AL CSM TIRA UN BUON VENDOLA - LA DIGERONIMO, TITOLARE DELL’INCHIESTA SU NICHI, SPOSTATA DA BARI A ROMA - SU FACEBOOK SBOTTA: “VENDOLA E SUA SORELLA HANNO MENTITO”

Sil.Bar. per "il Messaggero"

Lascia la Procura di Bari per andare in quella di Roma Desirée Digeronimo, fino a qualche mese fa titolare delle indagini sul presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e sull'ex assessore pugliese alla Salute ed ex senatore del Pd Alberto Tedesco. Lo ha deciso il Plenum del Csm che ha trasferito il magistrato sul quale pendeva un procedimento per incompatibilità ambientale.

E' stata la stessa Digeronimo a indicare Roma quale nuova sede, ottenendo in cambio l'archiviazione della pratica disciplinare. «A breve, in una lettera aperta che invierò alla stampa, per la prima volta in tutti questi anni sarò io a parlare», ha scritto il magistrato su Facebook annunciando ai suoi amici il trasferimento.

Le accuse del Csm a Digeronimo erano basate sulle presunte conflittualità del pm con i suoi colleghi e con alcuni avvocati, e sul rischio di non imparzialità per via dei rapporti personali del magistrato con l'ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, e con la sua amica Paola D'Aprile (intercettata durante le inchieste baresi sulla Sanità).

La pratica sul magistrato barese era stata aperta su richiesta dei consiglieri di Area dopo che 26 pm della Procura di Bari avevano sollecitato un intervento ritenendo irrituale l'esposto che Digeronimo, assieme al collega Francesco Bretone, aveva inviato al Procuratore Generale, al Procuratore e a uno degli aggiunti di Bari contro il giudice barese Susanna De Felice, che nell'ottobre 2012 aveva assolto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dall'accusa di abuso di ufficio. Nell'esposto i due pm parlavano della presunta amicizia tra il giudice De Felice e la sorella di Vendola, Patrizia.

2 - DAL PROFILO FACEBOOK DI DESIRÈE DIGERONIMO
Lettera aperta ai cittadini baresi

Ho chiesto il trasferimento alla Procura di Roma ritenendo non più "tollerabile" la mia permanenza in servizio presso la Procura di Bari a seguito delle accuse totalmente infondate di alcuni colleghi sostituti auditi al CSM nel corso della pratica che mi ha riguardata.

Preciso che tale procedura per incompatibilità non attiene in alcun modo a profili disciplinari né tantomeno a pretese irritualità riferibili all'invio di una nota, riservata personale, diretta ai miei superiori gerarchici e avente ad oggetto accadimenti inerenti il processo a carico del Presidente di Regione, Niki Vendola.

La richiesta di trasferimento è stata motivata dal profondo rispetto dovuto all'istituzione della Procura della Repubblica di Bari e dalla mia personale indisponibilità a proseguire una collaborazione con alcuni colleghi in servizio in tale ufficio; infatti, dopo la pubblicazione sulla stampa del contenuto delle contestazioni formulate dal CSM, ancor prima che, in un legittimo contraddittorio, potessi dimostrarne la pretestuosità e falsità, come in ogni caso ho fatto depositando una memoria ampiamente supportata da riscontri documentali, ho ritenuto doveroso tutelare, da tali false accuse, la mia onorabilità e dignità professionale depositando un esposto alla competente Procura di Lecce.

Nel corso di questi anni e soprattutto di questi ultimi mesi, attraverso un' ossessiva sovraesposizione mediatica, ovviamente mai da me voluta o ispirata, sono state riportate notizie non corrispondenti alla verità dei fatti, che oggi ritengo opportuno precisare e smentire.

La riservata da me sottoscritta unitamente al collega Bretone sulla vicenda De Felice - Vendola costituiva, nell'esercizio delle mie funzioni di Pubblico Ministero titolare di quel processo, una doverosa comunicazione di ufficio con riferimento a fatti e circostanze che necessitavano di superiore valutazione da parte dei soggetti istituzionali a ciò preposti.
Tale atto, e non esposto, lungi dall'essere stato compiuto in violazione di legge e/o regole processuali era corrispondente a precisi doveri del mio ufficio.

Illegittima e in violazione del dovere di riservatezza risulta la pubblicazione di tale nota riservata, circostanza in merito alla quale ho provveduto a formalizzare denuncia presso le sedi competenti. Tralasciando aspetti suscettibili di altre e ben più gravi valutazioni, una irrituale interferenza nell'esercizio delle funzioni a me assegnate dallo Stato potrebbero considerarsi i successivi documenti diramati alla stampa da parte dei rappresentanti di associazioni di categoria e/o di singoli uffici, con i quali, senza cognizione di causa e frettolosamente, veniva stigmatizzata a mio carico l' inesistente violazione di regole processuali.

