1. DOMENICA IL CAINANO CONDANNATO COMPIE 77 ANNI E SARÀ FESTEGGIATO DAI SUOI CARI A LIBRO PAGA. IL SUO PRINCIPALE NEMICO È UN SIGNORE DI 88 ANNI CHE CONTA DI REGNARE SULL’ITALIA FINO AL 2020, NONOSTANTE SIA INFINITAMENTE MENO RICCO DI LUI 2. E CHI ORGANIZZA UNA CENA PER PREPARARE IL DOPO-BERLUSCONI? BARBAPAPÀ SCALFARI, CHE DI ANNI NE HA 89: VENERDÌ SCORSO, HA ATTOVAGLIATO DRAGO DRAGHI, LETTANIPOTE E RE GIORGIO. PRATICAMENTE LE MASSIME AUTORITÀ MORALI E MONETARIE DELLA NAZIONE. UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA: MA IL GERIATRA CHE DICE? 3. IN VISTA DELLO SCONTRO FINALE, PERÒ, OGNUNO SI FA I SUOI CONTI E MAGARI MORIRE LETTIANI È MEGLIO CHE MORIRE BERLUSCONIANI. SE NON ALTRO PER RAGIONI ANAGRAFICHE

a cura di Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota)

1. SI', MA IL GERIATRA CHE DICE?
Domenica il Cainano compie 77 anni e sarà festeggiato dai cinque figli, dalla giovane fidanzatina di Fuorigrotta, dal cagnolino Dudù e dagli amici più cari: manager e avvocati a libro paga. Il suo principale nemico è un signore di 88 anni che conta di regnare sull'Italia fino al 2020, nonostante sia infinitamente meno ricco di lui. A una certa età 11 anni sono tantissimi. Ma in tutta onestà, tra il Banana e Re Giorgio, chi è quello che ha più cervello? In una normale famiglia, a chi toglierebbero la patente? A nonno Silvio o a nonno Giorgio? E vista l'enorme e continua dilapidazione di patrimonio in ragazzine e ricattatori vari, chi dei due andrebbe interdetto per il suo stesso bene? Sono domande banali, ma aiutano a tirare le somme su un Paese confinato nello stato mentale di uno solo.

NANO DECADENCE
Dunque Re Giorgio si è scocciato delle sceneggiate di Hardcore a spese del presunto decoro delle istituzioni e ieri ha duramente monitato nel suo consueto stile borbonico. "Berlusconi inquietante. Assurdo parlare di colpo di Stato'. Letta: basta, subito la verifica". Per il Quirinale, "L'applicazione di una sentenza di condanna definitiva e la non interferenza di capo dello Stato e premier in decisioni dei giudici sono dato costitutivo di qualsiasi stato di diritto" (Repubblica, p. 2).

Il velinologo del Corriere ci illumina: "In diciotto righe l'ira del presidente. E resta il ‘no' alle urne anticipate. L'ipotesi di un voto di fiducia il 4 ottobre" (p. 3). A proposito di urne cinerarie, il Messaggero la spara grossa: "Berlusconi: si va a votare a novembre. L'ex premier per la linea dura: anche il Pd vuole andare alle urne, se si rompe il 4 ottobre elezioni il 24 novembre. Lo strappo formalizzato lo stesso giorno della Giunta sulla decadenza poi manifestazione a Roma. Santanchè: tutti al Colle" (p. 7).

Il direttore di Ri-pubblica, Ezio Mauro, chiama alle armi: "La gravità di questo richiamo, su elementari principi di democrazia, segnala l'emergenza istituzionale in cui siamo precipitati". Con "la disperata pretesa di unire in un unico fascio tragico i destini di un uomo, del governo, del parlamento e del Paese, nell'impossibile richiesta di salvare dalla legge un pregiudicato per crimini comuni. Bisogna fermarlo subito (...) In Occidente non c'è spazio per questo sovvertimento istituzionale, per questa eversione bianca strisciante e ora firmata e conclamata. Chi non la combatte è complice" (p. 1).

