1. DALLE ROVINE FUMANTI DELL’IMPERO LIGRESTI IN CUI RISCHIA DI ESSERE TRAVOLTA PURE LA MINISTRONA CANCELLIERI ESCE UN FILO DI FUMO BIANCO A SEGNALARE LA FINE DEL GRANDE GELO TRA DON SALVATORE E IL FRATELLO-MEDICO ANTONINO CHE DA OLTRE VENT’ANNI NON SI PARLAVANO NONOSTANTE AUTOREVOLI TENTATIVI PER FARLI RICONCILIARE 2. IL PROF. UMBERTO VERONESI LOBBISTA PER CASO DELLO SVAMPA&FUMA CHE STAVOLTA PERO’ NON SCANDALIZZA I MEDIA DEI POTERI MARCI E I SUOI GABIBBO ALLE VONGOLE 3. AL “CORRIERE DELLA SERA” IN PROFONDO ROSSO DI FLEBUCCIO DE BORTOLI SI RISPARMIA ANCHE SULLA CARTA IGIENICA MA NON SULLE ARTICOLESSE “RICICLATE” DEL SOMMO CRITICO PIETRO CITATI (QUATTROMILA EURO OGNI COPIA & INCOLLA PUBBLICATO)

"Nessuno vuol più starsene
ozioso in un angolo, tutti hanno
sete delle imprese degli altri.
E' un spettacolo da circo: gli artisti escono"
(Karl Kraus, Detti e Contraddetti)

di DAGOSTRIKE


1. ANNAMARIA CANCELLIERI.
Ah queste famiglie, così fiere di sé.
Disgrazia (e fortuna) di un Paese che per dirla con l'immenso Leo Longanesi da sempre sono la "nostra bandiera nazionale" da esporre in ogni finestra di condominio.
Non fanno eccezione i Ligresti che dopo essere stati temuti e rispettati per quasi mezzo secolo quando sedevano nei "salotti buoni" della finanza (Cuccia-Mediobanca, Cir-De Benedetti- Bazoli-Rcs), oggi nella loro rovinosa caduta trascinano Anna Maria Cancellieri.

La Guardasigilli tanto cara all'empio Colle di Giorgio Napolitano, che al telefono (sotto controllo) dava ascolto alle suppliche dei famigliari di don Antonio nel tentativo (umanitario) di far uscire dal carcere (preventivo) la figliola Giulia.
E che altro poteva fare, negarsi o attaccargli la cornetta in faccia?

Alzi la mano, s'interroga Emanuele Macaluso sul "il Foglio", chi in una simile circostanza - da Agnelli a De Benedetti per restare nel campo dei Poteri marci -, non si sarebbe comportato alla pari dei congiunti dell'Ingegnare di Paternò?

E tra le figure più attive nel sollecitare un "passo" della Cancellieri c'è suo fratello Antonio, il cardiologo che vive in Francia dove guida il gruppo Génerale de Santé.
Dalle macerie grigie della famiglia Ligresti emerge così anche un filo di fumo color bianco-rosa: da oltre vent'anni don Salvatore aveva rotto ogni rapporto con il più giovane Antonio.
I due non si parlavano più nonostante autorevoli tentativi per far riconciliare i fratelli di Paternò.

2. UMBERTO VERONESI.
Meglio non addentrarsi sul merito della cosiddetta "sigaretta elettronica" (nuoce o no alla salute?), autorizzata dal governo nei locali pubblici con il Parlamento diviso neppure si fosse trattato di approvare la legge elettorale.

Già, quando si tratta di norme che riguardano grandi e piccoli interessi economici deputati e senatori non bigiano le Camere, ma addrizzano bene le loro orecchie (da mercanti) di fronte ai richiami delle varie (e avariate) lobbies. E ogni vota che la storia si ripete i media gridano allo scandalo per la presenza in Parlamento dei gruppi di pressione. Ma al Gabibbo alle vongole del Corriere, Sergio Rizzo, stavolta non si sono aperte le valve nell'assistere alla performance pro "svampate libere" dell'ex ministro della Salute, Umberto Veronesi.

Il professore con i suoi interventi pubblici è stato il miglior testimonial (lobbista per caso?) dei fabbricanti del vapore da gustare comodamente seduti al cinema o in trattoria.
Ps. Dovranno avere un fiuto da cani da tartufo gli addetti alla sorveglianza nelle sale cinematografiche (le vecchie care "maschere" di una volta) nell'individuare al volo - e al buio -, chi svampa e chi si rolla una canna alla salute di Veronesi.

3. PIETRO CITATI.
Peccato non sia vero come sostiene il sublime Woody Allen che gli intellettuali "sono come la mafia: si uccidono fra loro". Anche se da noi non scarseggiano i tentativi di fare stragi tra quei clan culturali che lo scrittore Giorgio Manganelli definiva "un risibile quinto stato".
Basta leggere il pamphlet di Luca Mastrantonio ("Intellettuali del piffero", Marsilio) per avere conferma che una fragorosa risata rischia seppellire pure l'autore del libro appena edito.

Tomo ovviamente stralodato dal compagno di merende al Corriere, Pierluigi Battista. E poiché di pifferai e tromboni in via Solferino se ne intendono, oltre al Battista il Mastrantonio si è concesso pure un'auto-recensione favorevole sul quotidiano in cui lavora.
Già, non si era davvero mai visto che è il ratto-intellettuale, metafora della favola dei fratelli Grimm, si metta suonare il piffero inseguito (col bastone?) dal Pifferaio di Hamelin.

Ps. Mastrantonio non merita di finire tra i "Fessi&Contraddetti" per una sola ragione: nell'indice minimo dei nomi ci segnala che il sommo critico letterario del Corriere, Pietro Citati, preferisce "il ripescaggio (riciclaggio) di vecchi testi pur di non sottostare al crudele imperio del nuovo e dell'originale".
Un taglia-copia, insomma, indegno a spese della casse disastrate del quotidiano diretto da Flebuccio de Bortoli: quattromila euro a "riciclo" del Citati con la voglia di pomodoro (al naso).

 

 

 

 

 

 

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