In merito ad una serie di false affermazioni riferite da alcuni protagonisti di tale vicenda e riportate dalla stampa , ho sporto denuncia presso la Procura di Lecce, in particolare:

al contrario di quanto riferito dal Presidente Vendola nel corso di numerose trasmissioni televisive non sono mai stata amica, nel senso pieno del termine, della collega De Felice né mai ho presentato quest'ultima alla sorella del Presidente, Patrizia; del resto nella ormai nota fotografia del settimanale "Panorama" non sono certo io ad essere ritratta tra tali intimi protagonisti del pranzo di compleanno della cugina del Presidente;

al contrario di quanto riferito da Patrizia Vendola non ho mai chiesto favori a lei o al fratello né mai ho avuto motivi di astio o inimicizia nei confronti di costoro;
al contrario di quanto riferito dalla dott.ssa Pirrelli, moglie del ex senatore PD e magistrato Gianrico Carofiglio, non ho mai avuto rapporti conflittuali con giudici o avvocati del distretto, né con la maggior parte dei colleghi sostituti di Bari, mai ho intrattenuto rapporti di amicizia o colloqui telefonici con la dott.ssa Lea Cosentino, come risulta peraltro inconfutabilmente dimostrato dalla trascrizione di una intercettazione telefonica tra me e la dott.ssa Paola D'Aprile avvenuta ad opera del collega Scelsi nell'agosto del 2009, collega oggi imputato a Lecce per tali condotte in un processo che mi vede persona offesa.
La verità di ciò che è accaduto in questi lunghi anni è tutta da un'altra parte.

Prima di indagare sugli illeciti nella gestione della sanità regionale pugliese anche per chi oggi mi accusa ero magistrato competente e attento e del resto i risultati prodotti in 15 anni di lavoro appassionato e serio presso la Procura di Bari sono sotto gli occhi di tutti.
La mia incompatibilità ambientale nasce dall' "incolpevole" circostanza di essermi imbattuta in un'indagine che avevo il dovere, in ossequio al servizio che svolgevo per i cittadini di Bari, di approfondire e concludere; doveri che mi imponevano di non voltare la testa, di non tenere le carte nei cassetti.

"Incolpevolemente" ho pensato che indossare la toga significasse osservare fino in fondo il principio che "la legge è uguale per tutti" e pur provocata e aggredita , "incolpevolemente" ho pensato che per un giudice il primo dovere fosse proseguire il suo lavoro nel silenzio e nella riservatezza, facendo parlare esclusivamente i propri provvedimenti.

Ed in effetti i provvedimenti della Corte di Cassazione che hanno confermato la bontà dell'impianto accusatorio dell'indagine sulla sanità che sino al novembre 2009 ho personalmente seguito e poi condiviso con altri colleghi non possono che parlare per me.

Oggi sono fiera di essere riuscita a indossare con onore una toga, pervenendo a tali importanti risultati , mentre un "potente" , come Lui stesso si è definito in recenti interviste, Presidente di Regione, nell'agosto 2009 in una lettera aperta pubblicata su tutte le testate nazionali, pur dichiarando di agire "per amore della verità" chiedeva a gran voce la mia astensione dall'indagine, mi tacciava di incompetenza, accusandomi genericamente di intrattenere rapporti di parentela e amicizia incompatibili con il ruolo.

Sono fiera di aver saputo onorare con il silenzio l'istituzione che rappresento a fronte di tale comportamento del Presidente della Regione Puglia, che omettendo di rappresentare le sue doglianze presso le sedi competenti, così privandomi di ogni legittima difesa e contraddittorio, compiva una grave interferenza nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali di un magistrato della Repubblica Italiana.

Sono fiera di aver resistito nell'adempimento del dovere nonostante la solitudine e la mancanza di solidarietà di chi avrebbe dovuto proteggere non me ma la mia funzione. E così la sezione locale dell'ANM che liquidava la questione della lettera di Vendola come un "fatto personale" tra me e il Presidente o il CSM dell'epoca che, contrariamente a quanto fatto per identici casi che riguardavano altri colleghi e altri personaggi pubblici, mi negava tutela posso dire oggi, con assoluta convinzione, che mancavano di salvaguardare non un singolo magistrato ma il prestigio e la credibilità delle funzioni giudiziarie.

Vado via dalla mia città lasciando processi delicati e indagini in corso, forse a qualcuno ciò piacerà, ma a loro dispetto Bari sarà sempre il centro dei miei affetti e dei miei pensieri, e, se si creeranno le condizioni, sarò felice di continuare a servire in altro ruolo i miei concittadini, con lo stesso impegno e determinazione, ma soprattutto con lo stesso Amore, quello che in questi anni ha fatto la differenza.

Tanto esprimo ai cittadini di Bari che non mi hanno fatto mancare l'affetto e la solidarietà ma anche a chi oggi gioisce per una vittoria di "Pirro". Un grazie speciale e con il cuore alle donne e agli uomini con cui ho condiviso quotidianamente le fatiche e le gioie del mio lavoro, ho apprezzato in voi onestà e coraggio, abnegazione assoluta a uno Stato spesso avaro con i suoi uomini..

 

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