donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - LA DUCETTA IN VERSIONE COMBAT, DIMENTICATELA: LA GIORGIA CHE VOLERA' DOMANI A WASHINGTON E' UNA PREMIER IMPAURITA, INTENTA A PARARSI IL SEDERINO PIGOLANDO DI ''INSIDIE'' E "MOMENTI DIFFICILI" - IL SOGNO DI FAR IL SUO INGRESSO ALLA CASA BIANCA COME PONTIERE TRA USA-UE SI E' TRASFORMATO IN UN INCUBO IL 2 APRILE QUANDO IL CALIGOLA AMERICANO HA MOSTRATO IL TABELLONE DEI DAZI GLOBALI - PRIMA DELLE TARIFFE, IL VIAGGIO AVEVA UN SENSO, MA ORA CHE PUÒ OTTENERE DA UN MEGALOMANE IN PIENO DECLINO COGNITIVO? DALL’UCRAINA ALLE SPESE PER LA DIFESA DELLA NATO, DA PUTIN ALLA CINA, I CONFLITTI TRA EUROPA E STATI UNITI SONO TALMENTE ENORMI CHE IL CAMALEONTISMO DI MELONI E' DIVENTATO OGGI INSOSTENIBILE (ANCHE PERCHE' IL DAZISMO VA A SVUOTARE LE TASCHE ANCHE DEI SUOI ELETTORI) - L'INCONTRO CON TRUMP E' UN'INCOGNITA 1-2-X, DOVE PUO' SUCCEDERE TUTTO: PUO' TORNARE CON UN PUGNO DI MOSCHE IN MANO, OPPURE LEGNATA COME ZELENSKY O MAGARI  RICOPERTA DI BACI E LODI...

 

DAGOREPORT

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI MEME

La Giorgia versione Combat, che dall'alto della sua statura si trasformava in un Rambo coi boccoli che non ha paura di fulminare con un'occhiata quel galletto di Macron e di sfanculare il Consiglio europeo rifiutando il voto a Ursula von der Leyen, beh, dimenticatela.

 

Messa dal destino cinico e baro davanti al viaggio a Washington di domani, ecco avanzare una Meloni che non nasconde le incertezze e mette prudentemente le manine avanti: "È un momento difficile, vediamo come va nelle prossime ore".

giovanbattista fazzolari a saturnia intervistato da Bruno Vespa

 

A farle compagnia nel pararsi il sederino è il suo "Genio" di Palazzo Chigi, Fazzolari: "Il viaggio non è facile sicuramente ed è ricco di insidie perché le dichiarazioni americane fanno pensare alla volontà di una politica fortemente protezionistica, cosa che danneggerebbe fortemente l'Italia.

 

Non so quanto possa essere vantaggiosa per gli Usa ma per l'Italia e l'Europa una politica protezionistica Usa può essere un grande pericolo".


E dato il periodo pasqualino, la premier è consapevole che l'incontro con lo Sfasciatutto col ciuffo arancione potrebbe rivelarsi una Via Crucis con lo Studio Ovale trasformato in Golgota, avendo di fronte un personaggio che va oltre il pirandelliano da “Uno, nessuno e centomila”, decisamente un tipino al di là di ogni razionalità, più imprevedibile di una scimmia sotto Lsd.

XI JINPING DONALD TRUMP - MEME

 

Nei palazzi romani un "pestaggio" alla Zelensky della premier viene dato al 20/30 per cento, mentre la probabilità che l'Underdog ritornerà a casa con un pugno di mosche in mano è quotata dagli addetti ai lavori al 60%.

 

Un buon 20% ottiene invece è l'ipotesi che Trump ricopra di lodi la Regina della Fiamma con baci abbracci sotto i flash. Insomma, il faccia a faccia si presenta come una enorme incognita da 1-2-X: ammettiamolo, domani può succedere tutto o niente.

 

METTI IL DAZIO TOGLI IL DAZIO - MEME SU TRUMP

 

 

Col famigerato senno del poi, il bilaterale con Trump, così a lungo sollecitato, alla fine si è rivelato un madornale cul-de-sac politico.

 

Per settimane la Statista della Garbatella ha pietito l'invito alla Casa Bianca, aggrappata alla giacchetta dell’ambasciatrice italiana negli Usa, Mariangela Zappia (non certo il massimo del potere diplomatico).

 

In quei giorni, la "Giorgia dei Due Mondi" era ancora gonfia di speranza di potersi giocare le sue carte di ''pontiere'' tra Washington e Bruxelles.

