di maio tria

MA LE COPERTURE DOVE SONO? - DIETRO IL RINVIO DEL “DECRETO DIGNITÀ” C'È IL BRACCIO DI FERRO TRA DI MAIO E IL MINISTRO DELL'ECONOMIA, TRIA - IL PROVVEDIMENTO COSTA 3,5 MILIARDI E VANNO TROVATE LE RISORSE PER FAR FRONTE ALLO STOP DI SPLIT PAYMENT E ALLA CANCELLAZIONE DEGLI SPOT DEI GIOCHI D’AZZARDO

Michele Di Branco e Umberto Mancini per “il Messaggero”

 

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

Scontro aperto sul decreto dignità. Un provvedimento che, a giudizio del Tesoro, costa circa 3,5 miliardi e sul quale bisogna trovare le giuste coperture finanziarie. «Credo - aveva detto due giorni fa il ministro Riccardo Fraccaro - che lunedì sera sarà fatto senza problemi». Ma le certezze dei giorni scorsi sul varo del provvedimento stanno lasciando il campo a un mare di dubbi e incertezze. Anche perché ormai siamo già al terzo rinvio.

 

I CAPITOLI

Il decreto, che come ha ricordato con un pizzico di sarcasmo il vicepremier Luigi Di Maio «sta facendo il giro delle sette chiese per le bollinature», è finito nel mirino della Ragioneria del Tesoro, ovvero del ministro dell' Economia Giovanni Tria, che lo ha passato al setaccio individuando non solo diversi punti deboli di carattere tecnico, ma anche una grana tanto classica quanto complicata da superare: quella delle coperture finanziarie.

 

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

Lo stesso discorso del resto riguarda il reddito di cittadinanza che, come noto, Di Maio spinge per far partire subito, mentre il Tesoro frena, facendo capire che se non ci sono i soldi per il decreto figuriamoci per il reddito. Uno scontro aperto che non sarà facile ricomporre. Tant' è che nei giorni scorsi, a fronte del pressing del Movimento, erano perfino circolate le voci, poi rientrate, di possibili dimissioni di Tria, preoccupato per le reazioni dei mercati di fronte ad un aumento della spesa. Ieri, in serata, gli staff dei due ministri erano comunque al lavoro per studiare a fondo il da farsi e cercare un compromesso.

 

Il decreto dignità, strutturato in 5 capitoli (norme taglia-burocrazia, contrasto alle delocalizzazioni, lotta alla precarietà, semplificazioni fiscali e stop alla pubblicità del gioco d' azzardo) costerebbe infatti circa 3,5 miliardi di euro. E, secondo quanto filtra, i tecnici di Via XX Settembre non sono affatto convinti della solidità delle coperture individuate dalla maggioranza Lega-M5S.

 

DELVOX TRIA SALVINI DI MAIO

E' il pacchetto fisco, in particolare, l'elemento più pesante da coprire. Palazzo Chigi punta alla soppressione di redditometro, spesometro, split payment e studi di settore. Strumenti introdotti nel corso degli anni per consentire una più efficace lotta all' evasione ma piuttosto sgraditi alle categorie produttive. Ebbene lo split payment, un meccanismo introdotto nel 2015 per evitare l' evasione Iva nei rapporti tra aziende e Pa, ha contribuito fortemente a ridurre le frodi consentendo un recupero di circa 4 miliardi nell' arco degli ultimi due anni.

 

MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA

E poi c' è la questione del gioco d' azzardo. Il governo progetta la cancellazione assoluta della pubblicità: un passo giudicato fondamentale per limitare il fenomeno della ludopatia. I buoni propositi si scontrano però con le esigenze di bilancio dello Stato in quanto fare a meno degli incassi derivanti da queste forme di promozione costa circa 200 milioni l' anno, 700 in un triennio. Split payment e gioco d' azzardo sono solo due esempi, ma già rendono l' idea di quanto sia difficile la composizione del decreto da parte del ministro Tria, il quale in questi giorni non ha mancato di spiegare le difficoltà a Di Maio, grande sponsor dell' operazione.

 

CONFINDUSTRIA CRITICA

salvini di maio

Come sempre, le questioni di carattere economico-finanziario marciano di pari passo con incagli di natura politica. La parte del decreto che riguarda il lavoro, pesantemente criticata da Confindustria, non piace al mondo delle imprese e la Lega si sta facendo interprete di questi mal di pancia. Il giro di vite sui contratti a termine e sui contratti di somministrazione vengono visti come una minaccia e come un aggravio dei costi a carico delle aziende.

 

Nella bozza del provvedimento, infatti, oltre alla riduzione delle proroghe dei contratti da 5 a 4, trova posto la reintroduzione delle causali: entreranno in vigore dopo il primo anno del contratto (il cui tetto complessivo resta di 36 mesi) e riguarderanno esigenze temporanee e oggettive, e picchi di lavoro ordinari o stagionali. Altra novità, rispuntano le penali: ogni rinnovo, a partire dal secondo, sarà sottoposto ad un aggravio contributivo dello 0,5%.

 

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....