berlusconi eco rinaldi

L’ECO DEL "DEMONIO" BERLUSCA: “FINORA GLI ITALIANI COMPRAVANO LE PORNOCASSETTE DI MOANA POZZI, PERÒ MANDAVANO LE FIGLIE DALLE ORSOLINE. ADESSO FORSE SONO DISPOSTI A MANDARLE NEI BORDELLI” - IL DIALOGO DEL 1994 TRA IL DIRETTORE DELL’ESPRESSO CLAUDIO RINALDI E UMBERTO ECO PRIMA DELLA DISCESA IN CAMPO DI BERLUSCONI - "L'ESPRESSO HA CONTRIBUITO A FARE DEL CAVALIERE UN MITO CON I SUOI ATTACCHI. SE LO VOLEVA DAVVERO METTERLO IN DIFFICOLTÀ, DOVEVA MIRARE AI SUOI TALLONI D'ACHILLE. IL DIFETTO PRINCIPALE DEL CAV E’…”

Articolo di Claudio Rinaldi per L’Espresso dell’8 aprile 1994 ripubblicato da “la Stampa”

 

 

CLAUDIO RINALDI

Mentre andavo a trovare Umberto Eco, il 13 marzo, le orecchie mi fischiavano da un pezzo. Che barba! Roma, Milano, Torino, erano piene di persone per bene che storcevano il naso davanti alla campagna de L'Espresso contro Silvio Berlusconi. Non dicevano, per carità, che era «vergognosa», come si tuonava tutti i giorni dal quartier generale di Forza Italia. No, obiettavano che quella campagna era tanto puntuale, martellante, ossessiva da risultare alla fine controproducente.

 

Alcuni mi indicavano addirittura fra i tifosi inconsapevoli di Berlusconi. E costui amava ripetere che gli attacchi dei denigratori, specie se aspri, gli portavano nuovi consensi. L'Espresso stava dunque sbagliando tutto? Anche fra gli azionisti del settimanale c'era chi suggeriva di non fare di Berlusconi una vittima. Così, sapendo che anche Eco aveva qualche perplessità, e che d'altra parte non era minimamente sospettabile di inclinazioni berlusconarde, andai a trovarlo quella domenica pomeriggio.

 

UMBERTO ECO

Già in altre occasioni, del resto, lo avevo pregato di segnalarmi con franchezza ciò che ne L'Espresso non gli piaceva. E lui, semisepolto fra i 30 mila volumi che tappezzano le pareti della sua casa milanese di piazza Castello, l'aveva fatto. Eco non mise in dubbio la legittimità di una serrata critica a Berlusconi. Anzi, trovò subito modo di precisare che considerava l'eventuale ascesa al potere politico di Berlusconi un evento quasi storico.

 

«Se vince», osservò, «vuol dire che, per la prima volta nella loro storia recente, gli italiani fanno coincidere i loro comportamenti etico-politici con i comportamenti di consumo».

de benedetti berlusconi

 

Cioè? «Finora gli italiani compravano le pornocassette di Moana Pozzi, però mandavano le figlie dalle Orsoline. Adesso forse sono disposti a mandarle nei bordelli...».

 

Eco scherzava, per sottolineare che si rendeva perfettamente conto della rilevanza del fenomeno Berlusconi. Capiva che si poteva ben scegliere di contrastare questo personaggio: del resto stava per rendere pubblica la sua scelta per i progressisti. Ma i tempi, i modi, i contenuti degli articoli de L'Espresso sotto il profilo dell'efficacia non lo convincevano. Anzitutto, disse, «gli attacchi de L'Espresso sono cominciati troppo presto. Molti mesi prima che Berlusconi formalizzasse il proprio ingresso in politica. Così L'Espresso ha contribuito a fare di Berlusconi un mito, sia pure cercando di dargli una connotazione negativa: gli ha riconosciuto in anticipo la qualifica di capo della destra italiana».

 

CLAUDIO RINALDI

Mentre Eco parlava, pensai che forse non aveva tutti i torti. Certo le critiche a Berlusconi erano cominciate in estate, quando i fatti non erano ancora esplosi, e troppa gente ancora non aveva gli strumenti per valutare la portata di quelle critiche.

 

Ebbi il dubbio che L'Espresso avesse sprecato le sue munizioni, e che anzi Berlusconi se ne fosse servito per temprare i propri scudi protettivi, per imparare a far fronte a tutti gli attacchi che gli sarebbero giunti addosso durante la campagna elettorale.

 

silvio berlusconi

Ma, alla fine, mi risposi che non avevo proprio niente da rimproverarmi. Semplicemente, L'Espresso aveva scoperto prima di tutti che Berlusconi stava per entrare in politica; aveva capito che la sua sfida poteva risultare vittoriosa; e aveva preso tutto questo sul serio, raccontando fatti, svelando retroscena, esprimendo opinioni. Si era insomma comportato come ogni giornale che si rispetti davanti a una vicenda importante. La seconda obiezione di Eco fu che lo spazio dato a Berlusconi da L'Espresso era troppo.

