trump berlusconi

DALLA TRICOLOGIA ALLE DONNE, ECCO COSA ACCOMUNA (E COSA DIVIDE) SILVIO TRUMP E DONALD BERLUSCONI SECONDO GIULIANO FERRARA, CHE COME SEMPRE HA TOPPATO LE SUE PREVISIONI POLITICHE (TRUMP? 'UN PAGLIACCIO CHE SI SGONFIERA'')

Giuliano Ferrara per “il Foglio”

 

TRUMP BERLUSCONITRUMP BERLUSCONI

Le somiglianze tra il fenomeno Trump e il fenomeno Berlusconi sono impressionanti, è fin troppo facile dirlo sebbene se ne taccia per lo più. Le elenco. Trump è un miliardario, un tycoon. Ha agito con alterni successi, e alla fine ramazzando un patrimonio assai notevole, nei campi dell' immobiliare (Milano 1, Milano 2) e della televisione, per un periodo essendo divenuto la star del reality. Vende il suo brand, in economia e in politica: repubblicano, democratico, conservatore, opportunista, boh, quel che è sicuro è solo questo, che Trump è Trump.

 

giuliano ferraragiuliano ferrara

Parla una lingua scandalosamente estranea a quella dell' establishment politico, il principale fattore del suo successo popolare o populista, fate voi, è che "la dice tutta". Il suo slogan, "Make America Great Again", è un calco preciso, meno la fantasia funambolica che è nel miracolismo, del famoso "Grande Miracolo Italiano" del 1994. Nei comizi non c' è un istante in cui non dica "I love you", cioè l' Italia è il paese che amo, incipit fatale del ventennio del Cav.

 

TRUMP BERLUSCONI 1TRUMP BERLUSCONI 1

Afferma di essere del tutto indipendente dai donatori di quattrini alla politica, perché se la paga lui, come l' altro. E' l' oppositore in chief del "teatrino politico" di Washington. I suoi avversari lo dipingono come un "con artist", un imbroglione, un fraudolento. Sounds familiar? E' già pronta l' accusa di collusioni con la mafia di Anthony "Fat Tony" Salerno e di Paul Castellano, padrini dei clan Gambino e Genovese, i suoi stallieri di Arcore.

berlusconi visita la redazione del foglio con giuliano ferraraberlusconi visita la redazione del foglio con giuliano ferrara

 

Al suo business, che è da lui descritto come la vera fonte di un successo da proiettare nella politica americana, travolgendola con una promessa di arricchimento collettivo, non si rimproverano i debiti, come fu con il Cav., ma i fallimenti, quattro, e uno statuto fiscale poco chiaro (frode fiscale?). E' anch'egli il Cavaliere nero come lo sdoganatore di missini, perché David Duke, suprematista bianco ex Ku Klux Klan, dice di voler votare per lui, e lui alterna dissociazioni, smentite e seduzioni (anche lui, per la satira, mente sapendo di smentire).

Giuliano Ferrara _2Giuliano Ferrara _2

 

Per il numero di mogli, vince tre a due, per il resto del diletto il nostro Casanova non ha notoriamente rivali. Ha fondato una Università, la Trump University, alla quale è rimproverato, complicazioni giudiziarie comprese, il carattere fictional (ricordo che la nostra magnifica università del pensiero liberale, villa Gernetto, deve sempre essere inaugurata con una prolusione di Sir Vladimir Putin, amico di entrambi i tycoon).

Ma andiamo avanti. Dà voce a chi sente di averla perduta.

 

TRUMP SANTANCHETRUMP SANTANCHE

E' il profeta del common man, del ceto popolare medio e medio -basso che si radicalizza nella crisi dove la crescita americana non fa reddito, non fa abbastanza mobilità di status sociale. E' percepito come un clown pericoloso, dialoga demagogicamente con il suo pubblico, è abile nella manovra di divisione dell' avversario e di polarizzazione su di sé dell'intero dibattito nazionale e oltre, fa ombra a tutti.

 

chris christie dietro donald trumpchris christie dietro donald trump

Come Berlusconi. Come Berlusconi è esplosivamente individualista, autoritario o personalista soft, leadership e movimento sono lui stesso, incarnazione mitica, ma al tempo stesso è un conservatore e un liberale molto particolare, ama lo stato, non promette riforme delle pensioni e della sicurezza sociale, accetta nella sostanza la "scandalosa" riforma sanitaria di Obama ("non voglio gente che muore nelle strade respinta dai centri di cura!", esclama a ripetizione), sebbene dica anche il contrario, e dei princìpi non negoziabili non vuole nemmeno sentire parlare ("aborto? No, grazie" sarebbe una piccola lista sua concorrente fallita, come avvenne con il Cav. nel 2008).

