jean claude juncker giuseppe conte

E ORA ARRIVA ANCHE L’EUROSTANGATA? - DOMANI VERTICE DEI COMMISSARI UE SULL'EVENTUALE PROCEDURA D'INFRAZIONE PER DEBITO ECCESSIVO CONTRO L’ITALIA - MANCA L’ACCORDO SULLA TEMPISTICA DA SEGUIRE E QUESTO POTREBBE APRIRE A UNA TRATTATIVA CON IL GOVERNO - ANCHE PERCHE’ COLPIRE ORA POTREBBE INNESCARE CONTRACCOLPI PER L’INTERA EUROPA, SIA NELLA SPARTIZIONE DI POLTRONE SIA PER LA PAURA CHE...

Ivo Caizzi per il “Corriere della sera”

 

jean claude juncker giuseppe conte 3

I commissari Ue si stanno orientando in maggioranza a ritenere tecnicamente verificato il mancato contenimento del maxi debito pubblico italiano nel 2018 e, di conseguenza, a valutare di proporre al livello decisionale dei ministri finanziari dell' Eurogruppo/Ecofin l' apertura della specifica procedura d' infrazione contro l' Italia. Ma, secondo le indiscrezioni trapelate dal Palazzo Berlaymont di Bruxelles, nella loro riunione collegiale di domani sul controllo delle politiche di bilancio dei Paesi membri resterebbero ancora dubbi da superare sui testi finali e sulla tempistica da seguire.

 

FRANS TIMMERMANS

Consenso ci sarebbe, invece, su alcune parti del rapporto tecnico sul debito dell' Italia, interpretabili come aperture a un possibile negoziato con il governo M5S-Lega: se a Roma fossero disponibili ad andare incontro alle richieste di Bruxelles, come già accaduto l' anno scorso con l' accordo di compromesso con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell' Economia Giovanni Tria.

 

Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, il suo vice lettone Valdis Dombrovskis e altri commissari europopolari, in sintonia soprattutto con colleghi liberali, vorrebbero inviare subito un segnale duro al governo sovranista/populista di Roma. Temono di perdere peso con l'avvicinarsi della scadenza del loro mandato a ottobre. Tanto spetterebbe sempre al livello decisionale dell' Eurogruppo/Ecofin valutare se Tria sia in grado di garantire la disponibilità al negoziato dei due vicepremier Matteo Salvini della Lega e Luigi Di Maio del M5S.

 

pierre moscovici

Il vicepresidente vicario della Commissione, l'olandese Frans Timmermans, candidato dei socialisti per la successione a Juncker, guida i favorevoli a far slittare il caso Italia a dopo il non facile accordo sull'assegnazione delle principali europoltrone (che includono anche Consiglio dei governi, Bce ed Europarlamento). Due commissari socialisti, Pierre Moscovici e Federica Mogherini, lo appoggiano, senza però volersi scontrare con la maggioranza in assenza di impegni significativi da Roma.

 

MARGRETHE VESTAGER

Moscovici verrebbe tacitato anche salvando dalla procedura d'infrazione la sua Francia, in deficit eccessivo per una decina di anni (compresi quelli in cui era ministro delle Finanze a Parigi). La commissaria liberale danese Margrethe Vestager in corsa contro Timmermans punta al ritiro del candidato dei popolari della cancelliera Angela Merkel, il politico tedesco Manfred Weber, e non intenderebbe inimicarsi il governo di Berlino, ora in situazione di instabilità per la crisi della componente socialdemocratica e con problemi di bassa crescita e di enormi esposizioni su derivati speculativi ad alto rischio nel sistema bancario.

 

manfred weber

Una debolezza della Commissione, che istituzionalmente dovrebbe essere indipendente dai governi e dai partiti, scaturisce dall'elezione a eurodeputati di cinque membri: Dombrovskis, Timmermans, il vicepresidente estone Andrus Ansip, le commissarie Mariya Gabriel (bulgara) e Corinne Cretu (rumena).

 

Uno scontro con il governo sovranista/populista italiano potrebbe coinvolgerla in polemiche dagli sviluppi imprevedibili, soprattutto se la speculazione finanziaria cavalcasse l' instabilità per far salire i tassi d'interesse sul debito dell' Italia con rischi di contegio in Germania e negli altri Paesi con sistema bancario in difficoltà.

 

ANGELA MERKEL GIOCA CON PHON E PALLINA

Inoltre a Bruxelles temono che l'Italia, se fosse valutata con seri problemi nei conti pubblici, possa chiedere uno "sconto" miliardario sulla contribuzione al bilancio Ue come quello concesso alla premier britannica Margareth Thatcher e poi anche a Germania, Olanda, Austria, Danimarca, Svezia, tutti Paesi rigoristi impegnati a fare pressione per far richiamare il governo di Roma.

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