CORRUZIONE, SUPERFICIALITÀ E OMERTÀ SONO VALORI UNIVERSALI: ECCO COME BIN LADEN È RIUSCITO A FUGGIRE PER 10 ANNI

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

I bambini di casa lo chiamavano tra loro lo Zio Povero, "Miskeen Kaka", mentre giocavano con lui nell'orto dietro le mura. Povero, perché aveva soltanto sei palandrane, tre per l'estate, tre per l'inverno, e un cappellone da cowboy per nascondere il volto all'occhio dei satelliti che cercavano proprio lui, Osama Bin Laden, lo zio buono che seminava pomodori e raccoglieva vite umane.

Non è soltanto il solito rapporto finale di una commissione d'inchiesta, quel volume di 366 pagine che il governo del Pakistan, sul cui territorio Osama fu raggiunto e assassinato dai Navy Seals americani, non avrebbe voluto pubblicare, ma che una mano provvida ha fatto arrivare alla tv del Qatar, Al Jazeera.

Insieme con conclusioni sferzanti sulla «incompetenza», la «corruzione», la «disorganizzazione» e il «quasi totale fallimento della burocrazia pakistana» (notare
il «quasi») gli investigatori che hanno lavorato per due anni esatti sulla morte di Bin Laden hanno ricostruito e raccontato la storia e la vita quotidiana di colui che per 10 anni fu il criminale più ricercato del mondo.

Per leggere questo volume e non sorridere davanti alla banalità di dettagli di una latitanza durata un decennio che ricorda le vite e le precauzioni di "capi dei capi" mafiosi, si deve sempre proiettare il racconto sullo schermo di quelle Torri squarciate da jumbo jet civili. Si parte dalla fuga dello sceicco di Al Qaeda dalle "caverne nere", Tora Bora, nei monti fra l'Afghanistan e il Pakistan dove era stato individuato e circondato dalle Forze Speciali americane nel dicembre del 2001.

L'ottusità degli alti comandi Usa, fissati ormai sull'Iraq, e della Casa Bianca impedì che fossero inviati rinforzi e Osama sgattaiolò fuori. Viaggiò a bordo di un auto, guidata dal fedelissimo Al-Kuwaiti e fu fermato per eccesso di velocità sfrecciando in un paese. Il guidatore convinse il vigile urbano a lasciar andare l'auto, probabilmente con qualche opportuno bakshish, con qualche banconota e il poliziotto non vide, o non volle vedere, che seduto dietro, con la barba rasata, c'era il Nemico Pubblico Numero 1, Osama Bin Laden.

Per tre anni, vagò nelle valli del Waziristan, ospitato e nascosto da villaggi, clan, capitribù, in quel labirinto geografico e culturale dove i think tank nei palazzi di Washington credevano nella loro supponenza boriosa di poter esportare la democrazia jeffersoniana a colpi di droni, di mazzette ai signori della guerra e di Forze Speciali.

Nel suo ruzzolare sempre più lontano dall'Afghanistan, ricostruisce la Commissione pakistana, la corsa si fermò ad Abbottabad, città a 100 km da Rawalpindi. La scelta non fu casuale: Abottabad ospita il principale centro di addestramento militare del Pakistan ed è insieme, lo nota la commissione, un alveare di jihadisti e terroristi ricercati.

E qui il filo della tragedia che cominciò a dipanarsi alle 8,30 dell'11 settembre sfiora la commedia. Il piccolo clan dei Bin Laden sceglie una piccola casa ad appena un chilometro dalle caserme dei militari che dovrebbero dargli la caccia. La comperano con una paccata di contanti - niente domande, formulari e mutui, ovviamente - e con documenti falsi. Ci vivono, con lui, sei donne, una dozzina di uomini e una frotta di bambini che ignorano la sua identità.

Per loro è lo "Zio", quel signore gentile e allampanato di un metro e 93 che cerca di distrarli, di farli giocare nell'orto coltivato dietro i muri di recinzione alzati oltre il limite previsto da norme che tanto nessuno rispetta, che li invita a fare gare per vedere chi riesca a produrre più cetrioli, pomodori, zucchine e piante aromatiche.

Se escono di casa, non hanno mai una rupia in tasca, per evitare che possano comperare qualcosa al mercato e suscitare la curiosità dei mercanti. Guardano molto la televisione, come tutti i bambini, ma soltanto fino a quando sullo schermo appare il volto dello "Zio Povero" in un programma di notizie. Da quel momento in poi ai bambini, e alle donne, tanto per cambiare, sarà proibita la tv.

Ma per accontentare le irrequiete donne di casa, e accogliere le loro ben fondate lagnanze in quel covo doppiamente carcere e soffocante per le femmine, Bin Laden, che non ha mai problemi di danaro, farà costruire un terzo piano della villetta, quello dove sarà scoperto e fulminato dai Seals. Sarebbe stato necessario un permesso edilizio ma di nuovo, nessun problema, nota la Commissione con un conato di disgusto. Neppure per le tasse. Il clan di Bin Laden non pagherà mai una sola rupia dell'Imu pakistana e nessuno andrà mai a bussare per esigere arretrati e more.

Le autorità del Comune di Abbottabad chiudono gli occhi: danaro, pressioni, paura, fanghiglia di una burocrazia disastrosa. Il terzo piano viene eretto, le donne e i bambini hanno più spazio e Osama ha il proprio studio, nel quale riceve i corrieri che portano e ricevono informazioni e ordini da e per la costellazione della jihad sanguinaria. Tra loro, c'è Khalid Sheik Mohammad, l'ideatore dell'operazione "Torri Gemelle" che sarà poi arrestato in Pakistan e trasportato a Guantanamo dove ha confessato una litania di attentati riusciti o falliti come la operazione "Bojinka" che avrebbe dovuto far esplodere dieci aerei civili in volo.

Lo Zio è frugale. Non ha vizi visibili, mangia pochissimo, possiede i sei camicioni classici da pakistano, i shalwar qamiz, una giacca e un pullover. I vicini ignorano quel fortino e i due corrieri fidati vanno e vengono senza contatti con i locali. Tra i bambini che giocano al piccolo agricoltore con lo zio nascosto sotto il cappellone da western ci sono anche i loro figli, garanzia di fedeltà e omertà.

Per quasi dieci anni di latitanza in Pakistan, prima girovagando poi arroccato nel compund, nel fortino di Abottabad, nessuno disturberà mai l'uomo più ricercato del mondo. Non per complicità, si affretta a dire la Commissione che avrebbe voluto tenere segreto il rapporto, ma proprio per incapacità e si fa fatica a crederci, perché nel corso del 2011 qualcosa accade, che a un chilometro da una grande base militare qualcuno avrebbe dovuto notare.

Improvvisamente, attorno alla rocca del terrorista supremo alberi vengono abbattuti, ruderi di edifici spianati, strade ricoperte per essere più visibili. I radar per la sorveglianza aerea lungo il confine con l'Afghanistan restano spenti e inattivi. Sembra quasi che si voglia spianare la strada a qualcuno e qualcosa che arriverà da ovest, per rendergli il percorso più facile. E qualcuno arriva, il 2 maggio del 2011, a "Zero Dark Thirty", trenta minuti dopo il buio. La lunga fuga verso la notte di Osama Bin Laden finisce e lo Zio Povero piomba nelle profondità dell'Oceano Indiano, avvolto in un sudario.

 

OSAMA BIN LADEN9 binladen01 tvOsama Binladenabbottabad abbottabad BIN LADEN MORTOFUMETTO CATTURA BIN LADEN

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO