piercamillo davigo

DAVIGO CONTRO TUTTI - SCARICATO DAGLI EX COLLEGHI DEL CSM, MESSO NELL’ANGOLO DAL COLLLE E DALLE TRE PROCURE PIÙ IMPORTANTI D’ITALIA (ROMA, MILANO, PERUGIA), DAVIGO NON ARRETRA: “CHE COSA AVREBBE DOVUTO FARE STORARI, CHIEDERE A GRECO DI AUTODENUNCIARSI AL CSM?” - E SFIDA I POLITICI “A CONVOCARMI, COSÌ LI METTO TUTTI A POSTO” - QUANTO ALLLA SUA EX SEGRETARIA CHE HA MANDATO IN GIRO I VERBALI IN FORMA ANONIMA, DAVIGO LIQUIDA I SOSPETTI CON UNA BATTUTA: “CERTO SE L’AVESSI FATTO IO NON L’AVREBBERO MAI SCOPERTO”

Giuseppe Salvaggiulo per la Stampa

piercamillo davigo al tg2 3

 

«Si guarda il dito e non la luna». Piercamillo Davigo è solo. Scaricato dagli ex colleghi del Csm, che gli imputano di aver infangato l’organo costituzionale di cui ha fatto parte fino a sei mesi fa. Messo nell’angolo dalle tre Procure più importanti d’Italia (Roma, Milano, Perugia), che hanno stanato la sua ex segretaria. Sconfessato dalle istituzioni più rappresentative dell’ordine giudiziario. Additato dai suoi avversari politici, Renzi in testa, «giustizialista che deve rendere conto». 

PAOLO STORARI

 

Ma il dottor Sottile di Mani Pulite non arretra. Fa scudo fino in fondo all’ormai spacciato pm milanese Paolo Storari. Difende sé stesso. E contrattacca. Nei colloqui privati con colleghi e amici, in attesa di farlo davanti all’autorità giudiziaria. Cita dunque il proverbio orientale. Fuor di metafora, il dito è il suo intervento in soccorso del pm Storari, che conosce da tempo, per evitare che rimanesse «con il cerino in mano». 

beppe grillo francesco greco

 

La luna è il sopruso, se non l’illecito, compiuto dal vertice della Procura di Milano dove lavorò vent’anni e che ora considera «irriconoscibile», capace di comportamenti «impensabili ai tempi di Borrelli», al punto da suggerirgli paragoni «nebulosi» con Procure di altri tempi e altre latitudini. 

 

Delle propalazioni di Amara, leggendo i verbali si era fatta l’idea di «un mix di cose vere e false, perché non credo possa essersi inventato tutto». Comunque «da verificare con la tempestività che noi di Mani Pulite riservavamo alle chiamate in correità». 

PIERO AMARA

 

Sostiene dunque che «irrituale» non dovrebbe considerarsi il comportamento di Storari, ma quello di chi, contrastandolo in Procura, «ha perso mesi preziosi» a causa di «un ingiustificato ritardo nell’avvio dell’indagine» sulla presunta loggia segreta. Al punto che considera il reato di violazione del segreto istruttorio commesso dal pm milanese consegnandogli i verbali «in ogni caso» sanato dal codice penale che «esclude la punibilità» per «adempimento di un dovere». 

 

david ermini sergio mattarella al csm

Quanto alla forma (irregolare) della consegna a mano di documenti segreti da un pm (Storari) a un amico consigliere (egli stesso), senza una formale segnalazione al Csm, Davigo se ne prende in pieno la responsabilità. Spiegherà, quando convocato in Procura, di essere stato lui a proporre al collega «preoccupato» di farsi carico della vicenda. 

 

D’altro canto «che cosa avrebbe dovuto fare Storari - si sfogava ieri con alcuni magistrati perplessi - chiedere a Greco di autodenunciarsi al Csm?». Per non dire dell’opzione di rivolgersi, per competenza, alla Procura di Brescia che dai tempi dei processi subiti dal pool Mani Pulite considera «un castigo del Signore». 

lotti renzi

 

Si vedrà se Davigo dovrà giustificarsi in sede giudiziaria per il suo comportamento. Se reggerà l’opinabile tesi sulla ricezione di documenti giudiziari segretati: «Non è possibile opporre il segreto a un membro del Csm com’ero io». 

 

Di certo, ieri, non c’era un consigliere (in carica o no) pronto a sostenerla. Anche la successiva gestione dei verbali di Amara è controversa. Nessuna nota scritta: Davigo dice di aver «informato chi di dovere», ovvero «presidenza della Repubblica e vicepresidente del Csm David Ermini», sia pure «molto molto informalmente». 

 

Il Quirinale non si sente minimamente sfiorato dalla vicenda. Con Ermini in effetti Davigo parlò, ma in modo generico sull’esistenza di un’inchiesta che coinvolgeva «molte persone importanti». Nessuna parola sul conflitto tra pm a Milano, tantomeno sui verbali di Amara. Ermini non diede seguito e non riferì a nessuno. Davigo parlò anche con il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, membro di diritto del Csm oltre che vertice di tutte le Procure. 

sebastiano ardita

 

Davigo oggi «non ricorda», ma Salvi sì, e pure bene. Colloquio sommario: nessun riferimento ai verbali di Amara, cenni a «casini nella Procura di Milano». E infatti fu Salvi a «istituzionalizzare» il caso, attivandosi per le sue prerogative con le Procure (Milano, Roma e Perugia). 

 

Quanto alla protezione dei verbali, Davigo non nega di aver informato la sua segretaria al Csm, Marcella Contrafatto, che aveva la disponibilità della sua agenda e della sua posta elettronica, nonché libero accesso al suo ufficio. 

sebastiano ardita nino di matteo

 

Ma lo fece, obietta, a tutela della segretezza del dossier, non certo per violarla. Essendo la stanza dove teneva i verbali (non in cassaforte) adiacente a quello di Sebastiano Ardita, uno dei nomi citati da Amara nei verbali sulla «loggia segreta», spiegò alla segretaria che da quel momento avrebbe cessato ogni rapporto con il suo collega (di pianerottolo, nonché di corrente), imponendole anche la consegna del silenzio con l’assistente di Ardita. 

 

Quanto al dossieraggio successivamente ordito dalla Contrafatto, mandando in giro i verbali dentro e fuori il Csm in forma anonima, Davigo si dice «attonito» e liquida i sospetti con una battuta: «Certo se l’avessi fatto io non l’avrebbero mai scoperto». Viceversa lei è stata così «goffa» da farlo propendere per un’iniziativa autonoma. 

DAVIGO TRAVAGLIO

 

Resta lo scenario di fondo, i due anni orribili dallo scoppio del caso Palamara con le domande sugli utilizzatori finali di questi nuovi flussi di veleni. «Mi rendo conto che la magistratura subisce un danno grave», ha detto Davigo. Ma senza sotterrare l’ascia di guerra. Da tempo ripete: «Chi ci attacca ha la coda di paglia. Noi abbiamo cacciato le mele marce, Lotti e Ferri sono ancora al loro posto». 

 

david ermini giovanni salvi

E le punture «del simpatico cialtrone» Renzi, con cui si è reciprocamente querelato con richiesta danni per 100mila euro, «mi fanno ridere». Come la paventata commissione parlamentare d’inchiesta sulla magistratura. Dove, se nascerà, sfida i politici «a convocarmi, così li metto tutti a posto». Prima, però, dovrà farlo con gli ex colleghi magistrati. Più difficile, a naso. 

 

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…