Dal fronte nemico gli risponde Alessandro Sallustioni, che sul Giornale scrive: Lettanipote, Bellanapoli e il Piddimenoelle "Devono scegliere e in ogni caso il botto sarà forte. Del resto in questo vicolo si sono infilati loro. Prima accettando di governare col Pdl ben sapendo della situazione giudiziaria di Berlusconi, poi annunciando in Senato un voto contro il Cavaliere (per nulla dovuto o automatico) addirittura prima che iniziassero i lavori della giunta per la decadenza" (p. 1). Segue imbarazzante lettera aperta a Re Giorgio, nella quale i due Renati, Brunetta e Skifani, chiedono ufficialmente che la legge Severino sia impugnata per incostituzionalità.

Il Cetriolo Quotidiano oggi racconta di una cena a casa di Barbapapà Scalfari, venerdì scorso, alla quale hanno partecipato Drago Draghi, Lettanipote e Re Giorgio. Praticamente le massime autorità morali e monetarie della Nazione (p. 3).

2. PERO' GOVERNARE E' MEGLIO CHE FOTTERE
In vista dello scontro finale, però, ognuno si fa i suoi conti e magari si capisce che morire lettiani è meglio che morire berlusconiani. Se non altro per ragioni anagrafiche. Per Repubblica "Nel Pdl il dissenso cresce nell'ombra. Giallo sulle dimissioni di Quagliarello. Almeno 10 senatori sono pronti a votare la fiducia a Letta". E il senatore di centrodestra Naccarato avverte: "Silvio ripensaci, in molti ti tradiranno". "Dopo la mossa delle dimissioni è più largo il fronte di chi non seguirà il Cavaliere, anche persone a lui vicinissime" (p. 4).

Il Corriere delle banche creditrici serve da par suo la causa delle larghe intese: "Letta: Italia umiliata. Serve un chiarimento. L'apprezzamento di Marchionne: ‘Enrico è una persona forte, spero continui" (p. 5). Lui sì che è un italiano vero, anche se paga le tasse in Svizzera. La Stampa del sullodato Marpionne scodella il retroscena da Palazzo Grigi: "Le due mosse del premier per addossare su Berlusconi la responsabilità di Imu e Iva. La doppia strategia: discorso ai ministri e fiducia alle Camere" (p. 2).

3. BUSINESS AS USUAL
"Se qualcuno vuole far saltare Letta farò di tutto per trovare un'altra maggioranza", dice Mario Mauro al Corriere (p. 5). Il nostro cattolicissimo ministro della Difesa non può permettere che sfumi l'affarone degli F-35 per il quale tanto si è speso.

4. FRITTO E RIFRITTO
Sarà un caso, ma da quando il Cainano ha alzato il livello dello scontro sono tornate alla ribalta vicende non proprio freschissime. Tipo questa: "I dubbi dei pm sulla casa regalata da Silvio alla Began. Nuovi sviluppi nelle inchieste su Berlusconi a Bari. Pronte a sfilare come testimoni le 26 ragazze che Tarantini reclutò per le feste di Arcore" (Repubblica, p. 11).

O quest'altra: "Pentito De Gregorio: è l'incubo notturno di Berlusconi. L'ex senatore ha già ammesso di aver gestito la compravendita di parlamentari per far cadere Prodi. Sul fronte Finmeccanica, secondo il faccendiere Valter Lavitola il Cavaliere rischia anche un'incriminazione per corruzione internazionale" (Cetriolo Quotidiano, p. 5).

5. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Per la serie "La fantasia al potere" ecco le mosse del governino di Lettanipote per far quadrare i conti. "Manovra, benzina più cara per il decreto blocca Iva. Via al rifinanziamento delle missioni all'estero" (Corriere, p. 12).

Intanto fa piacere scoprire che "Sull'Ici della Chiesa il governo Monti ha rinunciato a esigere 4 miliardi. Si disse alla Ue che era ‘impossibile chiederli indietro'. Ricorso alla Corte di Giustizia europea di una scuola elementare e di un affittacamere" (Repubblica, p. 13).

6. TELECOM-MEDIA
L'inesauribile Re Giorgio scende in campo anche nella partita degli ex telefoni di Stato. "Intesa bipartisan sull'Offerta pubblica di acquisto, ma Saccomanni dice no: sarebbe protezionismo. Napolitano in campo, vertice con Vegas. Allarme degli 007 sulle banche dati. Pd e Pdl tentati di cambiare la legge per costringere Telefonica a un'Opa da 7,5 miliardi.

