ursula von der leyen meloni

CAVOLETTI DI BRUXELLES PER GIORGIA - DOMANI MELONI INCONTRERÀ URSULA VON DER LEYEN PER STRAPPARE QUALCHE CONCESSIONE SUI CONTI PUBBLICI - LA DUCETTA VORREBBE UN RECOVERY BIS PER L’ENERGIA MA LA GERMANIA HA GIÀ FATTO SAPERE CHE NON SE NE PARLA - AL MOMENTO LA MIGLIORE IDEA E’ UTILIZZARE I FONDI DI COESIONE 2014-2020 NON SPESI PER AFFRONTARE L'INCREMENTO DEI COSTI ENERGETICI - VENERDÌ SARÀ APPROVATA LA NADEF: IL DEFICIT PER IL 2023, GIÀ FISSATO DA DRAGHI AL 3,9%, SARÀ ALZATO AL 4,5% PER LIBERARE NUOVE RISORSE CHE NON BASTERANNO - ECCO PERCHE’ MELONI HA BISOGNO CHE L’UE…

Da “la Repubblica”

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti

È la prima missione internazionale da quando siede a Palazzo Chigi. Domani, a Bruxelles, nel tempio dell'europeismo che Giorgia Meloni pochi anni fa voleva abbattere e che diventa adesso sintesi dell'arte del possibile: senza Europa - è la presa d'atto amara - l'Italia non può resistere alla crisi energetica ed economica. Sarà come trasformarsi in una trapezista. La premier proverà ad alzare l'asticella, senza rompere.

URSULA VON DER LEYEN

 

 A ribadire che l'impegno italiano per l'Ucraina - e la difesa del fronte comune sulle sanzioni - non verrà meno, ma che quell'impegno presenta un conto da pagare assieme. Cercherà insomma di alzare la tensione su un concetto: bisogna attivare un vero meccanismo di solidarietà per contrastare il caro bollette e l'inflazione. Senza, Roma darà battaglia.

 

Per dire del clima: l'agenda di Meloni prevede colloqui con la presidente dell'Europarlamento Roberta Metsola e due faccia a faccia con Ursula von der Leyen e Charles Michel. Un esordio, perché mai si erano incrociati sul campo. Al momento, però, la presidente del Consiglio non ha previsto conferenza stampa, né una dichiarazione congiunta con la presidente della Commissione, e neanche un risicatissimo doorstep.

Come fosse una missione in incognito, perché non conosciuti e tutti da scoprire sono i margini di trattativa con le istituzioni comunitarie.

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

 

Eppure, la scelta di fissare il primo viaggio a Bruxelles non è banale, né scontata. Frutto anche del lavoro diplomatico che negli ultimi mesi ha portato avanti il nuovo ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, intessendo rapporti utili alla causa.

Il problema di Meloni, adesso, è far pesare il nuovo ruolo. Strappando concessioni che per il momento neanche si intravedono.

 

antonio tajani roberta metsola

L'emergenza - se si dimentica per un attimo la legge sui rave party, che ha occupato cuori e menti dei ministri negli ultimi giorni - si chiama energia. Il sogno della leader di FdI si chiama Recovery bis. Non sarà infatti un nuovo Sure (dunque un meccanismo di prestiti a tassi agevolati) a risolvere il problema. Servirebbe debito comune da destinare a chi più soffre la crisi, come già accaduto per la pandemia.

 

Il problema è che la Germania ha già fatto sapere che non se ne parla. In questa chiave, va registrato anche il viaggio che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti farà oggi a Berlino, ricevuto dal suo omologo tedesco Christian Lindner. I due si confronteranno proprio sui nodi legati all'emergenza energia. Un colloquio delicato, perché l'interlocutore è stato netto nell'escludere debito Ue per l'energia.

 

ursula von der leyen a davos 2022 4

Meloni proverà intanto a rilanciare anche su un altro terreno. Archiviata l'idea di utilizzare le risorse del Pnrr per finanziare le bollette - soluzione impraticabile e buona sola per la campagna elettorale - la premier si concentra su una proposta che ha raccolto già nei giorni scorsi qualche cauta apertura da Bruxelles. Prevede la possibilità di utilizzare i fondi di coesione 2014-2020 non spesi - e neanche già impegnati - per affrontare l'incremento dei costi energetici. Degli 84 miliardi totali, circa la metà non sono più disponibili.

mario draghi roberta metsola

 

Un'altra frazione è comunque congelata. La trattativa parte dall'opzione di utilizzare il 10% della quota residua, ma è evidente che Roma spera di aumentare ancora la porzione fruibile. Altro discorso riguarda il Pnrr e l'ipotesi di ridurre il numero dei progetti per far fronte all'aumento del costo delle materie prime, opzione questa su cui Bruxelles è disposta a ragionare.

 

Ma c'è dell'altro e ruota attorno alla Nadef, che sarà approvata nel Consiglio dei ministri di venerdì. Il deficit per il 2023, già fissato da Draghi al 3,9%, sarà alzato al 4,5%. In questo modo, si libereranno risorse che l'esecutivo intende utilizzare per finanziare in manovra nuove misure contro il caro energia. Meloni sa che questi fondi non basteranno.

giorgia meloni giancarlo giorgetti guido crosetto

E intende sondare con Von der Leyen i margini di azione, per capire se è possibile spingersi oltre e aumentare la quota di risorse da destinare alle bollette senza entrare in conflitto con l'Europa e i mercati.

 

La sfida da trapezista di Meloni, insomma, diventa anche battaglia di sopravvivenza del nuovo esecutivo. Servirebbe la sponda di Emmanuel Macron, ad esempio, ma l'incontro romano con il presidente francese non ha prodotto i frutti sperati («Gli ho contestato l'atteggiamento predatorio che la Francia ha avuto in qualche occasione», ha detto la premier). Su un punto soltanto, invece, Meloni non proverà neanche a trattare, perché la decisione è già presa: il nuovo decreto per le armi a Kiev. Lo assicurerà a Von der Leyen. Il provvedimento sarà varato entro fine dicembre. Nonostante Sil-Berlusconi e Salvini.

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