LA DESTRA STA FACENDO HARAKIRI SUL REFERENDUM (E LA MELONI L’HA CAPITO) – LE SPARATE DI CARLO NORDIO, AFFIANCATO DALLA “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, PREOCCUPANO LA DUCETTA: IL FRONTE DEL “NO” CRESCE NEI SONDAGGI E SE SI CONTINUA CON QUESTA POLARIZZAZIONE, IL GOVERNO VA A SBATTERE – LA MAGGIORANZA SI SPACCA SUL CSM: L’ISTITUZIONE, SOTTO ATTACCO DEL CENTRODESTRA È DIFESA DAL SUO VICEPRESIDENTE, FABIO PINELLI, VOLUTO SU QUELLA POLTRONA DALLO STESSO CENTRODESTRA (È ENTRATO IN QUOTA LEGA)...
LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE SECONDO MELONI - VIGNETTA BY GIANNELLI
1 - PREMIER FREDDA CON IL GUARDASIGILLI L'APPELLO AI VICE: NON POLITICIZZARE
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
Convoca a Palazzo Chigi Antonio Tajani e Matteo Salvini. E inevitabilmente Giorgia Meloni finisce per ragionare degli scogli che ha di fronte il governo. In particolare, della prova più complessa delle prossime settimane: il referendum sulla giustizia.
Perché i sondaggi […] segnalano una crescita costante del fronte del No. E perché anche dal punto di vista della comunicazione, qualcosa sembra essersi inceppato.
Per questo, la presidente del Consiglio […] lancia agli alleati un messaggio che si può sintetizzare così: avevamo detto di non politicizzare il voto, evitiamo questo errore.
In effetti, negli ultimi giorni è successo di tutto. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in particolare, ha scelto una linea che non convince del tutto Palazzo Chigi.
Parlando del Csm, si è spinto a evocare un «meccanismo "para-mafioso"», anzi un « verminaio correntizio» che solo il sorteggio può eliminare. Sono sortite che preoccupano la premier per la capacità di mobilitare gli avversari. Di fatto, fornisce altri argomenti a chi vuole legare la tornata referendaria alla stabilità dell'esecutivo.
Un auto-sabotaggio che, ribadisce la leader, bisogna a tutti i costi evitare.
[…] Certo, le ultime due settimane spingeranno Meloni, Tajani e Salvini a metterci la faccia. Opzione inevitabile, nell'ultimo miglio.
L'idea della destra è organizzare in particolare un evento a Milano. L'organizzazione, però, rischia di essere complessa a causa delle paralimpiadi. Per questo, il comizio potrebbe essere spostato a Roma.
2 - IL CSM E IL TIMORE DELLA DELEGITTIMAZIONE. LA DIFESA DI PINELLI (ELETTO DAL CENTRODESTRA)
Estratto dell’articolo di Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”
A poco più d’un mese dal voto, la sempre più aspra campagna referendaria è piombata dentro il Consiglio superiore della magistratura. A conferma che la vera posta in gioco non è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, bensì proprio l’organo di governo autonomo delle toghe.
carlo nordio - approvazione del ddl separazione delle carriere dei magistrati - foto lapresse
Che con la riforma costituzionale verrà sdoppiato, composto da consiglieri togati sorteggiati anziché eletti e privato dell’attività disciplinare. Con conseguente depotenziamento di un’istituzione messa a salvaguardia di autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, di cui è presidente (nonché garante del corretto funzionamento) il capo dello Stato.
Anche per questo, polemiche troppo accese innescate da esponenti di altre istituzioni rischiano cortocircuiti istituzionali che suscitano preoccupazioni all’interno dello stesso Csm.
La scorsa settimana è toccato al vicepresidente Fabio Pinelli replicare in maniera netta — «le accuse sono destituite di fondamento» — al ministro della Giustizia Carlo Nordio che aveva attaccato la Sezione disciplinare del Csm. E c’è da ritenere che fossero parole condivise con il Quirinale, come sempre accade per le uscite pubbliche.
RISSA ALLA CAMERA DOPO IL VOTO SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
Il Guardasigilli aveva sostenuto che anche in quel «tribunale» tutto viene gestito dalle famigerate correnti, «e se qualcuno non appartiene alla corrente viene sacrificato come esempio di imparzialità, ma tutti sanno che non è così».
Affermazioni gravi, alle quali Pinelli ha reagito quasi scandalizzato da un ministro che misura la serietà di un giudice in base al numero delle condanne emesse, in barba a ogni garantismo, e ipotizzando addirittura che si giunga a condanne di innocenti per coprire le assoluzioni dei colpevoli.
Il paradosso è che a difendere l’istituzione sotto attacco del centrodestra è un vicepresidente (che per legge presiede la Disciplinare) voluto su quella poltrona dallo stesso centrodestra. Il quale negli ultimi mesi, dopo un inizio piuttosto teso, ha guadagnato l’apprezzamento dell’intera componente togata, compresa quella progressista e «di sinistra» che non l’aveva votato, proprio per i suoi interventi a protezione del Csm.
[…] Non era la prima volta che Pinelli replicava al ministro sulle sanzioni disciplinari, citando anche il molto esiguo numero di ricorsi proposti da Nordio contro i verdetti che evidentemente non lo soddisfacevano.
Tre settimane fa, invece, alla cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, ha voluto fare scudo all’intera attività del Consiglio.
Citando pure l’annosa questione delle nomine ai vertici degli uffici giudiziari: decise all’unanimità nell’80 per cento dei casi, e «su 135 incarichi conferiti, soltanto tre delibere sono state oggetto di impugnazione».
SERGIO MATTARELLA FABIO PINELLI
Per negare il presunto lassismo della Disciplinare, il consigliere togato Roberto Fontana, eletto come indipendente ma proveniente dalla «sinistra giudiziaria», ha pubblicato le statistiche della consiliatura in corso: le sentenze di condanna e i giudizi sospesi per cessata appartenenza all’ordine giudiziario (in pratica dimissioni per interrompere il procedimento) arrivano al 49 per cento del totale, in media con le attività giurisdizionali in ogni settore; e le ulteriori analisi disaggregate dei dati, anche sulle attività istruttorie compiute dalla Procura generale della Cassazione e dal ministro titolari dell’azione disciplinare, «non offrono il benché minimo sostegno alla tesi di un esercizio dell’attività giurisdizionale condizionato da logiche di giustizia domestica».
FABIO PINELLI SERGIO MATTARELLA
Argomenti buoni per una campagna referendaria che ha fatto irruzione a Palazzo Bachelet da quando le due componenti laiche di centrodestra, Isabella Bertolini e Claudia Eccher, sono entrate nel Comitato per il Sì alla riforma. Suscitando le proteste dei togati progressisti («Delegittimano l’istituzione») e la loro immediata replica: «Non pensino di zittire nessuno».
Era solo l’inizio. Fatta salva la libertà di espressione che vale per tutti, il timore che il Consiglio venisse risucchiato nelle polemiche legate al voto s’è rivelato più che fondato. Dopo i togati intervenuti a sostegno del procuratore Gratteri bollati di «minima credibilità» da Nordio, siamo arrivati al ministro che ha accostato l’attività del Csm a «un meccanismo para mafioso» dove se un magistrato «non ha un padrino è finito, morto». Apriti cielo. […]




