MI FAI UN BAFFINO - D’ALEMA RANDELLA RENZI: “HA ESERCITATO UNA FORTE PRESSIONE PER FARMI CACCIARE DALLA FONDAZIONE DEI SOCIALISTI. SI È VENDICATO DELLA MIA ESISTENZA, MA LA MIA ESISTENZA È, E SARÀ, PER LUI UN PROBLEMA” - POI L'ANATEMA: “FINCHÉ MI SARÀ DATO DI ESISTERE NON POTRÀ STARE TRANQUILLO

Goffredo De Marchis per la Repubblica

D ALEMAD ALEMA

 

 

Roberto Speranza, il giovane leader di Articolo 1, ammette: «Sul tema delle tasse si sono vinte, o perse, tutte le elezioni della Seconda repubblica ». Quindi, Matteo Renzi ha indovinato la porta. Ma ha sbagliato la chiave, è la critica della sinistra che fa la corsa su di lui.

 

Pier Luigi Bersani va dritto al punto e senza sconti: «Ricetta di destra, demagogica. Fumisteria. Il Paese non sta partendo ed è un dramma. Non lo farà mai con un abbassamento delle imposte generalizzato. Lo farà solo con gli investimenti».

 

Così si allarga il solco tra le due sinistre. Se ancora vogliamo chiamarle nello stesso modo perché quella nascente giudica ormai di destra il Pd. «Gira persino l' idea della flat tax, una tipica risposte delle destre internazionali al problema del fisco - attacca Speranza - . Per carità, se Renzi continua a seguire questa filosofia per noi si apre uno spazio maggiore. Ma come si fa a considerarlo ancora di sinistra?».

Matteo Renzi ascolta Massimo D Alema Matteo Renzi ascolta Massimo D Alema

 

L' impressione è che quello spazio Renzi non si preoccupi di allargarlo e che sulle tasse voglia avviare uno scontro ideologico da risolvere, una volta per tutte nell' area del centrosinistra, dentro le urne del prossimo anno. Non per questo dirà mai che si è spostato a destra. Semmai cercherà di cambiare il paradigma della vecchia sinistra. «Loro - dice il renziano Ernesto Carbone - si sentono depositari del verbo. Ma noi consideriamo di sinistra abbassare le tasse. Consideriamo di sinistra aver dato la quattordicesima alle pensioni basse.

 

Consideriamo di sinistra gli 80 euro che, fonte Banca d' Italia, sono tornati al 90 per cento nell' economia reale e l' hanno fatta girare permettendo una ripresa. Non so se la loro ricetta sia più di sinistra della nostra.

So per certo che è una ricetta vecchia».

renzi d alema dalema tennisrenzi d alema dalema tennis

 

In un Paese con una pressione fiscale mostruosa, che si abbatte su quasi tutti - ricchi, meno ricchi e poveri - il tema del fisco è delicato, scivoloso, a rischio sconfitta. Eppure la sinistra non rinuncia a declinarlo a suo modo. «Non siamo fuori dai guai e i soldi disponibili vanno messi nel ciclo degli investimenti », dice Bersani a un convegno di Nens sull' energia in cui per la prima volta confessa:

 

«Dopo dibattiti come questi ti prende la voglia di tornare a fare il ministro, cosa che capita raramente ». Investimenti pubblici e privati. Seduto accanto a lui c' è Vincenzo Visco, copresidente dell' associazione Nens, ex ministro delle Finanze. Parlano di tasse sottovoce e si capisce che non condividono nulla della proposta renziana. Visco non sorprende, fu il primo a essere ribattezzato Dracula, in pratica il simbolo di quella sinistra delle tasse che Renzi vuole cancellare.

RENZI  dalemaRENZI dalema

 

Questa sinistra si dice d' accordo con il leader del Pd sul ripristino di un deficit al 3 per cento. Per farci, con quei denari, tutt' altro. «Un punto di Pil sono 8 miliardi. Li investiamo tutti sulla manutenzione del Paese, creiamo lavoro e crescita», insiste Arturo Scotto, presente in platea con Guglielmo Epifani, Massimo Mucchetti, Speranza, Stefano Di Traglia. Eppoi, si rimette l' Imu? «Sì - risponde Speranza -. Al 10 per cento degli italiani che nemmeno se ne accorgono.

 

Recuperiamo un miliardo. La riduzione fiscale incide sulla crescita per l' 0,8 per cento, ossia ogni 100 euro di tagli ne tornano in circolo 80. Gli investimenti moltiplicano la crescita del 2,5». E gli artigiani, i commercianti che non ce la fanno? «Con gli investimenti sono i primi a sapere che ci sarà per loro più mercato e più lavoro ». Altrimenti non si spiega, osserva Speranza, la posizione di Carlo Calenda, anche lui al convegno di Nens. «Lui rappresenta il mondo della produzione, critica i bonus e sostiene invece gli investimenti».

 

Del resto, Mdp e la sinistra vicina a Giuliano Pisapia - il primo a proporre, in questa fase, una patrimoniale - non nascondono che l' obiettivo sia al fondo la redistribuzione. «Seguiamo - dice ancora Speranza - la strada indicata da Jeremy Corbin e Bernie Sanders».

 

Per il veleno definitivo sulla proposta di Renzi, bisogna attendere le parole di Massimo D' Alema. «Ho visto che il ministro dell' Economia ha risposto con durezza che queste sono idee per il futuro, noi ci atterremo alle regole europee ». Il suo duello continua: «Renzi ha esercitato una forte pressione per farmi cacciare dalla Fondazione. Si è vendicato della mia esistenza, ma la mia esistenza è, e sarà, per lui un problema. Finché mi sarà dato di esistere non potrà stare tranquillo».

RENZI E D ALEMA RENZI E D ALEMA

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?