 

Purtroppo, il Caligola americano delle sue preghiere francamente se n'è fottuto. Però il due volte bancarottiere di New York trovava il tempo per ricevere il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron. Due bilaterali che hanno destabilizzato il sistema nervoso e immunitario di "Io so' Giorgia".

donald trump keir starmer 1

 

Si era anche illusa la poverina che uno scambio di occhiate e moine con Trump avrebbe fatto schiattare il fegato del suo principale “nemico”, Matteo Salvini, nel frattempo auto-incoronatosi il più trumputiniano dello Stivale, fino allo schiaffo della video-partecipazione al congresso leghista di Firenze di Elon Musk.

 

I sogni di gloria della Ducetta sono morti alle 16, ora Usa, del 2 aprile, quando l'Idiota del Maga ha dato vita al “Liberation day” in cui ha sfasciato il sistema globale annunciando la follia economica di porre dazi reciproci a tutti i Paesi del mondo (poi sospesi per tre mesi, tranne che per la Cina).

DONALD TRUMP ACCOGLIE GIORGIA MELONI A MAR-A-LAGO

 

Da notare che il tabellone offerto alle telecamere in mondovisione da King Donald non faceva cenno ai singoli stati del Vecchio Continente, ma semplicemente all'"Europa", scassando via anche la speranzella anti-Ue di ottenere da "America First" un trattamento accondiscendente per i prodotti export italiani.

 

Il delirio di onnipotenza e deficienza di Trump, che ha mandato a puttane i mercati, è continuato indefesso ogni santo giorno che Dio manda in terra: eccolo che sbertuccia trucidamente i leader mondiali in fila per “baciargli il culo”.

 

Una irrazionalità da Croce Verde con urgente T.S.O.: ad esempio, tre giorni fa si è rivolto con parole amichevoli alla Cina, ed oggi l'ha sfanculata: Xi Jinping ha bisogno dei nostri soldi.

la stretta di mano tra donald trump ed emmanuel macron 2

 

Volare oggi a Washington per l'Underdog è diventata un'incognita al cetriolo che arriva minacciosa nel momento peggiore. Ecco: prima dei dazi aveva un senso, ma ora, che si può ottenere da un egomane in pieno declino cognitivo?

 

Tanto è vero che, dal 2 aprile, Giorgia Meloni ha smesso di bussare con insistenza alla Casa Bianca, ma il destino è cinico e baro ed è Trump che l'ha invitata e Meloni è rimasta così “vittima” delle sue precedenti sollecitazioni, ma anche dell’essersi posta come la paladina del trumpismo in Europa al grido "bisognava negoziare". Il tango si balla in due ma se Donald vuol pestare solo i tuoi piedi, che stamo a fa'?

GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI

 

Ora la Ducetta ha messo in soffitta la sua presenza, unica leader europea a parlare, alla convention CPAC di Washington (persino il lepeniano Jordan Bardella si era chiamato fuori dopo il saluto romano di Steve Bannon), e come gongolava quando l’allora presidente eletto la lodava come “colei che ha preso d’assalto l’Europa”...

 

E ora? Fa bene Giorgia Meloni a dire: “Siamo in un momento difficile, basta polemiche”. Anche perché ogni cosa che dirà a Trump potrà facilmente essere usata contro di lei, a partire dal sostegno all’Ucraina.

 

In tre anni di guerra, la premier del Colle Oppio non ha mostrato alcuna esitazione nello schierarsi al fianco di Biden e Zelensky, a difesa di Kiev e contro l’invasione russa.

 

meloni biden

Peccato che per Trump, Biden e Zelensky, lo ha ribadito anche dopo la strage di civili a Sumy, siano i veri “responsabili” del conflitto.

 

Una strage, tra l’altro, condannata da tutti i leader occidentali e minimizzata come un “errore” dei russi dal presidente americano, che si è rifiutato di condividere il documento del G7 contro Mosca.

 

Gli sherpa di Palazzo Chigi tremano all’ipotesi che Trumpone se ne esca con un elogio allo “statista” Putin, che metterebbe in fortissimo imbarazzo la turbo-atlantista Meloni.

 

Altro argomento delicato sarà quello della spesa per la Difesa: l’Italia è il fanalino di coda della Nato per i soldi versati in armamenti e faticherà non poco a raggiungere il 2% del Pil, vecchio obiettivo dell’Alleanza Atlantica ormai giudicato da molti obsoleto.

 

matteo salvini elon musk congresso lega

 

Washington pretende che i "parassiti” europei arrivino almeno al 5%, una quota irraggiungibile per le disastrate finanze italiane, come confermato dal ministro dell’Economia, Giorgetti: “Fare debito europeo per improbabili eserciti destinati a entrare in guerra e ad acquistare armi in Germania e Francia: no”. Ma dall'altra parte, c'è il piano "RiarmEu" di Ursula che impone di portare almeno al 2% la spesa della Difesa.

