"NELLA SPARTIZIONE DELLE SFERE DI INFLUENZA L'EUROPA NON RIESCE AD INCIDERE. O RISORGE O SI RELEGA ALL'IRRILEVANZA" - DANIELE RUVINETTI, SENIOR ADVISOR DELLA FONDAZIONE "MED-OR", SUONA LA SVEGLIA ALLA SONNACCHIOSA UE: "PERCHE' PECHINO E MOSCA NON HANNO MOSSO UN DITO DOPO L'ATTACCO DI TRUMP IN VENEZUELA? E' STATA UN'AZIONE LAMPO. LE CUI CONSEGUENZE SI DISPIEGHERANNO NEL TEMPO. E IN FUTURO VEDREMO COME, SIA SUL PETROLIO CHE SUL DEBITO DI CARACAS, LE TRE GRANDI POTENZE SAPRANNO TROVARE SOLUZIONI PER NON ROMPERE I LORO EQUILIBRI. LE GRANDI SFERE DI INFLUENZA SONO CHIARE: RUSSIA SULL’UCRAINA, STATI UNITI IN SUDAMERICA E CINA SU TAIWAN" - E SULLA GUERRA IN UCRAINA: "NON CREDO IN UNA PACE A BREVE..."
Estratto dell'articolo di Tobia De Stefano per "la Verità"
DONALD TRUMP - CHI VUOL ESSERE BOMBARDATO - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
«Ma Cina e Russia cosa stanno facendo? Dopo l’attacco americano in Venezuela e il caos che si è scatenato in Iran con Trump che sembra pronto a dettare le regole anche su Teheran, un po’ tutti si interrogano sul silenzio di Xi Jinping e Putin. Beh, io non credo a una tacita presa d’atto, io credo che stiamo assistendo a un rimescolamento delle sfere d’influenza globali e che dietro alle reticenze si nascondano strategie abbastanza chiare. Ecco in questo momento starei molto attento a non confondere la tattica e le schermaglie con la strategia di fondo».
Daniele Ruvinetti è Senior Advisor della Fondazione Med-or. Già in passato sulle colonne della Verità aveva parlato di un accordo tra Stati Uniti e Russia per non ostacolarsi. Una sorta di compromesso del non intervento. Un «laissez faire» americano in Ucraina, in cambio di un lasciapassare di Mosca in Venezuela. E al di là delle azioni di facciata o meramente economiche (ci sono state delle dichiarazioni e qualche azione apparentemente ostili) i fatti hanno confermato le previsioni. Ora, l’analista allarga il discorso alla Cina e alla possibilità che questo intesa possa estendersi a Pechino che chiede di avere le mani libere su Taiwan.
Ma partiamo dal principio. Cosa vuol dire non confondere la strategia di fondo con la tattica?
trump warfare meme sulla cattura di maduro
«Vuol dire non lasciarsi trarre in inganno per esempio dal sequestro americano di navi ombra russe usate per aggirare le sanzioni occidentali sul petrolio. Parliamo di una questione che ha di certo una rilevanza economica, ma non centrale per i rapporti tra i due Stati. Del resto è chiaro che nell’azione di Trump a Caracas ci sia la volontà di tutelare gli interessi energetici e finanziari degli Stati Uniti».
Finanziari?
«Certo. Centrale è il petrolio, ci mancherebbe, ma la Casa Bianca ha anche la necessità di dare delle garanzie ai grandi fondi Usa, vedi Blackrock, che hanno in pancia una buona parte del debito pubblico venezuelano».
Di che cifre parliamo?
«Il debito complessivo sfiora i 200 miliardi di dollari. Circa la metà è nella mani americane, mentre l’altra metà appartiene a Cina e Russia».
E qui torniamo al punto. Come mai Pechino e Mosca, dichiarazioni di facciata a parte, non hanno mosso un dito?
«Vero. Ma è altrettanto vero che ci siamo trovati di fronte a un’azione lampo. Le cui conseguenze si dispiegheranno nel tempo. E in futuro vedremo come, sia sul petrolio che sul debito, le tre grandi potenze sapranno trovare soluzioni per non rompere i loro equilibri. Ecco, appunto: questa è la strategia di base alla quale bisogna guardare. Le grandi sfere di influenza sono chiare (Russia sull’Ucraina, Stati Uniti in Sudamerica e Cina su Taiwan), poi sulle singole situazioni possiamo aspettarci piccoli o grandi scossoni che alla fine non cambieranno gli impegni di fondo».
