donald trump corte suprema dazi

LA DEMOCRAZIA AMERICANA È PIÙ FORTE DI TRUMP – FEDERICO RAMPINI: “L’INDIPENDENZA DI GIUDIZIO DEI GIUDICI REPUBBLICANI DELLA CORTE SUPREMA CONFERMA CHE GLI ANTICORPI FUNZIONANO; QUESTO PRESIDENTE CONTINUA A VEDERE LE PROPRIE AZIONI OSTACOLATE DA PODEROSI CONTROPOTERI” – “LA SENTENZA SUI DAZI È UNA SCONFITTA MA PROBABILMENTE NON SEGNA UNA VERA INVERSIONE DI ROTTA RISPETTO AL PROTEZIONISMO. IL PERIODO AUREO DELLA GLOBALIZZAZIONE ERA GIÀ ENTRATO IN CRISI SUL FINIRE DELLA PRESIDENZA OBAMA” – “SUL PIANO DELL’IMMAGINE LA FIGURACCIA È EVIDENTE, LA CASA BIANCA DÀ PROVA D’INCOMPETENZA E SI APRE UNA NUOVA INCERTEZZA. IL 3 NOVEMBRE SI VOTA PER IL CONGRESSO E IL PARTITO REPUBBLICANO È NEI GUAI...”

Estratto dell’articolo di Federico Rampini per il “Corriere della Sera”

 

I GIUDICI DELLA CORTE SUPREMA AMERICANA - VOTO SUI DAZI

La bocciatura della Corte Suprema era nell’aria da mesi, ciò non toglie che il danno politico per Trump sia sostanziale.

 

La Casa Bianca ha già annunciato il suo piano B e sostituisce nuovi dazi a quelli che sono stati giudicati incostituzionali; tuttavia, la sua autorità ne esce sminuita. Per non parlare della credibilità all’estero.

 

Una Corte a maggioranza repubblicana lo sanziona per abuso di potere: la legge sulle emergenze economiche internazionali del 1977, da lui invocata per certi dazi, non autorizza quel tipo di discrezionalità dell’esecutivo.

 

Sul piano dell’immagine la figuraccia è evidente, la Casa Bianca dà prova d’incompetenza, avendo ignorato gli avvertimenti di molti: anche in campo repubblicano, e nel mondo del business, lo avevano messo in guardia sulla fragilità giuridica di alcune tasse doganali. Si apre una nuova incertezza anche perché le imprese che quei dazi hanno già versato alle dogane, cioè al Tesoro, possono chiederne il rimborso.

 

Questa bocciatura colpisce il secondo asse del protezionismo di Trump, quello commerciale, dopo le difficoltà dell’altra politica protezionista, quella sull’immigrazione.

Anche sui migranti illegali, Trump è riuscito a partire con un capitale di consensi elevatissimo (perfino tra le minoranze etniche e una parte dei democratici), e a dilapidarne tanti per via di una esecuzione pessima.

 

[...]  Il 3 novembre si vota per il Congresso e il partito repubblicano è nei guai. Quasi sempre il partito del presidente — chiunque sia — viene castigato dagli elettori a metà biennio. In particolar modo se si tratta del secondo mandato: è quello che lo storico Niall Ferguson chiama «il prurito del sesto anno», che ha ridotto molti presidenti al rango di «anatre zoppe».

 

il voto della corte suprema contro i dazi di trump

Sul consenso interno è dominante l’economia. La bocciatura dei dazi va vista nel contesto più ampio della situazione economica, e di come essa viene percepita. I segnali sono contraddittori. La crescita del Pil è rallentata a fine 2025 ma su questo pesava lo shutdown, la temporanea paralisi della pubblica amministrazione per il ritardo della legge di bilancio. Il mercato del lavoro ha avuto invece un rilancio positivo a gennaio (+130.000 assunzioni).

 

L’inflazione ufficiale è stabile e questo smentisce le teorie apocalittiche sull’impatto dei dazi. Ma al tempo stesso l’America ha mantenuto un gigantesco deficit commerciale verso il resto del mondo. Quindi i dazi non hanno stravolto l’economia globale, né in un senso né nell’altro: non hanno generato uno shock inflazionistico, ma neppure un crollo di vendite di prodotti esteri negli Stati Uniti, anzi il cliente americano si conferma come «il consumatore di ultima istanza», il mercato di gran lunga più ricettivo.

 

donald trump - dazi

[...]  All’interno della nazione più ricca del mondo, però, si parla ormai di una «economia a forma di K». Le due braccia o asticelle della lettera divergono: una punta verso l’alto, l’altra va giù. È un’economia divaricata tra ceti medioalti [...] che hanno investimenti in Borsa e si sentono più ricchi con gli indici azionari ai massimi storici: questa è l’America che continua a consumare. L’asticella inferiore della K è fatta di ceti i cui salari sono aumentati in modo appena sufficiente a tenere il passo con il carovita.

 

DONALD TRUMP BANDERUOLA AL VENTO

Questa seconda America ha il fiato grosso e non percepisce benefici dalle politiche di Trump. I dazi non hanno generato iperinflazione, del resto il costo della vita è salito soprattutto per i servizi che non vengono dall’estero: casa, salute, istruzione, tempo libero. Ma il malcontento è reale, perché Trump aveva promesso una Età dell’Oro, invece lo stato dell’economia è simile agli anni di Biden.

 

[...] Il paradosso è che la sentenza della Corte suprema piace ai mercati finanziari — il grande capitalismo non è mai stato protezionista — e Wall Street ha messo a segno un altro rialzo: sempre a favore del braccio superiore nella lettera K… A tirare un sospiro di sollievo dovrebbero essere anche coloro che nutrono timori sulla democrazia americana.

 

LA CORTE SUPREMA E DONALD TRUMP

L’indipendenza di giudizio dei giudici repubblicani della Corte conferma che gli anticorpi funzionano; questo presidente continua a vedere le proprie azioni ostacolate da poderosi contropoteri. La sentenza è una sconfitta ma probabilmente non segna una vera inversione di rotta rispetto al protezionismo. Il periodo aureo della globalizzazione, con l’apertura a oltranza delle frontiere, era già entrato in crisi sul finire della presidenza Obama. Biden praticava il protezionismo degli aiuti di Stato e non ha rinunciato ai dazi.

 

I DAZI DI TRUMP - ILLUSTRAZIONE

La sinistra radicale (Bernie Sanders e i suoi giovani seguaci) non ha mai attaccato Trump sui dazi. Ma le dispute dottrinarie interessano poco gli elettori. Loro si erano fatti l’idea che Trump, in quanto businessman, avesse le soluzioni per un rapido miglioramento delle condizioni economiche. Se continua a perdere credibilità su questo fronte, gli sarà difficile recuperarla altrove.

donald trump - daziDONALD TRUMP - FRA DAZIO DA VELLETRI corte suprema usa

 

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