LA CRISI E’ VI-CINA – IL GOVERNO DI PECHINO AVVIA LA SVALUTAZIONE PER SPINGERE L’EXPORT IN CRISI E PILOTA LA CADUTA DELLO YUAN - E A WALL STREET TREMANO GLI HEDGE FUND…

Federico Rampini per "la Repubblica"

La prossima crisi globale verrà dalla Cina? L'allarme lo lanciano gli americani: il detonatore potrebbe essere la svalutazione competitiva del renminbi (o yuan), la moneta cinese. Il suo deprezzamento si è accelerato dalla scorsa settimana, e ha determinato la più pesante caduta del renminbi dal 2005. E' una netta inversione di tendenza, dopo anni di lenta ma inesorabile ascesa della valuta cinese.

Le conseguenze sono tante, politiche e finanziarie. A Washington cresce il coro di proteste contro il governo di Pechino, accusato di non stare ai patti. E in un anno di elezioni legislative, molti parlamentari Usa invocano misure di ritorsione tariffarie e doganali per punire il made in China.

A Wall Street l'incubo principale è un altro: dalle imprese cinesi agli hedge fund americani, una pletora di operatori davano per scontato che il renminbi potesse andare solo verso l'alto, e quindi hanno scommesso capitali importanti sulla tendenza al rialzo. L'inversione di rotta può scavare una voragine di perdite nei bilanci di grandi aziende e fondi d'investimento.

«La Cina interviene per indebolire lo yuan», è il titolo a tutta pagina con cui apre il
Wall Street Journal. Il quotidiano non ha dubbi: «E' la banca centrale cinese a spingere verso il basso». Tra le reazioni politiche da Washington c'è quella del senatore democratico Charles Schumer: «La Cina deve consentire allo yuan di muoversi liberamente in base alle forze di mercato, anche se il mercato lo spinge al rialzo».

Alla Camera un disegno di legge che infliggerebbe dazi punitivi sulle importazioni dalla Cina ha raccolto più della metà delle firme necessarie. Per ora l'Amministrazione Obama non si pronuncia. Anche perché gli Stati Uniti non sono del tutto innocenti, in fatto di svalutazioni competitive. Anzi, la "guerra delle monete", come venne definita due anni fa dal ministro dell'Economia brasiliano Guido Mantega, venne aperta proprio dalla Federal Reserve.

La massiccia creazione di liquidità che la banca centrale Usa ha operato per rilanciare la crescita, ha anche avuto come effetto collaterale l'indebolimento del
dollaro. Il "manuale" americano è stato successivamente studiato e ricopiato da altre banche centrali: ultima quella del Giappone, che ha manipolato anch'essa la moneta al ribasso, consentendo allo yen debole di aiutare l'export made in Japan.

Naturalmente sia Washington che Tokyo respingono questi paragoni. Né la Fed né la Banca del Giappone "manipolano" direttamente le proprie valute, visto che i tassi di cambio vengono fissati dalla domanda e dal-l'offerta sui mercati globali (l'influenza delle banche centrali è indiretta, agisce sui tassi d'interesse, la creazione di liquidità, e sulle aspettative).

Il caso della Cina è diverso perché il renminbi o yuan continua ad essere un moneta solo parzialmente liberalizzata, il cui valore esterno è ancora orientato dal governo. Del resto l'attuale indebolimento del renminbi sarebbe stato deciso anche in vista dell'ultima tappa nella liberalizzazione monetaria, quella che dovrebbe portare la valuta cinese ad essere mossa solo dai mercati.

Restano i rischi macroeconomici, se la Cina tenta di "esportare" i suoi problemi, ovvero di uscire da una fase di rallentamento della crescita rilanciando l'export attraverso la svalutazione competitiva. E c'è il timore di Wall Street per quella mina vagante che sono i derivati in renminbi: 350 miliardi di dollari di "titoli strutturati" emessi dalle banche Usa solo l'anno scorso, chiamati "target redemption forward". Prevalentemente sono coperture di rischio, o scommesse speculative, che davano per scontato il rialzo del renminbi. Ora con la brusca inversione di rotta le perdite possono destabilizzare qualche hedge fund americano, e tante imprese cinesi.

 

yuanYUAN cina CINA RENMINBI

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…