[...] L’equilibrio di cui parla appare abbastanza fragile.
«Secondo me è molto più solido di quello che appare. Poi certo le situazioni sono fluide. Pensi solo a quello che è successo qualche giorno fa con i volenterosi riuniti a Parigi».
volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse
Cioè?
«Tutte le ricostruzioni iniziali davano gli Stati Uniti pronti a dare una forte garanzia di intervento nel caso ci fosse stata una violazione di eventuali accordi di pace da parte di Putin. Ebbene, nella stesura finale del comunicato relativo a quell’incontro, l’impegno americano è evaporato, scomparso, come se non se ne fosse mai parlato.
Guardi, ci sono delle posizioni diverse anche nella squadra di Trump, non è un segreto per nessuno che il segretario di Stato e consigliere per la Sicurezza Marco Rubio non sia propriamente un filo-russo, ma poi quando si va al dunque la logica della nuova divisione delle sfere di influenze resiste. Alla resa dei conti le ingerenze degli Stati Uniti sul conflitto a Kiev sono insignificanti».
Sembra che adesso Zelensky stia giocando la carta di un accordo di libero scambio con Trump da sottoscrivere a Davos. In questo modo spera di ottenere solide garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti.
«L’ennesimo tentativo di portare la Casa Bianca dalla propria parte che non credo avrà grandi risultati. Io resto molto scettico sulla possibilità di una pace a breve in Ucraina. Mi sembra ci siano due scogli quasi insormontabili al momento».
Ci spieghi.
«Da una parte il futuro del Donbass che nessuna delle due parti è disposto a cedere. Dall’altra le garanzie che Kiev chiede all’Europa, che Francia e Regno Unito, per esempio, si dicono disposte a concedere, e che Mosca non accetterà mai».
xi jinping donald trump vladimir putin
Parla delle truppe di Macron o Starmer sul campo?
«Esattamemnte».
Lei pensa che Putin non darà mai il via libera a un compromesso del genere?
«Mai».
Quindi non c’è via d’uscita?
«Al momento non ne vedo di percorribili».
Intanto i terreni di scontro si moltiplicano. L’ultimo è in Iran dove però le contraddizioni sembrano essere esplose internamente.
«In apparenza è così. Ma oggettivamente viene difficile pensare che quello che sta succedendo non sia figlio del rimescolamento delle sfere di influenza».
In che senso?
la mappa del mondo diviso tra vladimir putin donald trump e xi jinping di Kirill Dmitriev
«Nel senso che se non ci fosse stato questo clima di cambiamento di un ordine che bene o male si era cristallizzato, non ci sarebbero stati i tentativi di rimuovere il regime ai quali stiamo assistendo». [...]
Abbiamo quasi finito l’intervista e non abbiamo detto una parola sull’Europa. E sul non ruolo che sta giocando nello scacchiere internazionale.
«È evidente che in questa partita di spartizione delle sfere di influenza non riesce ad incidere. Il rischio di restare isolati è concreto anche perché Bruxelles non ha la stessa forza e la stessa velocità e capacità decisionale di Stati uniti, Russia e Cina. L’Europa si trova davanti a un bivio o risorge o si relega all’irrilevanza».
E cosa succederà?
«Esiste ancora la possibilità di rivedere dei meccanismi e di creare i presupposti per un’Europa dei popoli che metta gli interessi dei cittadini come priorità. Su questo, l’Italia può giocare un ruolo: come governo più stabile d’Europa, l’esecutivo italiano ha le capacità e probabilmente la visione per guidare certe dinamiche. Ma se devo essere sincero se l’Europa non agisce subito è ben più concreto il rischio che questo diventi un Continente completamente dipendente dal punto di vista energetico, tecnologico e militare dalle altre tre grandi potenze di cui sopra. Serve una presa di coscienza e la capacità di tradurla rapidamente in decisioni politiche».
vladimir putin donald trump xi jinping
donald trump e ursula von der leyen
URSULA VON DER LEYEN VOLODYMYR ZELENSKY
ursula von der leyen friedrich merz foto lapresse
DANIELE RUVINETTI