Il Quirinale in allarme per gli aspetti industriali e per le ricadute sull'occupazione" (Repubblica, p. 15). La Stampa racconta: "La Cassa Depositi pensa al blitz. ‘Pronti a investire nella rete'. Esecutivo in pressing sullo scorporo. Le incognite di Telefonica e il nodo del debito" (p. 9).

7. VOLERAI CON DOLORE
In attesa di un monito del Quirinale, boccatina d'ossigeno per la nuova Ali-taglia spuntata dalla fervida immaginazione del duo Passera-Berlusconi. "Stop all'offerta francese. Aumento-ponte da 100 milioni. Rosso per 294 milioni. E Lupi zittisce Zanonato: pensi ai suoi dossier. La richiesta agli istituti di credito di un finanziamento di 300 milioni di euro, 200 servirebbero per la liquidità. I colloqui per nuove alleanze, l'ipotesi della russa Aeroflot" (Corriere, p. 33).

Sul Messaggero, sventola il tricolore: "Alitalia, passa l'aumento ma Air France vota contro. I soci italiani compatti spiazzano i francesi. Fissata il 14 ottobre l'assemblea straordinaria. L'ad Del Torchio ha illustrato al cda il rapporto di Rothschild sui pretendenti, da Etihad ai russi" (p. 10).

8. ABRAMO BAZOLI SCUCCHIAIA L'INTESA
Sul Fatto: "Intesa, il buco da 800 milioni e l'addio di Cucchiani. Caos al vertice. Prima Bazoli ha voluto la riconferma dell'ad, ora lo caccia prima che esploda la bomba dei prestiti senza garanzia all'amico Zaleski" (p. 8).
Diversa la ricostruzione del Giornale: "Intesa, le nozze tedesche all'origine dello scontro. Le divergenze Bazoli-Cucchiani, aggravate dai contatti con una ‘big' di Germania. Smentito un intervento per salvare Mps" (p. 22).

Un po' localista l'approccio della Stampa: "Intesa, più vicino l'addio di Cucchiani. E i soci torinesi vogliono cambiare la governance passando dal sistema dualistico a quello tradizionale" (p. 25). Il più preoccupato è Grissino Fassino, che non sa se l'anno prossimo potrà ancora andare in barca a spalmarsi al sole con Nonno Nanni.

9. A COSA SERVONO I GIORNALI
Ancora "free marchett" a iosa per il convegno di "ValoreD", dove la star era il padroncino Yacht Elkann in versione predicatore del giovedì (ma non ha un cacchio da fare?) "Più tecnologie (e donne) per la ripresa. John Elkann: ‘Ho la fortuna di avere una moglie che mi sostiene e lo so bene: quello della famiglia e delle priorità è un tema cruciale per il futuro" (Illustrato Fiat, p. 21).

Si mobilita anche il Corriere: "Donne ingegnere, una rete per cambiare. Sono cinque volte meno degli uomini. Elkann: ‘Ma le quote rosa servono?". Illustra il tutto una fotona con il padroncino beato tra le ingegnere (p. 25).
Il Nonno Gianni sì che sapeva cosa farci con le quote rosa.

10. A COSA SERVONO I GIORNALI/2
Il Cetriolo Quotidiano infierisce sul giornale diretto da Claudio Sardo: "A volte ritornano: ‘L'Unità' aspetta Walter, il suo Godot. Trattativa in corso per riportare Veltroni alla direzione del quotidiano fondato da Gramsci. Lui è interessato ma perché l'operazione riesca servono nuovi investimenti" (p. 7).

11. VERTICE STATO-MAFIA
In ossequio al principio di pervasività di ogni vero potere che si rispetti, tocca chiudere questa modesta rassegna parlando ancora di lui, di Re Giorgio. "Trattativa, Napolitano teste in aula'. Ma è scontro tra i pm e l'Avvocatura. La Procura di Palermo: ‘Il Presidente riferisca sui timori di D'Ambrosio' (Repubblica, p. 20). In spregio a buon senso e decenza, all'udienza di ieri si è presentato anche l'ex pm Ahmadiningroia. Questa volta in veste di avvocato di parte civile. Pare che il suo prossimo travestimento sarà da cancelliere.

colinward@autistici.org

 

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