 

TRUMPTRUMP

E' un superguascone, vuole far pagare al Messico il muro alla frontiera contro gli immigrati, vuole ridare al popolo milioni di posti di lavoro tassando le corporation che investono e delocalizzano nei mercati aperti in tutto il mondo. Vogliamo frivolmente aggiungere che la coiffure (e la mimica) dice qualcosa, in fatto di affratellamento, nell' uno per umanissimo difetto tricologico e nell'altro per un'esuberanza belluina da riporto? Aggiungiamolo, abbondiamo.

 

il parrucchino di trumpil parrucchino di trump

Ora, su questa base che a me pare solida di somiglianze, di affinità addirittura troppo dirette e trasparenti, vediamo il resto. Che è altrettanto se non più importante, e parla decisamente a favore di quella nobile anticipazione storica del fenomeno Trump che abbiamo conosciuto e ardentemente sostenuto o fieramente avversato per vent' anni, qui, nella provincia dell' impero che ne è anche la capitale culturale e il laboratorio istituzionale (il fascismo e la leadership dell' outsider, quella grossa, spessa, credibile, ma anche pop e rutilante, siamo noi ad averli inventati, chiaro?, l' America di oggi nasce nel reaganismo brianzolo).

 

Berlusconi faceva l' occhiolino alle paure e alle frustrazioni diffuse, ma era ed è un tremendo ottimista, un formidabile evocatore di sogni, non di incubi. Il miracolo nuovo italiano, e grande, puntava su meno stato, almeno sulla carta, e sulla libertà fino ad allora sconosciuta al lessico politico nazionale, l'America di nuovo grande è restauratrice, chiusa, odiosa, filistea.

BERLUSCONI NEL SENZA CAPELLI BERLUSCONI NEL SENZA CAPELLI

 

Berlusconi fu un grande rassembleur, un federatore di tutto quello che non si identificava con l' ideologia e la prassi della sinistra, per di più di eredità cattolico democratica e comunista; Trump è un tipo che divide quel che prima di lui, non solo nel successo con Reagan e i Bush e i neo conservatori, ma con il glorioso fallimento di Goldwater e del suo estremismo conservatore -liberale, era stato unito, federato e portato sulla scena.

 

BERLUSCONI senza capelli BERLUSCONI senza capelli

Il Cav. diede all' Italia l' incarnazione del maggioritario, lo ha fatto funzionare, ha creato l' alternanza sconosciuta fino ad allora di forze diverse alla guida del governo e dello stato; Trump promette l' inverso, un meccanismo di blocco delle alternative, di indebolimento fatale della constituency della destra repubblicana.

Berlusconi il 25 gennaio al San Raffaele di Milano - Senza capelliBerlusconi il 25 gennaio al San Raffaele di Milano - Senza capelli

 

Ha anche lui i suoi ammiccamenti, e ne riceve, molti anche tra i radicali e i liberal lo preferiscono, più o meno clandestinamente, a un Ted Cruz, perché certo the Donald tutto è tranne che un bigotto, un disciplinatore di valori. Poteva fare tutto questo casino sul versante democratico, dove molti punti programmatici lo avvicinano al delirio di Bernie Sanders, uno che secondo lo spiritoso senatore Lindsey Graham è "andato in viaggio di nozze a Yaroslav, in Unione Sovietica (vero, ndr), e non è mai tornato".

 

SANDERSSANDERS

Berlusconi è molto simpatico, è insieme formidabile e buffo, mentre Donald è entertaining, questo sì, non lo si può negare, ma ha un ghigno sospetto e ciarlatanesco che lo accompagna in tutte le sue avventure, anche quelle di jet setter e di cocco della East Coast newyorchese. Infine, Berlusconi ha in qualche senso salvato la Repubblica da chi aveva assassinato i suoi partiti, è uomo di sbocco e di incanalamento delle forze, Trump è fino a prova contraria un avversario della Repubblica americana per tutto quello che ha significato e significa nel mondo.

bernie sanders hillary clintonbernie sanders hillary clinton

 

Certo, nelle mani di Obama per otto anni, l' America ha trovato un destino manifesto di miniaturizzazione delle sue ambizioni mondiali e della sua funzione di portabandiera delle libertà a ogni latitudine, si è chiusa e si è isolata pericolosamente con una politica estera cinica e di modesto opportunismo, in più è vissuta solo di retorica multiculturale.

 

Trump è in questa accezione la risposta politicamente scorretta all' ideologismo liberal di Yale e di Harvard, e alle sue capriole ora si contrappone, con funzione di nemesi, il suo incredibile numero da circo. Fatte le analogie e le differenze, bisogna pur dire che Berlusconi era promettente, Trump è minaccioso. Il che è un bella differenza. Mi si dirà che l' America è come lo struzzo e lo spirito, durissima coquit, digerisce tutto. Lo spero.

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…