DIRITTI STRAPPATI A MORSI - DOPO AVER INDETTO A FORZA IL REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE, I FRATELLI MUSULMANI PENSANO AL PASSO CRUCIALE VERSO L’ISLAMIZZAZIONE DELL’EGITTO - INSIEME AI SALAFITI, VOGLIONO METTERE LE MANI SULL’UNIVERSITÀ DI AL AZHAR, LA PIÙ IMPORTANTE ISTITUZIONE TEOLOGICA, FACENDO DIMETTERE L’IMAM SUNNITA CHE LA DIRIGE, PER FARLA DIVENTARE IL TRIBUNALE DELLA DOTTRINA...

Vanna Vannuccini per "la Repubblica"

A chi appartiene Al Azhar? Tra i tanti paradossi a cui ci sta abituando la "primavera araba" c'è anche quello che la massima autorità teologica del mondo sunnita possa cessare di essere un polo moderato dell'islam, com'è stata fino ad oggi, e diventare un fortino dell'islam più radicale. «Liberare istituzioni come al Azhar, che determina ciò che è islamico e ciò che non lo è, è per noi più importante che vincere le elezioni o riscrivere la costituzione» afferma Mohammed Nour, portavoce del partito salafita.

I salafiti e i Fratelli musulmani usano la parola "liberare" perché mirano a spingere alle dimissioni l'attuale gran Imam Ahmed el Tayeb per impadronirsi della prestigiosa Università, accampando come pretesto che el Tayeb era stato nominato da Mubarak (nel 2010, alla morte del precedente gran Imam) come tutti i grandi sceicchi di Al Azhar prima di lui, tradizionalmente nominati (a vita) dal presidente egiziano. Solo quest'anno, prima di lasciare il potere, i militari avevano decretato che in futuro la nomina del gran Imam sarà riservata a una commissione di 40 teologi interni all'Università.

Nel grande campus di al Azhar, dove studiano migliaia di studenti, la settimana è cominciata come al solito. La crisi, percepibile dovunque nella capitale, qui sembra ancora lontana. Gli uffici del gran Imam e dei suoi consiglieri sono al secondo piano di un palazzo non distante dall'ingresso principale del campus.

Al pianoterra, due persone pregano inginocchiate verso la Mecca, altre aspettano la liberatoria per contrarre matrimonio (vengono qui soprattutto chi sposa stranieri o persone di altre religioni). El Tayeb ha partecipato al colloquio con il presidente dal quale sono rimasti lontani i partiti dell'opposizione. Ma se Morsi ha fatto un passo indietro sui poteri eccezionali, non ha però ceduto di un millimetro sulla data del referendum sulla nuova costituzione. Sul referendum la Fratellanza musulmana punta tutte le sue carte per islamizzare il paese e farne una quasi teocrazia di tipo iraniano.

Il testo costituzionale stabilisce che le leggi approvate dal parlamento dovranno aderire ai princìpi stabiliti dalle quattro scuole dell'islam (inclusa quella wahabita). Potrebbe significare l'obbligo delle donne di coprirsi il capo, la separazione dei sessi, il matrimonio per le bambine di nove anni e la creazione di una polizia religiosa per proteggere i valori della "vera famiglia egiziana", "promuovendo la virtù e mettendo al bando il vizio".

Chi avrà l'ultima parola insindacabile su che cosa è vizio e che cosa è virtù sarà appunto Al Azhar. «L'opinione dei massimi teologi dell'onorevole Istituto sarà decisiva in tutte le questioni che riguardano il diritto islamico», afferma l'articolo 4, e il linguaggio del testo costituzionale è stato lasciato volutamente ambiguo per permettere in futuro anche interpretazioni molto restrittive.

La battaglia per Al Azhar è già cominciata e el Tayeb siede ormai su una poltrona pericolante. Il partito salafita Al Nour chiede che il prossimo gran Imam venga eletto direttamente dagli studenti e dal corpo insegnante, che ormai proviene sempre più spesso dall'Arabia Saudita (l'Imam el Tayeb ha una laurea in filosofia islamica presa alla Sorbona). «El Tayeb potrebbe essere presto costretto a dimettersi » ci dice un suo stretto consigliere.

L'ambasciatore Mahmud Abdel Gawad ci riceve con molta cordialità e un buon caffè arabo nel suo studio al secondo piano. È il consigliere diplomatico e uno dei più stretti collaboratori del gran Imam. Parla un italiano perfetto che è stato lodato perfino da Monti durante la sua visita in Egitto. Spiega che il riferimento alla Sharia c'è sempre stato nella costituzione egiziana, ma come sempre nell'islam il problema è l'interpretazione.

Nessuna religione come l'islam, che a differenza del cristianesimo non ha avuto una Riforma, viene interpretata in modi che non hanno nulla a vedere con il Corano e la tradizione del Profeta. Mi racconta una storia della vita del Profeta che gli ha appena raccontato il gran Imam. Maometto rimproverò aspramente i suoi fedeli che uccisero un uomo perché si era allontanato dalla fede, dopo che lui aveva detto di lasciarlo in pace. «La vita umana è sacra. I fanatici invece continuano ad uccidere».

Al Azhar è stata sempre orgogliosa della sua moderazione, equidistante dagli estremisti radicali ma anche dai modernisti. «Se questo ruolo cambiasse, cambierebbero molte cose nel mondo islamico». Gawad s'indigna che i salafiti vadano dicendo che al Azhar è d'accordo sul matrimonio delle bambini a nove anni. «Semplicemente non è vero».

E aggiunge: «Con una costituzione così il giorno dopo il referendum l'Egitto sarà ancora più ingovernabile di oggi». Di politica l'ambasciatore Gawad non vuole parlare, non è questo il suo ruolo, dice. Ma crede che, in tutto l'Egitto, molta gente che aveva votato per Morsi oggi non lo rifarebbe.

L'ignoranza, dicono qui, è la causa principale della crescita dell'estremismo. Gli egiziani sono più ottanta milioni e quasi il quaranta per cento della popolazione è analfabeta. È facile abbindolarli. Bisognerebbe diffondere il vero islam, ma come? I mezzi finanziari per farlo li hanno solo gli estremisti. Fuori dall'università sono riprese le manifestazioni e i presidi di piazza Tahrir e davanti al palazzo presidenziale restano pieni di gente. Il testo costituzionale «reprime le nostre libertà e i nostri diritti» ha detto El Baradei, invitando tutti a proseguire la protesta.

 

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