 

Come ricorda Politico EU nella sua influente newsletter Brussels Playbook: “L’Italia, terza economia della zona euro, è tra le ultime della classe se si guardano i dati concreti dal punto di vista statunitense. È in ritardo sulla spesa per la difesa. Ha inoltre un enorme surplus commerciale di beni con gli Stati Uniti, con esportatori italiani che vendono di tutto, da alimenti e prodotti agricoli ad auto e farmaci”.

 

rishi sunak joe biden giorgia meloni jens stoltenberg volodymyr zelensky vertice nato di vilnius

Non appare chiaro, agli osservatori di Bruxelles, “cosa possa offrire Meloni. Roma non ha il potere di negoziare un accordo commerciale o di ridurre le normative digitali.”

 

Altro questione spinosa sarà il rapporto con la Cina. Giorgia Meloni, durante l’era Biden (che definì “aggressiva” la politica del Dragone in Asia e non ebbe problemi a bollare Xi Jinping come un “dittatore”), non ha avuto alcun tentennamento nell’abbandonare il Memorandum sulla "via della Seta", firmato dall’Italia nell’era Giuseppe Conte.

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP - IMMAGINE CREATA CON GROK

 

 

 

In totale adesione alla linea americana, la Ducetta ha voltato le spalle a Xi Jinping, obbedendo al diktat statunitense di portare soldi e investimenti altrove, lontano da Pechino.

 

Dunque, la premier non avrebbe grandi difficoltà ad assecondare ora la dura linea anti-cinese di Trump. E invece si trova a metà del guado, visto che la Commissione europea, dopo i dazi “stars and stripes”, si prepara a riabbracciare il Dragone, su forte spinta di Francia e Spagna, i paesi più “sinofili” del Continente.

 

GIORGIA MELONI XI JINPING

La “diversificazione” dei mercati (ma vale anche per l’India e i paesi sudamericani del Mercosur) è giocoforza la nuova linea di Ursula von der Leyen in cui l’Italia casca con tutte le scarpe.

 

Cosa risponderà Giorgia Meloni quando Trump le farà notare che la Cina fa dumping, inonda i mercati europei di merci a basso costo distruggendo quel poco che resta dell’industria Ue?

 

Cosa potrà argomentare quando il Presidente, rinfocolando il dualismo “o noi o loro”, pretenderà una presa di posizione netta tra Washington e Pechino?

MARK ZUCKERBERG - LAUREN SANCHEZ - JEFF BEZOS - SUNDAR PICHAI ELON MUSK - INAUGURATION DAY

 

Potrà Giorgia Meloni chiudere le porte alla Cina, ipotetico orizzonte della politica commerciale di Bruxelles come conseguenza dei dazi americani, solo per accontentare Trump?

 

E come farà a giustificarsi per il nuovo sguardo verso Pechino dell’Italia, dopo aver più volte criticato le scorrette pratiche commerciali del regime comunista, invocando necessità di riequilibrare la bilancia commerciale tra Italia e Cina (gli investimenti italiani nel Paese asiatico superano di tre volte quelli cinesi in Italia).

 

 

GIORGIA MELONI - URSULA VON DER LEYEN

Un altro argomento di possibile frizione è la “Web-tax”, che a Bruxelles è stata evocata come arma nucleare per mettere al tappeto il “dazismo” del golfista prestato alla politica: una stangata sui colossi di Big tech, che in Europa prosperano grazie alle regole fiscali lasche dei “paradisi” Irlanda e Lussemburgo, non piacerebbe alla Casa bianca che ha nei paperoni della Silicon Valley i suoi migliori alfieri.

 

In questo guazzabuglio, quel che probabilmente è vero è che Giorgia Meloni vorrebbe tanto mandarlo a scopare il mare il “dazista” demente: non si aspettava di interfacciarsi, lei così orgogliosa della propria coerenza, con il più incoerente e volubile tra i leader mondiali.

DONALD TRUMP VOLEVA ESSERE UN DURO - MEME BY EMAN RUS PER L ESPRESSO

 

Lei, come gli operatori dei mercati finanziari, ora è vittima di un effetto sfiducia: come si può investire capitale politico ed economico, in un Paese guidato da una persona che un giorno annuncia un provvedimento e il giorno dopo lo ritira?

 

Come si fa a trattare con un alleato che ormai spalleggia la peggiore propaganda russa? Come ci si può impegnare a sostenere le ragioni di un Presidente americano che così apertamente disprezza l’Europa e gli europei?

           

Ps. Che fine ha fatto il ''rapporto speciale'' con Elon Musk? La premier troverà il tempo per incontrare il suo vecchio amico?