 

«Buona parte dei lettori de L'Espresso», spiegò, «già da tempo è orientata contro Berlusconi, e si annoia se tutte le settimane deve leggere le storie dei suoi debiti e delle sue bugie, del Caf e della P2: alla lunga, queste notizie piovono sul bagnato. L'altra parte dei lettori, quella non ostile a Berlusconi, non si fa certo convincere da attacchi troppo numerosi e insistenti; anzi, ne è infastidita». Un dosaggio eccessivo, dunque? Se avesse voluto fare campagna contro Berlusconi, Eco si sarebbe mosso diversamente. E qui spuntò l'obiezione sui contenuti, la terza. «Non avrei propinato ai lettori 10-20 pagine a numero. Avrei cercato i veri punti deboli di Berlusconi.

berlusconi scende in campo

 

E, una volta individuatili, avrei battuto solo su di essi. Anche con maggiore durezza, all'occorrenza; ma in modo più concentrato, più mirato». Per esempio? «Da quanto ho potuto osservare in questa campagna elettorale, un difetto di Berlusconi è l'incapacità di parare i colpi a sorpresa, le botte non previste. In casi del genere, Giulio Andreotti era pronto a opporre la propria maschera, l'impassibilità del potere. Un Pansa è bravissimo nello sferrare contrattacchi micidiali: si pensi al suo celebre scontro con Giuliano Ferrara a Il rosso e il nero. Berlusconi no, è troppo costruito, troppo programmato, ha un repertorio di idee e di battute troppo limitato. Dice sempre le stesse cose, e le dice bene soltanto se il contesto in cui si trova è amichevole, tranquillo. Il cazzotto improvviso lo fa barcollare.

 

CLAUDIO RINALDI

Lo si è visto quando la procura di Milano voleva arrestare Marcello Dell'Utri: questo evento lo ha colto completamente alla sprovvista, lo ha mandato nel pallone, lo ha fatto uscire dai gangheri. Credo che lo stesso Berlusconi conosca molto bene questa sua debolezza, e che per questo si sia dato la regola di rifuggire dai confronti diretti con gli avversari: lì non riesce a dare il meglio di sé».

 

Dissi a Eco che forse il rifiuto dei confronti dipendeva anche dalla sconfinata presunzione di Berlusconi: egli si crede più in gamba di qualunque altro essere umano, e se si trova allo stesso livello di un avversario, anziché su di un palcoscenico sospeso sopra folle adoranti, si sente ingiustamente sminuito.

 

Eco rifletté, poi ribadì: «Se L'Espresso voleva davvero mettere in difficoltà Berlusconi, doveva essere meno prevedibile. E dunque non tanto fornire prove esaurienti della fondatezza di tante accuse contro di lui, quanto mirare ai suoi talloni d'Achille. Per uno che trae parte della sua forza dalla sua storia di self-made-man, e dall'ottimismo che ne consegue, rivelarsi impreparato agli eventi, nervoso, irascibile può essere un disastro».

silvio berlusconi fuori dal seggio a milano 1

 

Presi nota di tutto, ringraziai Eco e me ne andai. Ripensai a quel colloquio nei giorni successivi, quando fui costretto a incassare altre critiche. Valentino Parlato, del Manifesto, andava dicendo che involontariamente L'Espresso aveva dato una mano a Forza Italia.

 

E al Corriere della Sera, lunedì 21 marzo, Indro Montanelli dichiarò: «Non posso credere che il mio amico Rinaldi abbia voluto portare delle fascine al fuoco di Forza Italia, ma la demonizzazione approda sempre al risultato contrario quando si esagera. Sono riusciti a fare di Berlusconi il protagonista della politica italiana».

 

berlusconi 1994 5

Lo stesso osservò Lucio Colletti. Idem Gianni Agnelli. L'Espresso quinta colonna di Berlusca! Fosse vero, ormai si potrebbe bisbigliare: missione compiuta. Ma non è vero, non è mai stato vero. Diciamoci la verità, amici: Berlusconi era forte, era fortissimo, i suoi voti li avrebbe presi in ogni caso. Si poteva fermarlo solo denunciando fin dall'inizio, davanti al Paese, l'assurdità di una situazione in cui il magnate della tv dava la scalata al governo impugnando come clave quelle reti tv che lo Stato gli ha concesso di possedere. Peccato che per mesi L'Espresso sia stato l'unico giornale a svolgere questa opera e che gli avversari politici di Berlusconi non abbiano aperto gli occhi in tempo. Quanto alla "demonizzazione", caro Indro, la parola non è la più adatta. L'Espresso, purtroppo, non ha demonizzato Berlusconi. Lo ha solo raffigurato, e tu lo sai bene, per quello che è.

BERLUSCONI 1994BERLUSCONI 1994BERLUSCONI 1994

umberto ecoumberto ecoumberto eco 7umberto ecoCLAUDIO RINALDI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO