ed era convinto che tanto bastasse per convincere anche Salvini dell' opportunità di chiedere un passo indietro al suo uomo: in fondo, ha avuto modo di spiegargli, il M5S ha dovuto ingoiare «non un rospo, ma una mucca intera», come ammette sconsolato un grillino, per salvare proprio il ministro dell' Interno dal processo. E ieri Luigi Di Maio per non esacerbare le tensioni ha evitato esultanze scomposte, «non la considero una vittoria del M5S, mi auguro parentesi chiusa», ha cercato di chiudere la vicenda nel modo più indolore possibile.

 

Dopo una prima reazione a caldo carica di rabbia, ieri Matteo Salvini è tornato con sarcasmo sull' argomento. «Conte mi sfidi sulle tasse, non sulla fantasia», e ancora, «più che sentire Giuseppe Conte vorrei sentire Antonio, per sapere se viene al Milan». Il premier aveva intenzione di cercare il presidente della Repubblica Mattarella, che sarebbe coinvolto da un eventuale decreto per rimuovere Siri, ma non aveva invece nessuna voglia di alzare il telefono per cercare Salvini: per lui, la questione è stata posta, valutata, risolta.

 

ARMANDO SIRI

E a chi nel Carroccio gli rinfaccia di essere troppo sbilanciato sulle posizioni dei Cinque stelle, ribatte che no, «la Lega la interpreta come una scelta politica per non ammettere che si tratta della decisione giusta». Sa bene però che la vicenda non è ancora conclusa. Il consiglio dei ministri potrebbe essere mercoledì mattina. Se entro quel momento Siri non si sarà dimesso, interverrà Conte. Convinto che la Lega a quel punto debba accettarlo di buon grado. Se dovesse alzare la posta, «se dovesse sfidare, offendere, provocare», elenca chi gli ha parlato, l' arma da fine mondo delle dimissioni la tiene pronta in tasca: «E sarebbe tutta colpa di Salvini».

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…