 

Sono lontani i tempi in cui il miliardario ketaminico faceva il giuggiolone ad Atreju, e a settembre scorso premiava la sora Giorgia con il Global Citizens Award (“È ancora più bella dentro che fuori”), si scambiava smancerie con la premier.

meloni musk

 

Dopo lo stop del contratto a Starlink, Musk si è progressivamente allontanato da “Ao’ so Giorgia”, per abbracciare la causa leghista: ha partecipato al Congresso del Carroccio e manda avanti il suo referente, Andrea Stroppa che tira la volata a Salvini tra sondaggi contro Piantedosi e tweet-storm.

 

Come scrive ancora “Politico.eu”, “occhio a Musk: Una domanda che tutti si pongono è se Meloni troverà il tempo di incontrare lo spirito affine Elon Musk — nel mezzo dell’incertezza sul futuro di un possibile accordo tra l’Italia e la sua società di comunicazioni satellitari Starlink…”

 

 

MELONI SI PREPARA PER WASHINGTON

Traduzione di un estratto da “Brussels Playbook”, la newsletter di Politico EU

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI A MAR-A-LAGO

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni è pronta a diventare l’ultima leader dell’UE a incontrare Donald Trump, mentre si reca a Washington con l’obiettivo di convincere il presidente americano ad allentare la sua guerra commerciale. […]

 

[…]  La leader italiana, che giovedì incontrerà il presidente nello Studio Ovale, è un’alleata ideologica del presidente americano di destra. È stata l’unica leader dell’UE a partecipare alla sua inaugurazione a gennaio e ha pronunciato un discorso in videocollegamento all’ultima conferenza CPAC, appuntamento fisso dell’ala ultraconservatrice del Partito Repubblicano.

 

giorgia meloni discorso alla cpac 2025 7

[…] Ma la realtà è che la visita di questa settimana rappresenta un delicato esercizio di equilibrio per Meloni. L’Italia, terza economia della zona euro, è tra le ultime della classe se si guardano i dati concreti dal punto di vista statunitense. È in ritardo sulla spesa per la difesa. Ha inoltre un enorme surplus commerciale di beni con gli Stati Uniti, con esportatori italiani che vendono di tutto, da alimenti e prodotti agricoli ad auto e farmaci.

 

[…]  Considerati i dati reali della bilancia commerciale, resta da vedere quale tipo di “vittoria” Meloni potrà ottenere dalla sua visita alla Casa Bianca. (Ha parlato con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen prima del viaggio.)

 

Rimangono in vigore dazi del 10% sulle importazioni dell’UE negli Stati Uniti, con Trump che minaccia di imporre tariffe anche su semiconduttori, farmaci e ora sui minerali critici.

 

elon musk giorgia meloni - the mask

[…]  Un alto funzionario del governo italiano, che conosce l’approccio di Meloni alla politica estera, ha detto che probabilmente ripeterà l’appello dell’UE per dazi zero-contro-zero, una posizione negoziale “massimalista” che poi potrà barattare in cambio di qualcosa di concreto da Washington [….].

 

Cosa può offrire Meloni in cambio è un’altra questione. Roma non ha il potere di negoziare un accordo commerciale o di ridurre le normative digitali, anche se Meloni potrebbe rendere più facile per le aziende statunitensi investire in Italia, oppure assicurare a Trump che Roma è pronta ad adottare una posizione dura nei confronti della Cina.

 

GIORGIA MELONI - DONALD TRUMP - ELON MUSK - IMMAGINE CREATA CON L IA E PUBBLICATA DA ANDREA STROPPA

[…] Occhio a Musk: Una domanda che tutti si pongono è se Meloni troverà il tempo di incontrare lo spirito affine Elon Musk — nel mezzo dell’incertezza sul futuro di un possibile accordo tra l’Italia e la sua società di comunicazioni satellitari Starlink.

VIGNETTA DI CHARLIE HEBDO SU GIORGIA MELONI ED ELON MUSK

L INCONTRO MELONI-TRUMP VISTO DA MANNELLI

MEME SUL CROLLO DEI MERCATI DOPO I DAZI DI DONALD TRUMP

GIORGIA MELONI - ELON MUSK - MEME BY EDOARDO BARALDI mark zuckerberg - lauren sanchez - jeff bezos - sundar pichai elon musk al giuramento di trump

fabio dazio - meme by emiliano carli DONALD TRUMP - ELON MUSK - GIORGIA MELONI

VERTICE NATO DI VILNIUS - SUNAK, ERDOGAN, BIDEN, MELONI, STOLTENBERG E ZELENSKY

INCONTRO A MAR A LAGO TRA DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI

Ultimi Dagoreport

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….