NUNZIARELLA S’ATTACCA AL BANANA - LA DE GIROLAMO, MOLLATA DA LETTA E DA ALFANO, TORNA DAL BANANA, IN BARBA AD ALFANO - ENRICHETTO PRENDE AD INTERIM IL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA IN ATTESA DEL RIMPASTO

Fabio Martini per "la Stampa"

Prima dello strappo, due colloqui decisivi. Molto franchi. Il risentito addio di Nunzia De Girolamo al governo è scattato dopo un incontro con Enrico Letta, andato malino. E dopo un colloquio con Silvio Berlusconi, andato bene. Il presidente del Consiglio le ha detto: «Occorre che la vicenda si chiarisca meglio». «Se ci fossero state azioni inopportune - ha aggiunto - non le potremmo giustificare perché compiute prima dell'incarico ministeriale». Il Cavaliere le ha detto: «Nunzia torna, le porte sono aperte».

Lei vive da settimane una tempesta interiore che non le ha ancora consentito di decidere cosa fare in futuro, ma la sensazione di essere stata «mollata» dal suo nuovo capo, Angelino Alfano e anche dal Presidente del Consiglio, le ha fatto maturare la decisione di dimettersi ma anche il desiderio di tornare presto a casa: in quella Forza Italia con la quale non ha mai usato i toni risentiti dei suoi colleghi del Nuovo Centro Destra.

Con Berlusconi, la De Girolamo ha parlato sempre con affetto e nel suo ultimo colloquio privato, il Cavaliere le ha spalancato le porte, tanto più se l'ex ministro tornasse indietro col «tesoretto» di qualche altro parlamentare: un ritorno a casa dal forte valore simbolico, il segno palpabile che l'operazione Alfano è già in crisi di vocazioni.

Le inattese dimissioni del ministro delle Politiche agricole hanno epidermicamente riaperto la questione del rimpasto, tormentone che eccita sempre i mass-media ma che sembrava congelata per effetto del «ralenti» imposto alla verifica di governo da Renzi: prima la legge elettorale, poi il Contratto di governo, poi - eventualmente - si ritocca la squadra. Un timing che Letta non intende contraddire. Ieri sera, quando il presidente del Consiglio ha appreso la notizia delle dimissioni, ha evitato di reagire, rinviando a questa mattina ogni decisione.

La prima opzione, respingere le dimissioni, Letta l'ha scartata subito, leggendo il comunicato del ministro. Un j'accuse secco, che non lascia spazio a ripensamenti e che allude ad un riposizionamento della Di Girolamo. Seconda opzione: nominare in poche ore o in pochi giorni un nuovo ministro, di area Ncd.

Letta, per Dna e per realismo, sembra intenzionato a propendere per una terza opzione: assumere l'interim dell'Agricoltura e riassegnare l'incarico quando, finalmente, si potrà fare il rimpasto o il rimpastino. Male che vada a Letta (che in cuor suo non disdegnerebbe una squadra più forte), ci sono da integrare alcune poltrone vacanti: quella del ministro delle Politiche agricole e quelle dei viceministri Pd e Forza Italia che hanno lasciato.

Da settimane il ministro per le Politiche Agricole si era ritrovata sempre più sola sotto il diluvio delle illazioni e delle accuse che l'avevano messa al centro di un caso di sospetto clientelismo, finora senza conseguenze penali.

Un assedio più mediatico che politico. È stato Il Fatto quotidiano a martellare per primo e, dopo qualche giorno, il caso è stato rilanciato con grande evidenza da la Repubblica e dal settimanale Espresso, che ha dedicato la copertina a Nunzia De Girolamo e a suo marito Francesco Boccia, del Pd.

A quel punto è emerso l'isolamento, diventato plateale in occasione del dibattito parlamentare che si è svolto venerdì 17 alla Camera: il ministro ha pronunciato la sua autodifesa circondata dal gelo dei suoi compagni di governo. Il presidente del Consiglio era assente, mentre il capo-partito della Di Girolamo, Angelino Alfano, si è fatto vedere per qualche minuto e poi se ne è andato.

Un atteggiamento, quello di Letta, diverso da quello assunto a difesa dello stesso Alfano in occasione del pasticcio kazako. Due giorni dopo la De Girolamo ha incontrato Letta, che le ha fatto un discorso ragionevole («Lasciami capire come è andata la vicenda, in attesa gestisci al meglio la comunicazione»), mentre nelle stesse ore Alfano inaspettatamente apriva alla questione-rimpasto. Anche in vista della discussione, fissata al 4 febbraio, di una mozione di sfiducia a Cinque Stelle, La De Girolamo si è vista vittima segnata e ha giocato d'anticipo. Ieri sera le dimissioni, precedute lunedì scorso da un'appassionata autodifesa. Ospitata dalla berlusconiana Rete 4.

 

 

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