putin medvedev

E PENSARE CHE MEDVEDEV UN TEMPO PASSAVA PER IL VOLTO DIALOGANTE DEL CREMLINO: OGGI IL PORTAFARD DI PUTIN E' UN SUPERFALCO CHE VOMITA IL SUO ODIO CONTRO GLI OCCIDENTALI (“BASTARDI E DEGENERATI, VOGLIO FARLI SPARIRE”) E “GLI IMBECILLI EUROPEI” – “LE SANZIONI OCCIDENTALI CONTRO I PARENTI DEI POLITICI RUSSI SONO DEGNE DELLA NDRANGHETA E DI COSA NOSTRA" - PUTIN, SECONDO GLI 007 DI KIEV, RICATTA I PARENTI DEI MILITARI MORTI A BORDO DELL’INCROCIATORE MOSKVA: “SILENZIO O NIENTE INDENNITA’ PER LA PERDITA DEI LORO CARI”

Marco Ventura per il Messaggero

 

PUTIN MEDVEDEV

«Odio chi è contro la Russia, farò di tutto per eliminarli». L'ultima sparata di Dmitrij Medvedev nasce dalla volontà di spiegare perché i suoi tweet siano sempre così velenosi, e il risultato è che ne formula uno che li supera tutti, quanto a violenza: verbale ma non solo se la narrativa dell'odio è fondata su quella che Mosca si ostina a chiamare «operazione militare speciale».

 

«Mi viene spesso chiesto scrive l'ex presidente russo e da sempre braccio destro del leader Putin, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che li odio Sono bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire». In tutti i resoconti il riferimento è agli «occidentali». In generale a chi odia, disprezza, fa la guerra alla Russia. Il paradosso è che a esprimersi così è lo stesso Medvedev che qualche giorno fa sosteneva che la Russia era disposta al dialogo, «purché vi sia il rispetto».

Medvedev Putin Tymoshenko

 

Ma già il giorno dopo, il 4 giugno, definiva le sanzioni occidentali contro i parenti dei politici russi «degni della Ndrangheta e di Cosa Nostra». E l'altro ieri Medvedev si rivolgeva agli «imbecilli europei» per commentare le sanzioni contro la Russia, che colpirebbero gli stessi cittadini europei quasi fossero nemici «al pari dei russi». Una vera «idiozia». Di qui la spiegazione chiesta e data oggi su Twitter, circa insulti che tuttora hanno un suono strano per chi ha conosciuto Medvedev negli anni in cui era presidente della Russia (e per via dell'alternanza Putin era il premier).

 

Medvedev è sempre stato l'uomo di fiducia dello Zar, al punto di sedere sul trono del Cremlino con Putin in un ruolo (solo) in teoria subalterno. Le uscite sopra le righe del n. 2 del regime sono considerate in linea con le scelte estreme di Putin. A metà maggio, Medvedev aveva anche agitato lo spettro dell'arma atomica, dichiarando che cresceva il rischio di un conflitto Nato-Russia e, quindi, della «guerra nucleare».

 

LE REAZIONI La risposta italiana è affidata al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

MEDVEDEV E VLADISLAV SURKOV

«Sono parole inaccettabili, che ci preoccupano fortemente», dice il nostro capo-diplomazia. «Non è un segnale di dialogo, non è un'apertura verso un cessate il fuoco, non è un tentativo di ritrovare la pace, sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace». E stavolta la durezza dei termini coglie di sorpresa pure Salvini. «È chiaro che non ci siamo», parole come quelle di Medvedev «sono le ultime che servono». All'avvio di un negoziato, intende il leader della Lega. Per Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale, sono dichiarazioni «che si commentano da sole. In quell'Occidente che tanto odia, in un Paese libero e democratico, un signore come lui non sarebbe certo a capo del Consiglio di sicurezza».

vladimir putin

 

E per il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, si tratta di parole «gravissime, pericolose, peraltro chiaramente rivolte agli ucraini proprio perché hanno scelto i valori della democrazia». Altri preferiscono non prendere troppo sul serio i toni esagitati dell'ex presidente russo. Il leader di Azione, Carlo Calenda, su Twitter invita sarcasticamente a considerare che «hanno ragione Conte e Salvini, la leadership russa è pervasa da uno spirito di conciliazione e pacificazione, siamo noi a essere guerrafondai», mentre il senatore del Pd Andrea Marcucci riconosce nella sparata di Medvedev l'insoddisfazione per come procede la campagna militare. «Le sue parole violente danno la misura del nervosismo che pervade il cerchio stretto di Putin. Evidente che la guerra non sta andando come volevano, e che l'attacco all'Ucraina si sta confermando molto più lento e gravido di conseguenze per la Russia. Da qui l'odio per gli Occidentali».

 

vladimir putin con medvedev nel 2008

IL CASO MOSKVA Che la situazione in Ucraina stia a dir poco innervosendo il Cremlino è un dato di fatto. Al punto che Mosca avrebbe anche imposto il silenzio assoluto ai familiari dei marinai rimasti uccisi nell'attacco delle forze ucraine che ha affondato l'incrociatore russo Moskva lo scorso 13 aprile nel Mar Nero. Secondo l'intelligence di Kiev un gruppo di psicologi, medici e avvocati sta lavorando con i parenti dei marinai, soprattutto per prevenire eventuali fughe di notizie sul numero dei morti e dei dispersi. In particolare, le famiglie vengono persuase a non parlare con nessuno sulla sorte dei loro figli e mariti pena il mancato ricevimento del risarcimento per la perdita dei loro cari, oltre alla denuncia penale. Ma. Vent.

vladimir putin con il fedele dmitry medvedevvladimir putin e dmitry medvedevvladimir putin imbraccia un fucile chukavin svc 380putin medvedev vladimir putin dmitry medvedevvladimir putin

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...